Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
Subscribe
Share/Save/Bookmark

Bulgaro
     
         Utente: non registrato, entra
  
Un profilo del "governo Simeon"

26.10.2003 - Sofia

In un'intervista a un giornalista radiofonico ed editorialista del quotidiano “Sega”, le origini del governo di Simeon Sakskboburggotski e un profilo delle forze politiche bulgare alla vigilia delle elezioni amministrative

Sofia, settembre 2003 - Questa intervista va introdotta con una breve premessa al lettore. Javor Dackov lavora come editorialista di "Sega", ma soprattutto è conosciuto per esser un pungente commentatore radiofonico. A sentirlo parlare, sembra che il movimento del premier “ re” Simeone abbia molte affinità di genesi con Forza Italia, pur essendo diverse le condizioni socioculturali. Questo ‘homo novus’, infatti, ha conquistato dal nulla, nelle elezioni parlamentari della primavera del 2001, 161 seggi parlamentari su 360. La SDS (Unione delle Forze Democratiche), dall’opposizione, accusa di populismo il premier e la sua compagine di governo, cercando di metter in luce i meriti del passato governo nell’aprire il processo decisivo di trattative tra UE e Bulgaria. Per ulteriori approfondimenti sulla SDS, ho cercato di chiedere ad altri giornalisti alcune informazioni sull’attuale candidata alla poltrona di sindaco di Sofia. Le notizie le troverete sul reportage dalla capitale bulgara, in fase di elaborazione. Queste elezioni amministrative del 26 ottobre potrebbero cambiare le sorti del governo nazionale. Il “Movimento per i diritti e le libertà”di Ahmed Dogan , più conosciuto come partitto della minoranza turca, si pone con 25 seggi al centro dell’arena, come indispensabile ago della bilancia dell’equilibrio parlamentare. Questo partitto è da sempre capace di costruire alleanze con tutti i soggetti politici. “L’opposizione è divisa dai rancori tra liberali e socialisti . Una vittoria della SDS a livello locale, nelle elezioni del 26 ottobre, potrebbe cambiare le sorti del governo, se il partito di Dogan decidesse di togliere l’appoggio al re, provocando una crisi”, sostiene Valeri Cenkov, giornalista di "Tema". L’intervista a Dackov, alla fine, è stata più che altro un’ occasione per fare un profilo dell’attuale governo bulgaro. (l.g.)

LORENZO GUGLIELMI (PER "NOTIZIE EST-BALCANI"): Dopo due anni di governo, queste elezioni amministrative del 26 ottobre su tutto il territorio della Bulgaria sono un importante “banco di prova” per il giovane Movimento del premier Simeon Sakskoburggotski, “re senza corona”, leader di un partito unico in Europa a portare il nome del suo fondatore. Due anni fa, questo neonato soggetto politico è entrato in scena, spiazzando con la propria vittoria ogni pronostico e mettendo in difficoltà un po’ tutti gli analisti. Ci può fare un breve specchio riassuntivo della sua genesi?

JAVOR DACKOV: Il movimento politico di Simeone II fu creato in totale segretezza rispetto alla società bulgara. Sembrerebbe che la sua concezione risalga alla fine dell’anno 2000. Tuttavia fino al 6 Aprile 2001 nessuno in Bulgaria ne sapeva qualcosa. All’inizio, Simeone incominciò a reclutare i suoi membri in tre città della “diaspora” bulgara: Londra, Madrid, New York.

GUGLIELMI: Immagino che vi fossero delle differenze in questi tre centri di reclutamento, tanto più che la creazione del partito è davvero avvenuta “in una notte”. Può spiegarci in breve le modalità?

