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Bulgaria: i giannizzeri fanno ancora paura?

30.06.2004 - Sofia

Un monumento a Veisel Pasha ed ai suoi 14.000 soldati rimasti sul campo di battaglia sulla cima Shipka, durante la guerra russo-turca (1877-1878). L’idea è di Zdravko Zafirov, vicesindaco di Plovdiv, ed ha subito scatenato un acceso dibattito tra storici e amministratori locali. In seguito alla vittoria sullacima Shipka dell’esercito russo su quello ottomano, nel 1878, la Bulgaria ottenne l’indipendenza. Tra le fila dei russi combatteva anche un gruppo di volontari bulgari.

Zafirov, ex vice ministro della difesa, è a capo di un’ONG del tutto particolare: il Comitato per i monumenti ai soldati. “Un nemico morto non è più un nemico” ha spiegato Zafirov “non vi è alcuno stato in Europa che non è sia stato in guerra con qualcun altro stato europeo. Ora però siamo tutti in una casa comune e dobbiamo agire di conseguenza”. Zafirov ha proposto che sulla cima Shipka vengano riportati tutti i nomi dei soldati turchi caduti in battaglia. “Lo faremo solo se in un monumento che verrà eretto nella città turca di Edirne si ricorderanno anche i caduti bulgari”, ha aggiunto il vice-sindaco.

Dall’idea si è poi passati all’azione. Il consiglio d’amministrazione del Comitato per i monumenti militari ha dato il via libera. “L’idea risale ancora al 1992 ed è stata poi formalizzata nell’aprile di quest’anno. Procederemo a meno che non vi siano forti reazioni contrarie da parte dell’opinione pubblica”, ha affermato il suo vicedirettore Yordan Marinov.

Tra le rare voci a favore dell’iniziativa quella di Petko Yotov, a capo del Museo Militare di Sofia. “Non vi è nulla di male nella proposta. Siamo spalla a spalla con la Turchia, entrambi membri della NATO. I turchi sono vicini che ci trattano con rispetto. Un monumento a caduti stranieri non può che renderci più moderni”.

Perché no una lapide sulla Traynovi Vrata?

“Una nuova beffa per la nazione bulgara” ha titolato il quotidiano Monitor lo scorso 22 giugno. Nell’articolo poi si allude al complotto internazionale. “In circolazione vi sono molti giannizzeri. Dietro alla maschera dell’integrazione euro-atlantica un gruppo di persone corrotte non rispetta alcuna origine, non rispetta la patria, non rispetta la storia e prepara un’umiliazione per la dignità nazionale bulgara”. Toni simili vengono utilizzati dal quotidiano Sega che definisce “scandalosa” l’idea di un monumento dedicato ai caduti turchi. Anche l’agenzia di informazione Focus è tra quelli che si schierano contro l’idea. “Se si seguisse la logica dei “patrioti” del Comitato per i monumenti ai soldati ci troveremo costretti a mettere una lapide anche sul passo Traynovi Vrata dove lo Zar Samuil trionfò sull’imperatore bizantino Basilio II” si scrive in modo provocatorio “in memoria dei caduti bizantini dovremmo mettere una placca, in modo da dimostrare di essere europei. E nessuno dovrebbe nominare i 15.000 soldati di Samuil accecati nel 1014 da Basilio, si rischierebbe, nel caso contrario, di essere troppo nazionalisti”.

Gli storici si schierano contro

I maggiori studiosi di storia bulgari si sono schierati contro l’idea. “Ogni Paese con caduti su territori stranieri ha diritto a cimiteri militari ma solo se questi ultimi non hanno commesso crimini” ha affermato Bozidar Dimitrov direttore del Museo nazionale nella capitale bulgara. Dimitrov ha inoltre ricordato che il Comitato internazionale di Carnegie, organizzazione non profit che fin dal 1910 cerca di favorire la collaborazione tra le Nazioni, ha documentato i massacri commessi dalle truppe di Veisel Pasha a Karlovo, Stara Zagora e Nova Zagora, tutte città nella Tracia bulgara. Così non avrebbero fatto, a detta del direttore, le truppe bulgare quando hanno conquistato Edirne (1912): non si resero infatti responsabili di alcun crimine di guerra. “Per questo” afferma Dimitrov “si può esigere un monumento ai soldati bulgari ad Edirne ma non uno dedicato ai soldati di Veisel Pasha da costruirsi in Bulgaria”. “Un tradimento nazionale” afferma senza mezzi termini Georgi Markov, direttore dell’Istituto di Storia dell’Accademia bulgara delle scienze. Markov si sofferma sul pericolo che la storia bulgara venga politicizzata. “Prima del 1989 ci si adeguava al Patto di Varsavia, ora ci si adegua alle condizioni politiche poste dalla NATO. A costo di barattare la nostra storia. Vi cito un caso molto fresco. In centro a Plovdiv è improvvisamente apparso un monumento a Filippo II che nel IV secolo avanti cristo conquistò l’antica Grecia. Questo per sancire un gemellaggio tra Salonicco e Plovdiv. Ma cosa ha a che fare Filippo II con Plovdiv? Nulla. Meglio se queste persone non si occupano di storia”. “Inoltre, tornando a XIXmo secolo, dobbiamo fare molta attenzione alla Russia. Come possiamo mettere una lapide dedicata a Veisel Pasha dove è stato versato sangue russo?”. Anche molti politici si sono schierati contro l’idea. “Una proposta insolente” l’ha definita Angel Popisakov, leader a Plovdiv dell’UDF, partito d’opposizione a destra dell’attuale esecutivo. Contrario anche il rappresentante locale del Movimento per i diritti e le libertà il cui elettorato appartiene per la stragrande maggioranza alla minoranza turca: “una provocazione alla pace etnica della regione”. Quest’ultimo ha messo in rilievo come Vesel Pasha fu condannato per crimini di guerra da un tribunale del suo stesso Paese, l’allora Impero ottomano.

