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Bulgaro
     
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La politica economica neoliberista Ŕ dannosa per la Bulgaria

20.01.2004 - Sofia

[A quattordici anni dalla caduta del regime comunista, la Bulgaria fatica ancora a trovare una strada per lo sviluppo economico del Paese e a garantire un livello di vita dignitoso ai propri cittadini. Alla luce dei risultati, il modello neoliberista, tanto in voga nei paesi dell’Est negli anni 90, forse perché così antitetico a qualunque forma di socialismo, anche la più moderata, si è dimostrato un fallimento, tant’è che tutti i principali indicatori economici risultano negativi rispetto al 1989. Anche esponenti della maggioranza parlamentare di centrodestra ne prendono atto: in questo articolo Petko Ganchev, parlamentare del Movimento Nazionale Simeone II (NDSV), evidenza i limiti e gli effetti del neoliberismo in Bulgaria e traccia un bilancio di questi anni. Se alle prese di coscienza seguiranno azioni concrete è tutto da verificare: nonostante alcuni segnali di miglioramento dei dati macroeconomici, nella Bulgaria di oggi poteri occulti e criminali continuano ad esercitare un’influenza negativa sulla vita pubblica. NdR]

A quattordici anni dall’inizio della transizione, la politica economica della Bulgaria è nelle mani del neoliberismo. Solo nell’ultimo anno si è notata una leggera svolta dei governanti verso i principi dell’economia sociale di mercato e lo stato sociale, fondamentali secondo la nostra costituzione, così come secondo la futura costituzione dell’UE. Ma questa leggera svolta non è affatto in grado di superare le conseguenze catastrofiche degli anni precedenti, tant’è vero che non significa una rinuncia ai postulati fondamentali del neoliberismo, come si vede dalla conduzione della politica finanziaria e economica.

Le conseguenze socio–economiche di questa politica sono evidenti e sopportate a fatica dalla stragrande maggioranza dei bulgari. Mentre fino al 1989 avevamo degli indicatori sullo sviluppo della nostra industria e agricoltura simili a quelli della Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e parecchio migliori di quelli degli outsider della UE, come il Portogallo e la Grecia, oggi siamo indietro di decenni. All’origine di questo stato delle cose potrebbero essere indicate diverse cause, ma senz’altro la causa fondamentale sono lo spirito e la politica del neoliberismo condotti dai governi bulgari. Questi sono lo spirito e la politica del classico capitalismo “manchesteriano”, fondato sul principio del “fai da solo”, cioè “ruba e accumula”.

Per ironia della sorte l’ondata democratica fu carica dei principi del neoconservatismo nel nome del reaganismo–thatcherismo. La dottrina economica del neoconservatismo fu il neoliberismo, ridotto ai principi del monetarismo, elaborato dagli autori della scuola di Chicago (M. Friedman ed altri ). E’ noto che né il governo di Reagan, né quello di Thatcher hanno applicato fino in fondo i principi del monetarismo, secondo i quali la politica del governo deve essere ridotta ad un controllo della massa monetaria, privatizzazione di tutte le imprese statali, stimolazione della produzione attraverso taglio alle tasse e lasciare tutto a disposizione della funzione automatica del mercato. Purtroppo, i governi bulgari hanno fatto tutto il possibile per applicare “alla lettera” questi principi. A differenza di noi, né la Repubblica Ceca, né la Slovenia, né l’Ungheria hanno applicato i principi del neoliberismo, orientandosi nello stesso tempo verso la tradizione economica europea di “economia sociale di mercato” e per questo oggi possono vantare un’industria e agricoltura conservate, avendo anche il PIL e lo standard della vita 3 volte più alti.

In tempi brevissimi – meno di un decennio – con risultati catastrofici sono state privatizzate fondamentali risorse statali, mentre il PIL del paese appena nel 2003 ha raggiunto la metà dei valori del 1988-89. Il bilancio commerciale, che fino al 1989 si concludeva con un attivo per più di 1 miliardo di dollari, dopo il 1990 gradualmente accumulava indicatori negativi per arrivare nel 2001 a più di 1,5 miliardi di dollari.