DACKOV: Uno dei figli di Sakskoburggotski, Ciril, vive a Londra. E’ lui che ha riunito il gruppo dei cosiddetti “yuppies” – i bulgari che in quel periodo stavano all’estero a studiare o a lavorare- Milen Velcev, Nikolaj Vasilev e Ljubka Kacakova. Un’altra persona coinvolta è Spas Rusev, che negli ultimi 11 ha vissuto in Inghilterra. Rusev era direttore delegato dell’Agenzia Bulgara per gli Aiuti Esteri all’inizio degli anni novanta, quando la Bulgaria, che gravitava in una pesante crisi economica, ricevette considerevoli sostegni, di svariata natura, dall’Occidente. Proprio in quel periodo di lavoro all’Agenzia Rusev accumulò un bell’ammontare di capitale e poi se ne andò in Inghilterra a cominciare il suo nuovo business. A New York era la sorella di Simeone, Maria Luisa a fare da riferimento per il nuovo partito. Uno dei pezzi grossi del ramo americano è Stojan Ganev, già ministro degli esteri in Bulgaria nel 1992 e residente negli USA dalla fine del suo mandato. Ganev era già conosciuto come insegnante all’Accademia di Simeonovo, dove prima del 1989 teneva seminari per il personale degli apparati di sicurezza. In America, insegnava invece all’Università di Bridgeport, in Connecticut, sebbene sia conosciuto anche per aver tentato di presentarsi come funzionario delle Nazioni Unite. A Madrid, invece, ci pensò direttamente Simeone a reclutare i candidati provenienti dalla Bulgaria. Il 6 aprile 2001 annunciò la fondazione del movimento politico, a soli due mesi dalle elezioni parlamentari. La selezione per i candidati fu breve e inizialmente casuale, ma poi divenne una business venture, con soggetti che arrivavano a pagare fino a 30.000 USD per figurare nella posizione di capolista.

GUGLIELMI: Si sente spesso parlare di un legame tra servizi segreti e il premier Sakskoburggotski. E’ un’ossessione da trauma post-comunista oppure c’è qualcosa di vero, seppur paradossale, nella nascita di un partito politico discendente da un’illustre famiglia reale che, nel secondo dopoguerra, proprio dai comunisti fu costretta all’esilio?

DACKOV: Nel 1989 Spas Rusev, l’uomo di cui ho accennato poco fa, lavorava per i Servizi Segreti del regime comunista ed era l’autista personale di Stojan Markov, un membro della nomenclatura. Markov lasciò il paese nel 1989 per l’ Europa occidentale. Questa fuga ha generato il sopetto che fosse proprio lui l’uomo coinvolto nel riciclaggio di grandi somme di denaro pubblico accumulate dal debito estero prima del 1989. Il debito totale era di 10 miliardi di dollari. Markov è suocero del fratello del ministro delle finanze, lo yuppie Milan Velcev. I servizi segreti ex comunisti hanno giocato un ruolo importante nel ritorno dell’ex monarca. Anche se può sembrare un paradosso, visto che proprio loro gli hanno ucciso lo zio e hanno cacciato la famiglia dalla Bulgaria, è una tesi accreditata che questa sia stata una mossa funzionale, per prevenire una seconda vittoria della SDS. E ciò, nonostante l’ex governo del premier Ivan Kostov detenga il merito di aver portato la Bulgaria nell’orbita della NATO e dell’UE. Inoltre l’amicizia tra il “re” e Atanas Tilev, un agente dei servizi di sicurezza dello stato, risale addirittura agli anni ottanta. Nella sua recente autobiografia è Tilev stesso a parlarne, accennando anche a loro comuni progetti di affari.

GUGLIELMI: Qual è la base ideologico-programmatica del Movimento di Simeon? E’ in qualche modo classificabile nelle categorie in crisi come liberal-conservatore, cristiano-democratico o social-democratico?