Russofili e russofobi

La Russia ha un posto del tutto speciale nei cuori dei bulgari. Non solo per rassomiglianze tra la mentalità e la cultura dei due Paesi. 126 anni fa i russi liberarono la Bulgaria dal dominio ottomano. 66.130 i russi che rimasero sul campo di battaglia in quell’occasione. Circa 400 monumenti li ricordano in tutta la Bulgaria. L’élite politica bulgara si divise allora in russofili e russofobi. Una divisione che ancora oggi sussiste e continua a caratterizzare molte vicende politiche bulgare. In termini generali si può inserire senza molte esitazioni nella categoria dei russofili i membri del Partito socialista bulgaro. Chi non nutre invece grandi sentimenti nei confronti di Mosca sono i membri dell’UDF e della costola che si è recentemente staccata da quest’ultimo, i Democratici per una Bulgaria forte, guidati dall’ex premier Ivan Kostov. Per i politici del Movimento Nazionale Simeone II, attualmente al potere, la Bulgaria deve rompere il suo rapporto di vassallaggio con l’ex “Grande fratello” ed assumere un orientamento pro-europeo e pro-atlantico.

Presidente da una parte, governo dall’altra

“Il governo è geloso delle buone relazioni che il Presidente Parvanov ha con la Russia”. L’affermazione è di Sergei Stanishev, leader del Partito socialista bulgaro, che ha anche accusato il governo di rallentare e mettere i pali tra le ruote dei tentativi di stringere rapporti con la Russia. Il punto di vista del governo è differente, la cautela nelle relazioni avrebbe motivazioni economiche. Sarebbero infatti in ballo trattative tra i due Paesi. Il Presidente del parlamento bulgaro Ognian Gerdzhikov ha recentemente incontrato l’ambasciatore a Sofia Analotiy Potapov chiedendo un accesso facilitato dei prodotti bulgari al mercato russo. Dal ’92 ad oggi dalla Russia sarebbero arrivati circa 500 milioni di dollari sotto forma di investimenti, in particolare concentrati sulla “Luk-oil Heftochim Bulgaria, la più grande azienda petrolifera del Paese. In molti ironizzano sostenendo che Parvanov ha più amici all’interno del governo russo che non in quello bulgaro.

Sulla cima Shipka si parla russo

L’anno scorso, per la sua visita ufficiale in Bulgaria, Vladimir Putin scelse proprio il 3 marzo, data celebrata nel Paese perché ricorda la firma, nel 1878, degli accordi di Santo Stefano che misero fine agli scontri tra Russia ed Impero Ottomano e diedero l’indipendenza alla Bulgaria. Ogni anno si celebra quest’evento sulla cima Shipka. Nel 2003 era presente anche Putin. “Non dimenticheremo mai il sacrificio di migliaia di soldati russi che sono caduti per la libertà della Bulgaria”, ha affermato in quell’occasione Parvanov. Il passo Shipka è situato nella catena montana Stara Planina, che attraversa l’intera Bulgaria. In molti chiamano questa catena montuosa con il nome turco Balkan-a, denominazione che si ritiene abbia dato il nome all’intera penisola. Sulla cima Shipka vi è il “Monumento della libertà”, un ossario dedicato ai soldati russi ed ai volontari bulgari caduti nel 1878. 894 gradini portano alla sua sommità. Molte generazioni di giovani bulgari li hanno percorsi. Oggi, ben 126 anni dopo l’indipendenza ottenuta dalla Bulgaria dall’Impero ottomano, l’idea di una lapide che ricordi anche i caduti dell’esercito allora nemico sembra ancora un’eresia.


Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani




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