Quasi tutti i governi bulgari durante questi anni pensavano che la ristrutturazione dell’economia si riducesse solo alla privatizzazione delle imprese statali, e non alla loro modernizzazione tecnologica e ricerca di una nicchia propria nel sistema dell’economia europea e mondiale.

Sia nella Costituzione, che nella legge sul commercio, nella legge sulla proprietà e altre leggi, non si è trovato un testo con un’esatta definizione della proprietà statale e le sue possibilità di realizzazione nell’interesse comune nazionale.

Anche se già negli anni ’80 la prassi del capitalismo maturo dimostrava che decisiva per l’efficienza di una produzione non è la forma di proprietà – statale, privata o comunale, ma la forma di realizzazione e gestione di un determinato tipo di proprietà in condizioni di un mercato sviluppato. Non a caso paesi come la Francia, come l’Austria e la Svezia hanno 40% proprietà statale la quale, però, in relazione al carattere della produzione e dei servizi effettuati si realizza in diverse forme di gestione, compatibili con il mercato.

Il secondo mito del neoliberismo è: meno stato e più mercato. Proclamato dai suoi teorici, esso non ha affatto avuto quel sostegno nella politica dei neoconservatori degli Stati Uniti e Inghilterra. Questo mito, invece, ha colpito non pochi stati dell’Est europeo, tra i quali la Bulgaria. Quasi tutti i governi si sono sforzati nella sua realizzazione nel periodo dal 1990 in poi. Come risultato abbiamo ottenuto il più liberale regime valutario e commerciale, attraverso il quale sono stati prelevati miliardi di dollari in banche estere e abbiamo distrutto la produzione nazionale.

Senza che fosse stata introdotta una riforma istituzionale pubblica e senza che fosse stata creata una base per un normale funzionamento del mercato, basandosi esclusivamente su scongiuri anticomunisti, nel paese, con l’aiuto dello stato, è iniziata la liquidazione dello stato nazionale e si è aperta la strada verso il capitalismo criminale. Invece dello stato sociale e di diritto, come è scritto nella Costituzione, il nostro stato si è trasformato in uno strumento per derubare e distruggere la proprietà nazionale. In queste condizioni il mercato non è affatto diventato il regolatore delle varie attività e il loro scambio, ma è diventato un mezzo per la redistribuzione della creata negli anni precedenti ricchezza nazionale e per la formazione di una criminale proprietà privata.

Con l’impoverimento e la restrizione dello stato, però, si è impoverita un’enorme parte del popolo bulgaro. I tentativi del governo del NDSV e DPS (Movimento Diritti e Libertà) nella politica “dagli aiuti sociali ai posti di lavoro” per ora risultano palliativi, perché senza creare nessun prodotto di valore e con le retribuzioni basse non si stimolano minimamente i consumi. E’ ovvio che questo non può portare ad una attivazione del mercato e della produzione. L’unico effetto positivo è che queste persone riescono ad integrarsi nel sistema della società con qualche utile attività.

Così arriviamo al terzo mito del neoliberismo secondo il quale l’abbassare delle tasse riuscirà a stimolare la produzione. Si può riconoscere che in certa misura questo principio ha portato un certo effetto nelle economie avanzate degli Stati Uniti e l’Europa Occidentale. Ma perfino lì ha provocato un’alta disoccupazione e una crescente polarizzazione tra i ceti ricchi e poveri della popolazione. In condizioni di economie di mercato arretrate e non concorrenziali, come la bulgara, l’applicazione di questo principio è veramente insensata. Primo, perché in presenza di alti livelli di disoccupazione non si sa da dove possono venire le entrate per poter pagare i crescenti pagamenti sociali se non dalle entrate di quei gruppi della popolazione e della sfera della produzione che ancora possono pagare. Secondo, perché nelle condizioni di una sconosciuta per gli ultimi 40 anni povertà delle masse popolari non si può assolutamente parlare di un qualsiasi normale consumo. Senza quello non si può stimolare nulla. In questo senso la logica del neoliberismo è una logica perversa che potrebbe essere applicata per brevi periodi, quando è necessario esercitare un controllo sull’inflazione e stabilizzare il sistema finanziario. Però la Bulgaria si trova in stato di “currency board”, il sistema finanziario è stabilizzato a livelli molto bassi, il che non stimola affatto la produzione e la crescita della economia nazionale.

