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I figli di Madre Europa

01.06.2003

Oggi in Italia si parla di tutto: per esempio il Papa racconta dell’importanza del ruolo dei giornalisti come ambasciatori di pace; il Presidente Ciampi domani celebrerà la festa della Repubblica; i politici preparano il G8 e tanto d’altro, ma non una parola è spesa per i bambini, che secondo le ultime statistiche sentono l’insufficienza dei rapporti famigliari dove i genitori preoccupati dall’euro e dall’inflazione non hanno il tempo per fare i genitori, e l’argomento “figli” costituisce soprattutto un costo.

“Prima che il carro si ribalti”, come dice un proverbio bulgaro, in relazione con la Giornata Internazionale dei bambini del primo giugno, possiamo provare ad attraversare un ponte particolare tra Italia e Bulgaria tramite l’Europa, e da questo ponte “virtuale” le cose sembrano sia interessanti che inedite. Sentiamo il messaggio che ha trasmesso agli ascoltatori del Programma Horizont, Pietro Mandrini, andato tantissime volte nel nostro paese e che per iniziativa personale ha conosciuto l’angoscia e le poche gioie di quei bambini che vivono nelle “Case per bambini senza cure di genitori”.

Parecchie volte lui e altri suoi connazionali, hanno fatto delle donazioni o hanno prestato aiuto morale a questi bambini che si devono educare e formare lontano dalla propria casa natale e dalle carezze dei genitori:” Secondo me - dice Pietro Mandrini - il vero aiuto per questi bambini non è l’adozione, ma creare buone condizioni di vita là dove sono nati, perché loro sono figli della Bulgaria e un giorno, quando saranno adulti, dovranno sentirsi indispensabili e utili alla Patria. Bisogna dare loro una mano in modo che, dalle Case che gli ospitano, escano dei giovani con buona istruzione, educati e utili alla società. Tutto questo dipende dalla responsabilità morale degli assistenti e degli insegnanti, dalla loro umanità e cultura ed è importante che il sostegno finanziario e le donazioni siano uguali per tutti i bambini”.

Il signor Mandrini ha raccontato che insieme con l’associazione dei pensionati di Pavia, finanziano i bambini orfani del Madagascar per permettergli di studiare, crescere e educare alla pari degli altri bambini. Un segnale di solidarietà senza confini, utile in se e nella sua intenzione di crescita dei valori morali e dei beni materiali. E’ importante saper cogliere l’attimo, come dicono i poeti, perché adesso, con l’allargamento dell’Europa , si creano delle situazioni, capaci di deviare l’attenzione sulla cosa più importante per il futuro: i bambini di Madre Europa compreso anche i bambini bulgari.

Sulle pagine della raffinata rivista “La Repubblica delle Donne”, il giornalista Paolo Rumiz grande conoscitore dell’Est Europeo, descrive quella parte del vecchio continente “in sala d’attesa che arranca, tra mafie, febbri etniche e protettorati militari altrui, in bilico tra zavorre post-comuniste e le pressioni del Fondo monetario internazionale”. Sono i paesi al sud o prospicienti il bacino del Danubio, che i nuovi membri della comunità come Polonia, Ungheria, Slovenia o Repubblica Ceca non vogliono sentir parlare. Per loro i serbi sono “tagliagola”, i romeni “miserabili”, i bulgari “maledetti”, per russi e turchi neanche a parlarne. Loro non vogliono dividere la torta del benessere economico europeo e se potessero costruirebbero un muro per dividere la Prosperità dell’Ovest dalla Potenzialità dell’Est.

E la domanda nasce spontanea: cosa sanno gli italiani veramente della Bulgaria per esempio? Soltanto dell’ENEL e dell’Unicredito che hanno interesse da quelle parti!?!. Della cultura e dei costumi dei bulgari niente. Gli intellettuali a Sofia, Belgrado e Bucarest , cercano di spiegare che i Balcani restano una risorsa per l’Europa, un grande laboratorio geopolitico di tolleranze etniche, dove può entrare solo chi è capace di “comprendere”. La “questione” Bulgaria è un esempio delle gelosie e degli egoismi da parte dei nuovi membri dell’Unione Europea, e queste gelosie esistono là dove si esaurisce lo spazio culturale ed economico, “qual è, in definitiva, l’anima dell’Europa”, si chiede Paolo Rumiz? E risponde che per Italia “la direzione è il Sudest”, dove (l’Italia) potrebbe investire nelle industrie, nella cultura e nelle infrastrutture. Ma per effettuare l’aggancio - diciamolo con il linguaggio degli astronauti - è necessario che là possa incontrare quei bambini divenuti giovani, istruiti e preparati, che con le proprie nozioni e la propria cultura nazionale potranno contribuire al reale allargamento di Madre Europa proprio là dove è nata la culla della più antica civiltà denominata “Evropa” che ha avuto come sua prima Patria i Balcani e le terre bulgare.

Trasmesso il giorno 01.06.2003, durante il programma “Horizont za vas”.
Elena Chahanova é corrispondente della Radio Nazionale Bulgara dall'Italia.


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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