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Bulgaro
     
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Primi difficili passi per il Forum Sociale Bulgaro

26.08.2004 - Sofia

La grande maggioranza del pubblico bulgaro non conosce il movimento del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre e i Forum Sociali Europei. Quindici anni dopo la caduta del regime totalitario, le idee del neoliberismo mantengono un monopolio totale sulla società bulgara. I media nazionali bulgari, radio, televisione e carta stampata, non parlano degli “altermondialisti”, e lo slogan “Un altro mondo è possibile” è conosciuto solo in ristretti circoli di intellettuali o tra attivisti di organizzazioni non governative (ong). In Parlamento, non c’è nessun partito che condivida le tesi degli “altermondialisti”.

Il Forum Sociale Bulgaro

Non c’erano Bulgari a partecipare ai Forum Sociali di Porto Alegre. Solo 4 entusiasti, provenienti da Sofia, hanno preso parte ai Forum Sociali di Firenze e Parigi. Avevano raccolto informazioni su internet sul Forum Sociale di Firenze, e sono andati per vedere di persona di cosa si trattasse. Ivan Tishev, di Sofia, è un giurista, attivo nel settore delle ong. Ha partecipato ai Forum Sociali di Firenze e Parigi. Tishev ha avviato la creazione di un Forum Sociale Bulgaro nell’estate del 2003. “Siamo circa 60/70 persone, al momento solo a Sofia. Proveniamo da circa 15/20 ong, ma attualmente ci siamo riuniti solo a titolo individuale. Ci occupiamo del neoliberismo in Bulgaria. Il dominio [di questa ideologia, ndt] è tale che si è trasformato in neocolonialismo. In Bulgaria le politiche neoliberiste hanno causato lo sfacelo economico, la distruzione della industria locale e delle fabbriche”.

Ad un seminario sulle questioni di genere presso il Social Forum di Parigi hanno preso parte due attiviste della fondazione ‘Bulgarian Gender Research’. Un altro partecipante della Bulgaria ha fatto un intervento sulla questione della concessione della ditta “Sofiiska voda” [la ditta che fornisce l’acqua alla città di Sofia, ndt]. Ivan Tishev, che ha partecipato ad un seminario sui problemi dei Balcani, la guerra e la storia, non era soddisfatto con l’andamento dei lavori: “I partecipanti da Serbia e Grecia si sono concentrati sulle questioni relative alla ex Jugoslavia. Si è trattato di un workshop ‘serbo-greco’. Abbiamo sentito parlare solo di questioni etniche e di intolleranza religiosa. Nessuno ha parlato di questioni geostrategiche, degli interessi di Europa e Stati Uniti nei Balcani. Io ho posto la questione di dove fossero Bulgaria e Romania, Paesi che saranno a breve integrati nella UE, e il pubblico mi ha sostenuto”.

Londra, così lontana per gli entusiasti Bulgari

Sul sito della ong bulgara “Social Rights Bulgaria”, dal 29 giugno scorso ci sono informazioni in Bulgaro e Inglese sul prossimo Social Forum di Londra. Ma questa ong non è in grado di sostenere finanziariamente i Bulgari che volessero recarsi nella capitale britannica. Ognuno deve arrangiarsi da solo con le difficoltà relative al costo del viaggio, tasse e visti. Attualmente, Tishev e altri volontari stanno organizzando la partecipazione dei Bulgari al Social Forum di Londra del prossimo ottobre e di allargare la partecipazione al Forum Bulgaro. “Non siamo ancora stati in grado di trovare i soldi per il trasporto, i visti e la permanenza a Londra. Dopo ottobre, abbiamo intenzione di includere anche persone della campagna nel Social Forum Bulgaro”.

Ci sono 5 Bulgari attivi nei gruppi di lavoro del Forum Sociale Europeo: Christina Haralanova (“Internet Rights Bulgaria Foundation”), Mathieu Lutfy (“Social Rights Bulgaria”), due attiviste della Fondazione “Bulgarian Gender Research" e Ivan Tishev (“BEPA”). Non ci saranno, tuttavia, relazioni bulgare al prossimo Forum di Londra. I partecipanti della Bulgaria hanno annunciato troppo tardi i loro contributi. “La ubicazione del prossimo Forum non è adatta, la Gran Bretagna è molto lontana dall’Europa dell’Est, le spese di trasporto e di visto sono troppo forti”, ha dichiarato uno sconsolato Ivan Tishev.

I Forum Sociali, sconosciuti al pubblico bulgaro

I Forum Sociali non sono molto noti in Bulgaria. “Posso spiegarlo con la mancanza di soldi per viaggiare all’estero, con il conservatorismo bulgaro e con il black out informativo dei media. I media locali riflettono le politiche di Nato e Stati Uniti, che sono le politiche di chi attualmente governa il Paese. La causa principale di questo oscuramento di informazioni in Bulgaria è rappresentata dal fatto che la politica del nostro Paese è filo Nato, pro-neoliberismo. Il secondo motivo è che la Bulgaria è un Paese piccolo, i media rappresentano una corporazione e sono concentrati intorno ad una ristretta cerchia di persone. E’ facile controllare i media. Gli organi di informazione locali, elettronici o della carta stampata, non hanno parlato delle nostre proteste contro la guerra e la occupazione dell’Iraq”.

Nel corso del 2003, i Bulgari non hanno protestato in massa contro la guerra in Iraq e la partecipazione della Bulgaria alla coalizione guidata dagli Stati Uniti. I media elettronici non hanno promosso un vero dibattito sulla guerra. Ci sono state pochissime informazioni sulle critiche che nell’Europa occidentale venivano sollevate contro questa guerra. Solamente “Vsiaka nedelia”, un programma della Tv nazionale condotto dal giornalista di lungo corso Kevork Kevorkian, cerca di presentare punti di vista differenti, mostrando ad esempio interviste in diretta con importanti figure del movimento di opposizione alla guerra, come lo scrittore americano Gore Vidal o il linguista Noam Chomski.

