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Bulgaria: matrimonio tra i monti Rodopi

27.09.2004 - Sofia

Il passo Predela è un luogo nel sud-ovest della Bulgaria dove tre montagne - Rila, Pirin e Rodope - si incontrano. Oltre il passo, sui monti Rodopi, molti villaggi sono abitati dai Pomaks - musulmani bulgari convertitisi all’Islam durante l’Impero Ottomano. Dopo aver attraversato il fiume Mesta, entriamo nel magico mondo degli ospitali e laboriosi montanari dei Rodopi. Oltre il passo Predela, le donne camminano portandosi sulla schiena un fascio di legna da ardere. I loro uomini invece si spostano spesso a cavallo o sugli asini. Qui, nei villaggi dei Pomaks, gli uomini siedono al bar, mentre le donne portano avanti tra grandi difficoltà il lavoro agricolo e domestico. Questo è dovuto anche al fatto che la crisi economica del periodo di transizione post-comunista ha lasciato gli uomini senza lavoro, ed ora sono disoccupati oppure sono emigrati all’estero o in qualche grande città bulgara. In estate e nel primo autunno si vedono donne e ragazze legare le foglie verdi del tabacco e il paesaggio è costellato di teli di nylon dove queste ultime vengono lasciate seccare. Qui il tabacco è ancora la coltivazione più diffusa.

Il matrimonio

Ribnovo è un grande villaggio abitato dai Pomaks che si trova a 1000 m di altitudine nei Rodopi sud-occidentali. Per arrivarvi vi è una strada asfaltata che passa per i villaggi di Ognianovo, Skrebatno, Osikovo. C’è anche un autobus dalla città di Gotze Delchev oppure si può facilmente fare autostop.

Molti sono i bambini per le strade. Ci sono due moschee dove gli uomini pregano ma, anche per effetto della commistione culturale, i Pomaks rappresentano un Islam moderato, ad esempio bevono alcolici e fanno in casa il raki (grappa) d’uva.

A Ribnovo le ragazze giovani e le signore più anziane sono molto belle – hanno la pelle chiara, gli occhi azzurri e i capelli biondi. Indossano un abito tradizionale - shalvari (ampi pantaloni) coloratissimi, un grembiule con magnifici disegni in colori vivaci – rosso, giallo, verde, blu. Si coprono la testa con dei bei fazzoletti bianchi con ricami fatti a mano e portano calze bianche con disegni allegri. Spesso se ne intravedono a portare i loro bambini sulla schiena nelle tzedilka - dei marsupi di lana di colori accesi che si allacciano stretti sul petto con grosse corde di lana. Negli anni Ottanta, gli abiti tradizionali erano stati banditi; dopo il crollo del comunismo, le donne li hanno tirati fuori dei cassetti. Oggi solo le donne di Ribnovo, Breznitza e Kornitza indossano il loro costume tradizionale tutti i giorni, come segno di appartenenza ai Pomaks. Gli uomini non portano vestiti tradizionali, solo qualche anziano mette il turbante. Tutti questi villaggi hanno resistito al forzato cambiamento dei nomi musulmani imposto dal regime totalitario.

Questo è uno dei pochi posti in Bulgaria dove le feste di matrimonio sono affollate e si svolgono nel rispetto delle antiche tradizioni. Il 29 agosto il sindaco di Ribnovo Andrei Bashev ha dato inizio alla festa matrimoniale di sua figlia Selve Ahmedova Basheva, che si è sposata con Dzhemal Redzhep Hamid; 800 gli invitati.

Al centro del villaggio un’orchestra gitana suona lo zurni (un tipo di clarinetto con un suono stridulo). Durante la festa il “Vievskata Folk Group” della città di Gotze Delchev suona canzoni macedoni e dei Rodopi. Soprattutto donne e ragazze ballano lentamente l’ hora, raramente anche qualche uomo. Gli ospiti ballano la danza del ventre anche sui ritmi di qualche canzone pop-folk.

Di fronte alla casa della sposa viene esposto il suo corredo nuziale, che tutti lo possano vedere. Poco più in là è stata costruita una struttura di legno appositamente per i doni per i suoceri della sposa. “Ogni ragazza del villaggio ha già pronto il corredo” mi ha spiegato la nonna della sposa.