La via d’uscita si potrebbe cercare in due direzioni. Primo, nella modernizzazione tecnologica delle esistenti e delle nuove potenzialità produttive, per poter produrre prodotti di più alta qualità con effettiva realizzazione sui mercati europeo e mondiale. Secondo, allentare il cappio della restrittiva politica finanziaria e alzare gradualmente i redditi della popolazione di base. L’enorme per il paese riserva fiscale dovrebbe essere finalmente smossa e messa in azione. In questo modo, con consumi elevati verrà stimolata la produzione, l’occupazione e le retribuzioni più alte. Questo può significare una possibilità di un attivo coinvolgimento nel sistema della società di sempre maggiori gruppi della popolazione.

In condizioni di globalizzazione e integrazione della società nelle reti globali economiche, finanziarie, delle comunicazioni e l’informazione e in condizioni di pericoli e provocazioni globali, lo stato non dovrebbe ritirarsi per diventare “sempre meno” ma deve trasformare le sue funzioni storiche passando da un’amministrazione e controllo totale dell’economia e di tutte le attività sociali in un principale stratega e coordinatore di tutto questo, in principale garante della sicurezza sociale attraverso la creazione e la continua perfezione della cornice istituzionale, sulla quale possa funzionare il mercato, attraverso lo stimolo dell’istruzione e della qualità e prosperità dei propri cittadini.


Autore: Prof. Petko Ganchev
Fonte: Monitor
Traduzione: Sonia Domoustchieva


Per approfondire: Notizie di Economia



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25.01.2004Commento [michele2]
Non mi risulta che la situazione economica della Bulgaria nel 1989 fosse così florida come afferma questo professore, così come a mio parere è sbagliato attribuire genericamente la colpa alla "politica neoliberista"... neanche a me piacciono molte delle cose che sta facendo il signor Saksoburgovski, ma quest'ultimo non può certo pretendere di avere il monopolio del liberismo...

Io auspico un buon futuro per la Bulgaria, che a mio parere non può certame ...
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26.01.2004Commento [sonia]
A prescindere dal fatto che nessuno ha mai chiesto un ritorno al passato, semmai un futuro migliore , il ritorno al passato capitalista c’è stato.

Il lifting del neoliberismo, che ha sfigurato vari paesi ( basta guardare in faccia l’Argentina, la beniamina degli Stati Uniti ) continua a mietere vittime.

La cosa più sorprendente di questo articolo, scritto da un professore bulgaro, deputato della maggioranza governativa, il quale sicuramente conosce la Bu ...
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26.01.2004Commento [todimilano]
E' inutile farsi delle illusioni.
Il futuro è già nero nei Paesi di massimo soicco di questo ingiusto sistema.
Per quanto riguarda il "comunismo" - stavamo bene quando stavamo peggio.
Per la democrazia attuale che non c'è basta dare l'aasurdo esempio di chi ha voluto togliere la stella dall'albero di Natale di una città con l'ovazione della popolazione solo perchè è un simbolo "comunista".
Quale futuro per un Paese così?
...
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26.01.2004Commento [michele2]
Peggio che lo schifo dei tempi del comunismo per me è impossibile... ecco perché rimarrò sempre ottimista riguardo al futuro della Bulgaria...


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