Ivan Tishev sottolinea come la più grande protesta contro la guerra in Iraq, tenutasi a Sofia il 29 luglio scorso, sia stata ignorata dai media locali. Nelle strade di Sofia c’erano circa 600 dimostranti, che gridavano slogans per l’immediato ritiro delle truppe bulgare dall’Iraq. “Assassini!”, “Fuori le nostre truppe dall’Iraq!”, “Tutti i Parlamentari a Kerbala!” (la città santa sciita dove è dislocato il contingente bulgaro in Iraq), “Bush fascista, terrorista mondiale!”, ecc. Questa protesta, tuttavia, è stata raccontata da un nuovo media elettronico, ‘Indymedia Bulgaria’.

‘Indymedia Bulgaria’

Dalla primavera del 2004 la Bulgaria fa parte della Rete dei Centri Media Indipendenti, e ha il proprio centro in internet a: bulgaria.indymedia.org. La sezione bulgara di indymedia pubblica informazioni di attualità e analisi sui gruppi sociali sfavoriti, articoli che denunciano le ingiustizie e promuovono attività per il miglioramento dei diritti sociali ed economici delle persone. L’obiettivo di lungo termine degli editors bulgari è “di unirsi ai percorsi mondiali di progresso e alle resistenze locali contro la pressione politica, economica e culturale della globalizzazione delle corporazioni e dell’imperialismo militarista”. Gli editors hanno dichiarato la propria volontà di raccontare i processi locali di progresso, le iniziative e i movimenti con tutte le loro peculiarità e specifiche caratteristiche, nel contesto della lotta mondiale per i cambiamenti sociali e la giustizia. Questa agenzia ha come scopo lo scambio di informazioni alternative, la diffusione di notizie internazionali provenienti da fonti indipendenti e la pubblicazione di testi critici sulla Bulgaria. Indymedia è una agenzia internet, l’unico contatto è via internet. Alcuni dei suoi editors sono giovani Bulgari che vivono o studiano all’estero.

La globalizzazione, un mantra bulgaro

La parola “globalizzazione” è una specie di mantra ideologico nel vocabolario dei politici locali e degli opinionisti. Non c’è nessun uomo di governo che abbia analizzato le conseguenze negative, o sulle persone, del processo di globalizzazione. L’ideologia neoliberista è in voga nella Bulgaria della transizione. Nel novembre del 2002 è stata creata la associazione “Global Bulgaria”. Il quotidiano “Monitor” l’ha definita “la nuova struttura di Soros in Bulgaria”, forse perché Stefan Popov – a capo della Fondazione ‘Open Society’ a Sofia – ne è stato uno degli iniziatori. I membri di “Global Bulgaria” – dettaglio interessante – hanno incontrato il Ministro degli Esteri bulgaro Solomon Passy. Argomento della loro discussione i fondi europei per il periodo precedente alla integrazione della Bulgaria nella UE. Circa un mese dopo la creazione della loro Fondazione, i “Globalisti Bulgari” hanno dunque presentato la propria strategia per ottenere milioni di soldi europei nel periodo prima del 2007, anno dell’ingresso della Bulgaria nella UE.

Le idee della globalizzazione, di fatto, sono le idee dell’umanesimo. Sono contento che esistano persone che difendono il consolidamento delle idee della globalizzazione in Bulgaria”, ha dichiarato il Ministro Passy ai giornalisti dopo l’incontro con “Global Bulgaria”. Lo stesso Ministro Passy era attivo nel settore delle “ong”. Passy era presidente del Club Atlantico della Bulgaria, una ong sostenuta dalla Nato molti anni prima della integrazione della Bulgaria nella Nato, avvenuta nel 2004.

Tra i fondatori di questa società abbiamo trovato i nomi di molti dei “nouveaux riches” della Bulgaria, come Tzvetelina Borislavova – presidentessa della Banca Economica e degli Investimenti. Questa signora vive con il generale Boiko Borisov, segretario generale del Ministero degli Interni ed ex guardia del corpo dell’attuale Primo Ministro della Bulgaria, Simeone Saxe-Coburg Gotha. E’ divenuta presidentessa di una delle maggiori banche bulgare quando Boiko Borisov è diventato il numero due al Ministero degli Interni. Un altro dei fondatori è Ivo Prokopiev, proprietario del quotidiano “Dnevnik” e del settimanale “Capital”, accusato per la privatizzazione della ditta “Kaolin” e senza dubbio una delle persone più ricche della moderna Bulgaria. Altri “tycoons” della finanza all’interno di “Global Bulgaria” sono Sasho Doncev, a capo della compagnia “Overgaz”, Valentin Zlatev, a capo della “Lukoil Bulgaria”, Levon Hampartzumian della “Bulbank”, ecc. Nella “Global Bulgaria” ci sono anche Zheni Zhivkova, parlamentare della formazione di sinistra all’opposizione “Coalizione per la Bulgaria” e nipote del dittatore comunista Todor Zhivkov.

“Global Bulgaria” vorrebbe essere una organizzazione di cittadini. Come è possibile, con solo miliardari nelle proprie fila?

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Per contatti con i Bulgari attivi nei gruppi di lavoro del Forum Sociale Europeo di Londra:
Christina Haralanova, Internet Rights Bulgaria Foundation, christina@consultant.bg
Mathieu Lutfy, Social Rights Bulgaria, mathieu@bidon.ca
Bulgarian Gender Research Foundation, bgrf@fastbg.net
Ivan Tishev, BEPA, bepa@fastbg.net
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Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani




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