La sposa a Ribnovo è molto particolare, solo qui la gente la chiama galina. Secondo le antiche tradizioni, la sua faccia è dipinta, sulle guance, sul mento e sulla fronte luccicano brillantini rotondi. Porta un velo rosso e indossa lo shalvari, un grembiule e un fazzoletto. La galina tiene in mano un fazzoletto e deve guardar in basso o guardarsi allo specchio. Rafie –una donna che dipinge galini, mi ha raccontato che lo specchio ha un ruolo particolare nella cerimonia nuziale. Una persona che si guarda nello specchio della sposa, vedrà per lei un futuro prospero. È un rituale magico.

Gastarbeiter

Vicino alla vecchia moschea ci sono gli orari del pullman da Gotze Delchev per la Spagna ed il Portogallo. Ci sono sempre meno ripari di nylon per le foglie di tabacco a Ribnovo. “L’anno scorso, una balla di tabacco veniva venduta solo a 50 stotinki (circa 25 cents)” afferma una signora anziana del villaggio “non vale la pena di fare tutto questo lavoro per il tabacco. È per questo che quest’anno non lo ho piantato”. La prima impressione è che ci siano pochi uomini a Ribnovo. La maggioranza di loro è emigrata all’estero o nelle grandi città bulgare per lavorare. Alcuni lavorano illegalmente nell’Europa occidentale come muratori o nell’agricoltura. Molti giovani del villaggio sono riusciti a trasferirsi negli Stati Uniti. “I miei figli sono entrambi in Spagna, e lavorano come muratori” racconta una donna del villaggio di Osikovo “noi restiamo qui a coltivare il tabacco”.

Il villaggio di Kovachevica

Vicino al villaggio di Ribnovo, oltre il fiume Kanina, visitiamo il villaggio di Kovachevica. È un villaggio cristiano e come tutti i villaggi cristiani di montagna, la sua popolazione si è trasferita nelle grandi città industriali negli anni ’60. Ma Kovachevica non è completamente deserta.

Le sue case sono disposte ad anfiteatro sulle colline, hanno un’architettura antica e tradizionale – sono fatte di pietra con mura alte e finestre piccole, il tetto è rivestito di tegole. Le case danno su strette viuzze di pietra, e hanno il soffitto di legno. Dalla mattina presto fino al tramonto le chanove - campane fatte di ottone – risuonano nel villaggio e in montagna, appese al collo delle capre e delle pecore.

Kovachevica non è mai stata amministrata dai Turchi. Il villaggio è stato fondato dai Cristiani Ortodossi bulgari scappati dall’islamizzazione nei boschi dei Rodopi nel XVII sec. Qui viveva Marko, il fabbro, emigrato da Ribnovo. Quando Marko morì, sua moglie prese la guida del clan. Kovachevica in bulgaro ha un significato legato a “fabbro” o “moglie del fabbro”. A Kovachevica c’era una scuola edile e i costruttori avevano il loro linguaggio segreto speciale – il mestroganski per proteggere i segreti della loro arte.

Qui vivono 46 persone e solo 15 sono giovani. Sulla soglia dei grandi cancelli di legno delle loro vecchie case, siedono piccole vecchiette. E la situazione di Kovachevica è molto migliore del vicino villaggio di Lesthen dove vivono solo cinque persone. Kovachevica è un caso particolare perché il villaggio è stato scoperto negli anni ’80 dal cinema bulgaro. Qui sono stati girati una ventina di film bulgari e questo ha salvato il paese dallo spopolamento. Molti produttori di film, registi, scrittori e artisti attirati dal fascino di Kovachevica ha comperato e restaurato case vecchie. Nel 1977 Kovacheivca è stata dichiarata monumento culturale. Oggi il villaggio è ancora vivo perché gli artisti di Sofia hanno comperato circa 120 case. Si possono incontrare scrittori famosi o artisti di Sofia con abiti trasandati e galoscie che salgono le ripide vie del paese.

L’iniziativa dei locali ha sviluppato il turismo culturale e ambientale. Il turismo viene accolto in case antiche dotate di attrezzature moderne, come il bagno, la televisione. Le taverne offrono piatti locali naturali e gustosi, come la marmellata fatta in casa di mirtilli, di more e di fragole, yogurt, infusi di erbe dei Rodopi. “Il turismo su larga scala è una disgrazia, un’arma a doppio taglio. Non vogliamo turismo di massa a Kovachevica. Il nostro villaggio deve rimanere un posto per gente che si conosce. Siamo contro la costruzione di enormi hotels. Vogliamo preservare Kovachevica, proteggere il suo ambiente”, dice Vlado Zhuglev – uno dei proprietari del pub “At brothers’ ”. I tre fratelli Zhuglev – Vlado, Kiril e Toma, hanno anche due case che affittano – camere accoglienti con caminetto in vecchio stile, TV e bagno per 15 Euro a persona per gli stranieri e 15 leva per i Bulgari (circa 7 Euro). La famiglia di Zhuglev fa parte dell’Associazione “Riserva storica ed architettonica del villaggio di Kovachevica” fondata nel 2002. L’associazione, assieme alla municipalità, realizza un progetto da 280 mila Euro finanziato da PHARE per il turismo culturale – restaurazione della scuola, creazione di un centro di informazione turistica, di un museo, di una galleria d’arte e fotografica.