DACKOV: Direi che questo movimento sfugge a ogni catalogazione secondo categorie tradizionali, sebbene a livello retorico loro possano chiamare in causa parole come “democrazia liberale”. Il movimento manca di una vera e propria base programmatica. Tutta l’ideologia è racchiusa in due discorsi chiave fatti prima delle elezioni. Nel primo, c’è la promessa di risollevare gli standard di vita in 800 giorni. Nel secondo del 7 giugno 2001 Simeone promette molte cose infattibili: immediati incrementi delle pensioni e dei salari di insegnanti e ufficiali di polizia e creazione di aree duty free. Questi discorsi erano scritti bene, con professionalità nell’uso dei mezzi di comunicazione: si intuisce la capacità di fare una grande promessa per ogni strato della società. La campagna elettorale è stata finanziata dal business ombra: Vasil Boskov detto “teschio”, boss del gioco d’azzardo, e Ilja Pavlov, direttore della famigerata ‘Multigroup’, fondata da impiegati dell’ex sicurezza di Stato comunista. Sei mesi fa Pavlov è stato assassinato e l’indagine si è fermata su un binario morto.
Entrambi questi due business network hanno i loro uomini di fiducia piazzati in parlamento nel gruppo del NDSV, il movimento di re Simeone. Una delle prime cose che la maggioranza parlamentare ha fatto nel 2001 è stata esattamente quella di votare una legge più morbida sul gioco d’azzardo. Si può parlare, dunque, di NDSV come di una piramide finanziaria, senza una reale struttura politica e senza una piattaforma idoelogico-programmatica. E queste lobbies del partito sono sempre più ai ferri corti tra loro.

GUGLIELMI: Capisco che lei non prova molta simpatia per questo nuovo soggetto politico, ma c’è qualcosa di concreto e positivo che il governo di Simeonha fatto per la Bulgaria? Cosa mi dice per esempio riguardo allle privatizzazioni dell’economia?

L’unica cosa che Sakskoburggotski veramente è riuscito a ottenere è la restituzione dei suoi beni di famiglia, senza considerare che molti di questi atti di restituzione erano contro la legge stessa che regolava la materia. Il principe Ciril, suo figlio, ha una grande influenza nonostante non ricopra alcun incarico di governo. Ci sono poi le polemiche di non pochi businessmen, che si lamentano di aver dovuto pagare bustarelle per risolvere i problemi con singoli ministeri. Quasi tutti gli affari concernenti la privatizzazione portati avanti da questo governo sono accompaganti da scandali di corruzione, come per esempio nel caso del gigante del tabacco “Bulgartabak” e la Compagnia Bulgara di Telecomunicazioni (BTK), che non sono state vendute proprio a causa di questi contrasti. Anche se molta della nuova classe dirigente ha studiato in Occidente, i fatti parlano di un sensibile decremento degli investimenti esteri diretti nel paese negli ultimi due anni, e nei primi sei mesi di quest’anno non un solo lev è entrato nelle casse dello stato come risultato del processo di privatizzazione in corso. Il problema è istituzionale: amministrazione lenta, corruzione incredibile, che si è infiltrata ai più alti livelli del governo, mentre il sistema giudiziario è impotente.

GUGLIELMI: Con queste premesse, viene da pensare che sotto il profilo della comunicazione politica il partito del premier avesse qualche asso vincente. Tuttavia mi sembra che il premier sia tutt’altro che presenzialista nei mass-media, quasi il basso profilo facesse parte della strategia politica di insieme. Cosa pensa lei a riguardo?

DACKOV: Sul passato di Simeone i bulgari non sanno nulla e lui di sé poco fa sapere. Afferma di aver fatto molte cose, ma di sicuro non ha una particolare istruzione scolastica né ha mai esercitato una professione, anche se lui dice di “aver studiato da re”. Raramente concede interviste, per essere un primo ministro. La sua qualità vincente è quella di essere un vero gentleman, capace di ascolto paziente ma senza particolari risposte. Parla molte lingue, ma non ne parla veramente bene nessuna, nemmeno il bulgaro. I suoi strafalcioni sono di involontaria e proverbiale comicità.

GUGLIELMI: In politica estera, però, molti accreditano a Simeone la capacità di coltivare buoni rapporti nel Patto Atlantico e il merito di aver ricucito lo strappo con la Russia, dopo gli anni di insofferenza antisovietica e antirussa – non sempre producente – della destra bulgara. A pochi giorni dalle pompose celebrazioni dei cento anni di rapporti diplomatici tra Bulgaria e Stati Uniti questo equilibrio tra occidente e Russia è stato rimesso in crisi. Cos’è successo, nei dettagli, col recentissimo caso Asparuchov?

