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"Pista bulgara" per l' Aids in Libia

09.02.2004 - Sofia

Se l' ombrello bulgaro ha funzionato, perché non dovrebbe funzionare la siringa venuta da Sofia? Se nel ' 78 i servizi segreti comunisti assassinarono a Londra il dissidente Georgi Markov con la punta avvelenata di un ombrello, perché è meno credibile che 20 anni dopo altri bulgari abbiano complottato, stavolta al soldo dell' Occidente, per scatenare un' epidemia di Aids a colpi di aghi infetti?

E' quanto devono aver pensato le autorità libiche, di fronte a un' incontrollabile infezione da Hiv all' ospedale pediatrico di Bengasi: e il risultato della caccia agli untori è che da 4 anni sei cittadini bulgari (un dottore e cinque infermiere) sono agli arresti in Libia, accusati di aver deliberatamente contagiato quasi 400 bambini. Il processo a loro carico è alle battute conclusive e la prospettiva che i sei finiscano al patibolo non è tanto remota.

Il colonnello Gheddafi parlò per la prima volta in pubblico del caso alla conferenza sull' Aids in Nigeria nell' aprile del 2001. E sollevò lo spettro della cospirazione mondiale anti-libica: «E' qualcosa di terribile - disse ispirato - una catastrofe, un crimine odioso. Abbiamo trovato un dottore e un gruppo di infermiere in possesso del virus dell' Hiv, ai quali è stato chiesto di sperimentarne gli effetti sui bambini. E chi li ha incaricati di questo odioso compito? Alcuni dicono la Cia. Altri dicono il Mossad (il servizio segreto israeliano, ndr.)».

A quell' epoca i sei bulgari erano già da due anni nelle poco confortevoli prigioni di Tripoli. «Mio padre è stato in regime di completo isolamento per un anno, in una cella di un metro e mezzo senza luce nè finestre - racconta Marian, figlio del dottor Zdravko Georgiev -. E' stato picchiato e sottoposto a forti pressioni psicologiche. Poi lo hanno trasferito in una prigione dove erano in cento in uno stanzone e non c' era neppure lo spazio per sedersi. Per un anno ha portato addosso sempre gli stessi vestiti». Alle infermiere è andata anche peggio. Secondo fonti concordanti sono state torturate con bastoni e scariche elettriche e due di loro anche stuprate.

I primi casi di Aids all' ospedale pediatrico Al-Fatih di Bengasi risalgono al 1998. Ma la retata antibulgara scatta solo il 9 febbraio del ' 99: vengono arrestati in 23. La maggioranza è poi rilasciata, tranne sei. Contro di loro, solo un anno dopo, viene formalizzata l' accusa: aver perpetrato azioni sul territorio libico con l' obiettivo di minare la sicurezza dello Stato; aver provocato un' epidemia di Aids iniettando il virus a 393 bambini; aver commesso omicidio con l' uso di sostanze letali come il virus dell' Hiv. Tutte imputazioni da pena di morte.

In mano, per di più, al Tribunale del Popolo, una corte speciale che si occupa di casi legati alla sicurezza nazionale. A decorare il tutto, l' accusa contro tre delle infermiere di aver intrattenuto relazioni sessuali illecite, più quelle di aver fabbricato e bevuto alcol in pubblico e aver violato le norme valutarie.

A Sofia è d' obbligo la cautela. Anche se negli ultimi tempi l' atteggiamento libico si è ammorbidito e il processo è stato trasferito alla magistratura ordinaria, nei corridoi della diplomazia bulgara si ritiene improbabile un' assoluzione dei sei, dopo tutto il caso che è stato montato. «Ma non credo proprio che una condanna a morte in questo frangente possa essere eseguita», fa rilevare il ministro degli Esteri Solomon Passy. La soluzione che si auspica è una verdetto di colpevolezza, magari senza sentenza capitale, seguito da un «magnanimo» intervento di grazia del colonnello Gheddafi. Che avrebbe così modo di lustrare ancora un volta le sue ritrovate credenziali con l' Occidente.


Autore: Luigi Ippolito
Fonte: Corriere della Sera




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16.02.2004Commento [michele2]
Che cos'altro ci si può aspettare da un Paese che da trentacinque anni è governato da un folle? Sui giornali bulgari ho letto spesso notizie su questa incresciosa vicenda, che chissà se potrà mai avere un epilogo positivo... putroppo dalle carceri di un Paese musulmano difficilmente si esce se non con i piedi in avanti...
20.02.2004Commento [todimilano]
Meglio folli che ladri e ipocriti!
21.02.2004Commento [michele2]
Perché non lo vai a dire a quei poveracci, tuoi (presunti) connazionali, che da anni marciscono nelle carceri di Gheddafi?

Le perdi proprio tutte le occasioni per stare zitto...

Cordialità - Michele.


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