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Haiditin: il significato bulgaro per un brigante italiano

25.04.2004 - Sofia

Intervento della corrispondente Elena Chahanova durante la trasmissione “Horizont za vas” in studio con Kalin Katev

Oggi si celebra la Liberazione d’Italia dal nazismo e dal fascismo, giornata dedicata all’indipendenza ed alla Resistenza, alla quale hanno pienamente reso parte le brigate partigiane. Loro – i partigiani - in gran parte sono stati discepoli di Giuseppe Mazzini e Garibaldi i quali un secolo prima, hanno contribuito per la Liberazione dagli stranieri invasori, arrivando così alla Unione d’Italia nel 1861.

IL XIX secolo in Italia è tempo di malcontento popolare contro i Borboni nel Regno delle Due Sicilie, che assomiglia della Resistenza e alla Insurrezione d’Aprile in Bulgaria. La domanda sorge spontanea: Ci sono stati degli haiduti in Italia? Si. Ci sono stati nel significato bulgaro, che vuol dire “prottetore del popolo”.

Il libro dello scrittore-giornalista Raffaele Vescera “La malavita di Nicola Morra” è l’indiretta precisa risposta del senso bulgaro di haidutin – brigante, difensore dei deboli. Per gli ascoltatori della Radio Nazionale bulgara, lo scrittore ha affermato che, Nicola Morra di Cerignola non è un eroe letterario come Zorro, ma è la realtà del XIX secolo dell’Italia Meridionale e si può paragonare agli haiduti bulgari durante il giogo ottomano.

Proveniente da famiglia benestante, Nicola cresce con spirito libero e idee liberali. Per un caso di legittima difesa, è condannato con l’accusa di omicidio volontario, perseguitato e condannato per le sue idee politiche dai Borboni. Durante la sua carcerazione, esplode l’insurrezione popolare ed intellettuale, di fronte della quale i Borboni fanno un bagno di sangue – similmente alla Insurrezione d’Aprile bulgara contro i turchi. L’anno è il 1848, ed è un anno che gli italiani ricordano bene fino ad oggi.

Nicola Morra evade dalla prigione, e si convince che i poveri hanno bisogno di sostegno contro i ricchi ed i latifondisti. La sua casa diventa il bosco. Riferendosi a documenti ufficiali, Raffaele Vescera scrive nel suo libro, che i contadini amavano molto Nicola: la sera lasciavano sempre una luce accesa davanti alle masserie, come segnale per lui in caso di necessità o cattivo tempo. La popolazione ci teneva cosi tanto a Morra, che durante l’Unità d’Italia socialisti e scontenti dalla nuova amministrazione dei Savoia, vollero lui come candidato parlamentare contro la odiosa concorrenza dell’uomo del potere e sindaco di Foggia Vincenzo de Nittis. Morra si chiede, cosa potrebbe fare in Parlamento un bandito-ergastolano insieme con i ministri d’Italia: “Ma poi - si risponde - con tanti deputati ladri, io sarei il meno ipocrita, e forse qualcosa per il nostro popolo riuscirei a farla”. Così il pensiero di Morra! Detto fatto, Nicola Morra si candida, arriva al ballottaggio con De Nittis e perde le elezioni per soli 41 voti di scarto.

Dopo l’Unità d’Italia, il popolo meridionale si sente ingannato dalla amministrazione Savoia, che pone la tassa sulla farina, tasse per gli artigiani ed anche per i morti di fame, lasciando in pace i benestanti. Ecco perché, la lotta per la giustizia continua. La gente povera scappa e si nasconde, non avendo possibilità di pagare le tasse, un fatto che anche oggi il Sud italiano si porta come etichetta e come luogo comune:”…Là nessuno paga le tasse…!”. Il compagno di lotta di Nicola Morra, Carmine Crocco di Rionero, combatte contro la Guardia Nazionale, proclamando “il primo granducato brigantesco della storia dell’umanità” in Basilicata, fatto da pastori, bande di briganti, disertori: quasi 2000 persone.

Così, l’Unità d’Italia è stato un processo socio-culturale-politico molto difficile. Secondo Morra, ciò è dovuto alla differenza di temperamento, fantasia meridionale, spirito, intelletto e natura, profondamente diversi dalle province settentrionali; in questo caso quella piemontese, che governava l’Italia. Da qui nasce anche il pregiudizio secolare che il Meridione è pigro e selvaggio.

Ma si può affermare che Nicola Morra di Cerignola fa parte della storia d’Italia?
“Sicuramente sì – risponde Raffaele Vescera - perché lui è un aspetto della Storia dell’Italia, al quale appartengono anche tanti altri che si sono dedicati alla Resistenza. Nicola Morra era per l’Unità d’Italia, è stato garibaldino, liberale, carbonaro e rivoluzionario, e non era favorevole ai Borboni. I nuovi governatori piemontesi però, si sono comportati molto male con lui, mandandolo in esilio.”

Nonostante ciò, Nicola Morra rimane il simbolo per la giustizia e la libertà nel cuore del popolo meridionale, che è parte inseparabile della variopinta storia d’Italia. Italia, che festeggia oggi 59 anni della sua Liberazione, che ha una radice profonda e secolare. E, come ha detto oggi nel suo discorso ufficiale il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: “I popoli che non hanno memoria del loro passato non sono padroni del loro futuro”, dove “l’impegno solenne è a mantenere fede agli ideali di libertà dei cittadini e all’unità della patria”.


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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27.04.2004Commento [piko]
"Omm si nasce e brigante si more,
Ma fino all'ultimo avimma sparà
E se murimm' scurdateve o' nome
Ki ci fa guerra nun tene pietà"

PK


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