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Una Bulgaria senza passione elegge i suoi sindaci

05.11.2003 - Sofia

Si è svolto domenica scorsa il secondo turno delle elezioni amministrative bulgare. Rispetto al primo turno la partecipazione al voto nel secondo turno è stata ancora più bassa: secondo i dati della Commissione Centrale Elettorale, riportati dalla BTA, il 42% degli aventi diritto ha votato, il 5% in meno rispetto al primo turno.

Dai risultati non emergono tendenze univoche: i socialisti si confermano la prima forza, ma il centro-destra mantiene le due principali città. L’unico dato certo è la grande disaffezione dei bulgari verso l’attuale classe dirigente e la politica in generale. Le considerazioni che seguono vanno dunque lette alla luce di questa premessa.

Delle 27 città capoluogo della Bulgaria, 21 erano quelle in cui si votava domenica.

Il Partito Socialista Bulgaro (BSP), forte del 33% dei consensi al primo turno su scala nazionale, ha eletto domenica 6 sindaci; sommati ai 4 già eletti, fanno risultare il BSP al primo posto anche in questa graduatoria. La SDS, coalizione di centro-destra al potere fino al 2001, 20% dei voti una settimana fa, si dimostra in ripresa ed elegge in tutto 9 primi cittadini (1 al primo turno).

La NDSV, il partito del premier Simeon Sakskoburgotski, grande sconfitto al primo turno con il 10%, ottiene al ballottaggio soltanto 2 sindaci. Nella capitale Sofia il sindaco uscente, Stefan Sofijanski, con una propria lista denominata Unione dei Liberi Democratici (SSD), appoggiato al secondo turno SDS e NDSV, ottiene la conferma per il terzo mandato consecutivo.

La quarta forza politica rappresentata in Parlamento, il DPS (Movimento Diritti e Libertà, che rappresenta principalmente i cittadini bulgari di etnia turca), già al primo turno aveva eletto il sindaco della città di Kardzhali, sua tradizionale roccaforte.

Nelle rimanenti 4 città hanno la meglio candidati indipendenti, tra cui l’ex calciatore della Nazionale Jordan Lechkov, che nella sua Sliven supera di misura il candidato appoggiato dai socialisti.

Anche a Plovdiv, la seconda città del paese, come a Sofia, il candidato del centro-destra, sconfigge il candidato socialista. In entrambe le città tuttavia, alla vigilia del primo turno, la partecipazione di esponenti della sinistra al ballottaggio non era affatto scontata. Inoltre il dato registrato dagli sconfitti, 46% a Sofia e 48% a Plovdiv, se si guarda la serie storica di queste città a partire dal 1990, rappresenta un risultato considerevole.

Il fatto che il centro-destra, nelle sue diverse articolazioni, mantenga queste due importanti città rappresenta per quest’area un segnale di fiducia. La caduta di Sofia e Plovdiv avrebbe rappresentato un forte indicatore, in quanto si tratta, come detto, di città che dal 1990 in poi hanno votato massicciamente per SDS.

Il PSB, in questa fase, può fregiarsi del titolo di prima forza politica del paese. L’essere riuscito a coagulare intorno a sé un certo numero di mini-partiti e movimenti, ha evitando ogni dispersione di voti a sinistra. Inoltre negli scorsi giorni, dopo un periodo di anticamera come osservatore, il partito è divenuto membro a pieno titolo dell’Internazionale Socialista. Questo riconoscimento dovrebbe contribuire a spuntare ulteriormente l’arma dell’anticomunismo, che a distanza di 14 anni dalla caduta del regime, qualcuno tenta ancora utilizzare, ma che sembra sempre meno gradita da una popolazione che si interessa, per evidente stato di necessità, più alle questioni della vita quotidiana che alle dispute ideologiche.

Il PSB tuttavia non manifesta troppa fretta di andare al governo, anche perché i problemi che si troverebbe ad affrontare, imporrebbero delle soluzioni all’interno dei vincoli posti dagli organismi internazionali, e questo lo potrebbe rendere presto impopolare. E’ quindi probabile che i socialisti, guidati dal giovane Sergej Stanishev, preferiscano lasciar continuare a cuocere nel suo brodo l’attuale governo guidato da Simeon Saksgoburgotski, in attesa che la Bulgaria entri nella NATO (2004), risultato che anche alla luce della svolta atlantica del PSB, non è certo visto con entusiasmo dall’elettorato di sinistra che difficilmente lo classificherebbe come un “successo”.

