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Sofia-Belgrado: gemellaggio di mafie?

29.04.2003 - Sofia

Alcuni giorni prima dell’attentato mortale al controverso uomo d’affari bulgaro Ivan Todorov, alias Doctor, gli uomini chiave del contrabbando e del traffico di droga dei Balcani si erano riuniti in una località turistica greca. Lo riporta il settimanale bulgaro “168 Chassa” in un articolo titolato “Il clan di Zemun dietro agli attentati mafiosi in Bulgaria” (n.d.r Zemun è un quartiere di Belgrado dal quale ha preso il nome un potente gruppo malavitoso serbo che si ritiene responsabile del recente assassinio del premier Zoran Djindjic). Ivan Todorov non era presente alla “rimpatriata” greca. Questo sta a dimostrare che aveva già perso potere nell’ambiente. Secondo i giornalisti del settimanale bulgaro dopo la sua eliminazione il suo posto è stato rapidamente occupato da Konstantin Dimitrov, alias Samokovetsa. E quest’ultimo era stato subito individuato come uno dei possibili mandanti dell’attentato a Todorov.

La febbre dell’oro

La serie di attentati mafiosi ai quali si è assistito negli ultimi mesi nella capitale Sofia sono probabilmente legati ad una lotta tra gruppi rivali per guadagnare la supremazia nel traffico di stupefacenti. La situazione si è fatta ancor più tesa in seguito alle decine di arresti condotti in Serbia dopo l’omicidio Djindjic. Si è presentata infatti una nuovo torta da spartire: l’importazione della droga e di altre merci di contrabbando in Serbia.

La cocaina di Sreten

Nel 1998 i personaggi che oggi si affrontano per il predominio nel mondo della malavita bulgaro erano tutti amici molto stretti. Ivan Todorov era uno di loro e solo più tardi ha iniziato ad indossare giacca e cravatta per ripulire la propria immagine. Tra gli amici di Todorov, secondo il Ministero degli interni bulgaro, vi sarebbero stati anche alcuni gangster internazionali e criminali di guerra come Sreten Jovic ed il famigerato Arkan. L’elemento di collegamento tra loro sarebbe stato il bulgaro Poli Pantev che ha vissuto in Serbia negli anni dell’embargo contro la Jugoslavia. Rapporti comunque contrastati. Jovic sarebbe stato infatti “fregato” dai partner bulgari in due occasioni. In un caso sparirono nei pressi di Blagoevgrad addirittura 600 kg di cocaina. Gli “amici” di Sreten vendettero la cocaina senza dividere i ricavati con quest’ultimo. A pagare fu lo stesso Poli Pantev, assassinato nei Caraibi. E secondo il Ministero degli interni molti degli attentati e degli omicidi dell’ultimo anno sarebbero da ricollegarsi alla vendetta del clan di Zemun per gli sgarri subiti dai “colleghi” bulgari. Altre prove dei legami di Todorov con il clan di Zemun vennero poi raccolte in seguito all’arresto di Nenad Milenkovic, uomo del clan di Zemun a Sofia. Nenad è ora divenuto l’erede di Sreten nella capitale bulgara e controlla la via dell’ eroina dalla Turchia a Belgrado passando per la Bulgaria. La polizia serba ritiene che il maggior socio in affari di Nenad Milenkovic sia proprio Konstantin Dimitrov.

E la politica?

Nell’articolo pubblicato da “168 Chassa” si rammenta inoltre che forti sono i rapporti tra questi gruppi mafiosi e gli ambienti politici sia in Serbia che in Bulgaria. “Vi è una protezione tacita da parte delle élites dominanti nei Balcani” si afferma, aggiungendo che in realtà questi gruppi malavitosi non fanno altro che tenere aperte le vie di contrabbando prima garantite direttamente dagli appartati statali. Questa “protezione politica” costerebbe sempre secondo il settimanale circa il 40% dei proventi dei traffici illeciti.


Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani




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