DACKOV: E’ successo che il Primo Ministro ha deciso di nominare il generale Asparuchov, ex membro parlamentare del partito socialista ed ex comunista di ferro, come coordinatore nazionale di tutto il sistema di sicurezza del paese. Una concentrazione di poteri mai vista. La reazione della NATO è stata immediata e così è scoppiato lo scandalo, perché durante il regime comunista Asparuchov lavorava per i servizi segreti. La triangolazione tra Simeon, Tilev e Asparuchov fa immaginare che gli ex servizi segreti stiano chiedendo qualche moneta di ricompensa. Inoltre durante questo governo molti degli ufficiali ex comunisti sono stati reintegrati nelle sfere di potere.

GUGLIELMI: Veniamo al partito della minoranza turca, DSP (Movimento per i Diritti e le Libertà’). Molti lamentano il fatto che questo partito formalmente non etnico, perché la Costituzione altrimenti lo vieterebbe, sia in realtà un feudo personale di Ahmed Dogan, il suo leader. E’ curioso se non altro notare come dopo decenni di repressioni dure sulla minoranza turca, culminato nell’estate ’89, con un esodo dalle conseguenze devastanti, adesso questo partito si sia affermato solidamente sulla scena politica come l’ago della bilancia. Come definirebbe questo soggetto politico?

Questo partito consente alle forze di governo di avere una maggioranza in Parlamento. Ahmed Dogan è il suo leader incontrastato, anche se è nota a tutti la sua collaborazione con i servizi segreti comunisti ai tempi della grande repressione antiturca negli anni 1985-89. Dogan è un uomo di grande scaltrezza e da sempre riesce a garantirsi posizioni di influenza sui governi e partecipazione politica. L’affare della vendita della BTK (la telecom bulgara) a una compagnia americana è saltato per la sua attività di lobby in favore della turca “Koch Holding”. Dogan ha una visione della politica come business, mentre il suo elettorato, che lo vota compatto e gli garantisce un numero strategico di seggi, coincide con le fasce più povere della società bulgara. La maggior parte dei turchi della minoranza sono coltivatori di tabacco. A dispetto del fatto che il DPS di Dogan abbia in mano il Ministero dell’Agricoltura, la loro situazione non è cambiata di molto. Il paese si muove con inerzia dalla posizione ereditata dal governo precedente.

GUGLIELMI: Ci sarà pur qualche risultato positivo?

Si, i risultati sul campo della NATO e dei negoziati di accesso alla UE, la cui strada peraltro è stata spianata dal precedente governo che ha poggiato le fondamenta per l’orientamento filo occcidentale-atlantico della Bulgaria. Il problema è simile a tutti i paesi dell’Est. La forte egemonia russa, inoltre, faceva della Bulgaria una repubblica satellite dell’URSS. La sovranità limitata, che un tempo aveva dei vantaggi sotto il profilo dei rapporti interni al Comecon, col colasso del sistema si è trasformata in ‘joint venture criminale’. L’esperienza è simile a quella russa: il potere politico è diventato potere economico, gli ex comunisti si sono mimetizzati, in un passaggio spesso fittizio del testimone, nella transizione alla democrazia. La Bulgaria, nei suoi difetti, è una replica miniatrurizzata della Russia. C’è la speranza che l’accesso alla U.E. e le nuove strutture del potere militare aiuteranno la Bulgaria a risolvere i suoi problemi interni.


Autore: Lorenzo Guglielmi
Fonte: Notizie Est - Balcani
Traduzione: Lorenzo Guglielmi




Commenta questa notizia



Notizie

28.10.2003Una scena politica irreale
28.10.2003SOS Kinderdorf in Bulgaria: decimo anniversario
27.10.2003Bulgaria: forte astensione alle comunali, ne approfittano gli ex-comunisti
26.10.2003Un profilo del "governo Simeon"
25.10.2003La ricezione dell’opera di Primo Levi in Bulgaria
22.10.2003Bulgaria: armi al Sudan, violato embargo ONU
16.10.2003Olocausto ebrei romani: ricordare senza stereotipi, dice Ovadia



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)