Le camere a Kovachevica hanno prezzi economici – circa 10 leva per i turisti bulgari (5 Euro). Kovachevica ha anche un sito internet in bulgaro e in inglese www.kovachevica.com con descrizioni degli itinerari turistici e notizie storiche. Il grande svantaggio è che i turisti non possono prenotare le stanze via internet, problema del turismo bulgaro in generale. Neanche nel vicino villaggio di Leshten dove i prezzi per le camere sono più alti – 30 Euro a camera per Bulgari e stranieri – non è possibile prenotare in internet.

Il villaggio di Gorno Drianovo

Il villaggio di Gorno Drianovo è il villaggio dopo Kovachevica sulla strada per la città di Gotze Delchev. Il villaggio è pieno di bambini. “Il nostro villaggio non è affatto importante, manca perfino sulle mappe”, dice il direttore della scuola locale che conta 126 alunni. Servirebbero dei computer, ma su questo punto il direttore è pessimista. Il sindaco Emil Sharkov si lamenta delle ristrettezze del budget e della difficoltà di reperire fondi per i progetti. C’è un progetto per le acque di scarico di 49 mila leva (circa 25 000 Euro). “Abitiamo in una zona rurale ed è difficile sopravvivere”. Secondo quanto dicono gli uomini al bar, il problema principale è la corruzione dei “grandi capi” nei ministeri di Sofia. Circa il 20-30% di ogni progetto deve essere pagato in anticipo agli alti funzionari di Sofia prima di essere approvato. “La corruzione c’è ovunque”, dicono all’unanimità.

Gli abitanti di Gorno Drianovo coltivano tabacco e l’anno scorso questo ha fruttato loro circa 1200 leva (615 Euro) – troppo poco per viverci. Preferiscono fare lo stesso lavoro in Grecia, dove vengono pagati meglio. “Il tabacco è uno strumento per tenere la popolazione locale in condizione di obbedienza e povertà”, dicono gli uomini. Qui il bar è una specie di piccolo parlamento di campagna. Gli uomini sono decisamente euro-scettici: “Entreremo in Europa, ma diventeremo lavoratori a buon mercato, servi dell’UE”.

Alcuni abitanti del villaggio raccolgono funghi. C’è un piccolo punto vendita di porcini. I commercianti italiani vengono qui a comperarli. Questa stagione è stata povera a causa del tempo. Gorno Drianovo e i villaggi vicini abitati dai Pomaks sono riusciti a cacciare i cosiddetti “briganti” (criminalità organizzata) dal commercio dei funghi. Durante la crisi economica del 1995-1996 i Pomaks sono sopravissuti raccogliendo funghi.

Due anni fa, lo Stato ha lanciato un programma speciale per lo sviluppo di una forma alternativa di agricoltura sui Rodopi. Ma le persone del luogo sono scettiche riguardo ai risultati ed alla disponibilità di un fondo per l’agricoltura presso il Ministero dell’agricoltura e delle foreste. I politici visitano questa zona solo prima delle elezioni. Promettono facilmente e poi dimenticano. Lo Stato dovrebbe sostenere finanziariamente i progetti della gente dei Rodopi. Se queste persone si trasferiscono in grandi città perdono la loro cultura e le loro tradizioni: questo magico mondo rischia di scomparire.


Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani




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08.10.2004Commento [krassi]
Complimenti per il ben racconto !

Solo qualche osservazione.
Il termine “musulmani bulgari convertitisi all’Islam” , non è molto sensato.

E poi anche questo è un po’ contraditorio

“Tutti questi villaggi hanno resistito al forzato cambiamento dei nomi musulmani imposto dal regime totalitario.
Il 29 agosto il sindaco di Ribnovo Andrei Bashev ha dato inizio alla festa matrimoniale di sua figlia Selve Ahmedova Basheva ...
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