Sarebbero poi le elezioni politiche del 2005, sempre che i socialisti le vincano, l’occasione per riprendere il governo del paese, avendo come obbiettivo prioritario il completamento del faticoso cammino della Bulgaria per l’ingresso nella Unione Europea, previsto nel 2007.

Nel centro-destra si registra un certo affollamento di partiti ma i rapporti di forza, alla luce dei risultati, sembrano abbastanza chiari. Dopo l’ubriacatura del 2001, NSDV perde più di tre quarti dei suoi elettori, scendendo dal 42% al 10%, alimentando in primis l’astensione. Sono passati i famosi 800 giorni dalle mirabolanti promesse dell’ex monarca. Queste promesse, oltre ai demeriti dei concorrenti, furono determinanti affinché il movimento NDSV, a soli due mesi dalla fondazione, conquistasse la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea Nazionale. Ma i bulgari, in quest’occasione hanno dimostrato non solo di avere una proverbiale pazienza, ma anche di avere una certa memoria. Il governo può sì vantare alcuni indicatori macroeconomici positivi, ma negli ultimi due anni il tenore di vita dei bulgari non è granché cambiato, rimanendo anni-luce lontano da quello dei cittadini dei paesi della Unione Europea, obbiettivo esplicito delle citate promesse.

Per molte famiglie, la vita rimane una lotta quotidiana con le bollette delle utenze domestiche, e la spesa alimentare è una permanente sfida per tentare di arrivare alla fine del mese, in condizioni accettabili. In questi due anni gli aumenti dei prezzi dei servizi primari (elettricità, riscaldamento, telefono, trasporti) ed i generi di prima necessità non hanno avuto tregua. Lo smantellamento dello stato sociale, dei servizi pubblici sono proseguiti, le forme di precarizzazione del rapporto di lavoro sono oramai divenute la norma e non l’eccezione. Nel frattempo non è mancato chi ha fatto notare che l’attuale primo ministro, in quanto ex sovrano, abbia avuto in “restituzione” dallo Stato un patrimonio stimabile tra 160 e 200 milioni di dollari.

Tornando ai risultati, la SDS, con il 20%, recupera una parte dei voti persi da NDSV, confermandosi una forza politica di rilievo nazionale, la prima nel centro-destra, salvo a Sofia dove il battitore libero Sofijanski, ex SDS, mantiene il predominio. A Sofia la SDS deve anche incassare l’umiliante eliminazione di Nadezhda Mihailova, ex ministro degli esteri del governo Kostov, già al primo turno. Ad ogni modo SDS sarà probabilmente, nel prossimo futuro, il perno sul quale ricostruire un’alleanza di centro-destra, essendo NDSV fortemente ridimensionata e dalle prospettive assai incerte. Tuttavia SDS sconta la reputazione di forza politica corrotta acquisita durante il governo di Ivan Kostov (1997-2001).

Il DPS, movimento guidato da Ahmed Dogan, conferma la sua forza (8-9%) e si prepara a rimanere al governo anche prossimi anni. Ha già realizzato nella città di Sofia, al secondo turno, prove tecniche di alleanza con i socialisti, mettendo in pratica la politica dei due forni che ha costituito la fortuna di più di una forza politica in giro per il modo. Ricordiamo che a livello nazionale DPS è alleato con NDSV.

Infine c’è da segnalare che il sito web della Commissione Elettorale è stato più volte attaccato dai pirati informatici nella giornata di domenica. I responsabili del sito assicurano che non ci sono state intrusioni significative, ma al di là della portata, questo episodio va ricollegato a quanto detto in apertura: molti bulgari non si riconosco in questo sistema politico, e anche questo è un modo di inviare il messaggio a chi di dovere. Che poi giunga a destinazione e sia recepito è tutta un’altra faccenda.


Autore: Paolo Modesti

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".




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