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Immigrazione, bocciato il piano italiano

13.09.2003

Non è passata la proposta italiana di istituire quote europee per l'ingresso degli immigrati. Il progetto, presentato ieri al vertice dei ministri della giustizia e dell'interno dedicato all'immigrazione e alla sicurezza, per ora rimane in una fase di studio.

E comunque vada la ricerca, le quote di immigrati che entrano in Europa saranno stabilite da ogni paese per conto proprio e non direttamente dalla commissione europea.

Beppe Pisanu ha cercato di presentarla come un successo: «C'è consenso unanime» ha esordito in una pausa del vertice informale di Roma. Ma la verità è che la proposta delle quote europee è stata respinta con forza sia dalla Germania che dalla Svezia. «Sono pronto a parlare di coordinamento delle nostre politiche - ha detto chiaro e tondo il ministro tedesco Otto Schily - ma non sono pronto a dare le competenze alla commissione europea.

In sostanza significherebbe che la Commissione deciderebbe quante persone facciamo entrare nel nostro paese e questo non è possibile». Il ministro degli Interni tedesco ha motivato la propria perplessità sulla proposta europea spiegando che «se un paese concede l'ingresso a un certo numero di immigrati questo non vuol dire automaticamente che essi diventino cittadini europei».

La Germania ha approvato a marzo del 2002 una «legge sulla restrizione e il controllo dell'immigrazione» che lega i permessi di ingresso soprattutto al tipo di lavoro che ogni immigrato farà: l'accesso è garantito alle persone altamente qualificate in particolare in ambito informatico, mentre è fortemente ristretto per gli altri. La qualifica di chi entra in Germania influenza anche tutti gli altri diritti: gli ingegneri possono far entrare i loro figli fino all'età di 18 anni, gli altri entro il 12 esimo anno di età. E così via. Regole strette, fissate a fatica dopo che negli ultimi anni il governo era stato accusato dall'opposizione conservatrice di fare troppo poco contro i clandestini.

E' forse per questo che Schily oggi teme che le norme europee finiscano per far saltare il testo fissato a fatica appena un anno e mezzo fa e non cede neppure quando Pisanu sottolinea «Abbiamo elementi fondati per credere che organizzazioni terroristiche come Al Qaeda si finanzino anche tramite l'immigrazione clandestina, che frutta 2,5 miliardi di euro all'anno». «Lo abbiamo sempre saputo - ha risposto Schily - dobbiamo tenerlo presente occupandoci di terrorismo».

E' passata invece, fra l'accordo generale la proposta di una agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne. La Germania ospiterà un centro di controllo delle frontiere terrestri, l'Italia di quelle aeree, mentre Spagna e Grecia si occuperanno di coordinare il controllo delle frontiere marittime. Al controllo congiunto delle frontiere, dovranno collaborare in particolare i paesi che si apprestano ad entrare a tutti gli effetti in Europa, come Malta e Cipro, e quelli di origine e transito dei flussi, «con i quali, in alcuni casi abbiamo già stretto accordi, come per Tunisia, Siri Lanka, Libia ed Egitto».
Proprio ieri, intanto, il partito popolare spagnolo e quello socialista hanno siglato l'accordo per una nuova legge sull'immigrazione che prevede l'introduzione di visti temporanei: tre mesi di tempo per cercare lavoro nei settori considerati prioritari dal governo. Ad accedervi, però, saranno solo le persone di origine spagnola o quelli che dimostrano di avere qualifiche specifiche.


Autore: Sara Menafra
Fonte: Il Manifesto




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