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Erano proprio studenti i «clandestini» bulgari

14.04.2003 - Trieste

Erano davvero studenti. Era da poco passata la mezzanotte quando si sono presentati regolarmente in uscita al valico di Fernetti i 71 cittadini bulgari che erano stati respinti giovedì all’alba dalla polizia di frontiera italiana ed erano rimasti per 30 ore fermi nella terra di nessuno.

Quel pullman che stava lasciando la Slovenia trasportava studenti in gita scolastica oppure immigrati extracomunitari che avevano trovato un escamotage per entrare nel nostro Paese? Il loro viaggio di ritorno vale una conferma: si trattava di una semplice gita. Un paio di giorni per vedere spiccioli di riviera romagnola e una breve tappa a Venezia. Ricordi da portare in Bulgaria insieme agli ingombranti pupazzi di peluche che facevano bella mostra di sè, seminati qua e là sui due piani del pullman bianco-viola.

Ma anche il ritorno non è stata una formalità. I passeggeri sono stati fatti scendere per essere contati, i passaporti (che erano stati fotocopiati all’andata) sono stati sottoposti a una rigorosa verifica. Negli occhi di molti la preoccupazione che si ripetesse il calvario dell’andata. Intanto il primo dei due pullman, quello che anche giovedì aveva passato il valico senza problemi, era a quel punto già in Ungheria: era infatti partito in anticipo di mezza giornata.

Una gita scolastica, quella dei ragazzi bulgari, con tanto di «sponsor». ««Ho invitato io in Italia questi ragazzi bulgari assieme ai loro insegnanti. Lo faccio da tempo perché sono un cattolico e credo nell’amicizia tra i popoli e le etnie. Finora non avevo mai pubblicizzato queste mie iniziative, ma ciò che è accaduto giovedì a Fernetti mi costringe a parlare, a uscire dall’anonimato».

Giuseppe Cataritano, 40 anni, imprenditore edile, originario di Catanzaro ma da tempo residente a Sanremo, è infatti il «patron» del Tour in Italia dei 71 giovani studenti di Sofia. Giovedì si era attivato per permettere ai ragazzi e ai loro accompagnatori (gli insegnanti, due presidi e un medico) di varcare il confine. Erano entrati in Italia solo grazie all’intervento del Console bulgaro di Milano e per tre giorni hanno visitato prima Rimini, poi Verona e infine Venezia.

«Se a Fernetti l’altro giorno non fosse accaduto quel casino, non avrei detto a nessuno delle mie iniziative. Il viaggio per questa comitiva l’ho pagato di tasca mia: seimila euro per l’albergo Trocadero di Rimini; altri tremila per panini, souvenir, fotografie. Ho due figli, una moglie e 75 operai in una fabbrica di porcellane. Se recupero dal mio lavoro dei soldini, li spendo anche per le scuole del terzo mondo. Beneficenza. Ho lavorato in Bulgaria e conosco tanti bulgari. Ecco perché non riesco a digerire ciò che è accaduto alla frontiera. A brevissima scadenza altri studenti arriveranno in visita in Italia assieme ai loro insegnanti e io intendo farli entrare nel nostro Paese attraverso Fernetti. Voglio cancellare ciò che è accaduto giovedì. Voglio dimostrare coi fatti che noi italiani siamo persone a posto, con una coscienza e un cuore. Ma che clandestini, come si è visto erano bravi ragazzi in gita».

La polizia di Frontiera aveva bloccato la comitiva perché molti ragazzi avevano in tasca solo 30 euro. La legge al contrario prevede che lo straniero che intende visitare il nostro Paese, abbia una disponibilità di almeno 269 euro per un soggiorno da uno a cinque giorni.

«Sono curioso di vedere se tutti rientreranno in Bulgaria. Chi garantisce che non siano venuti in Italia per cercare lavoro?» aveva affermato giovedì Antonio Abate, dirigente della polizia di Frontiera. I pochi soldi in tasca e i bagagli voluminosi dei giovani, avevano innescato prima i sospetti, poi l’ordine di «respingimento» dall’Italia.


Fonte: Il Piccolo




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28.04.2003Commento [gboris]
solite figure meschine dell'ITALIA verso gli stranieri!
29.04.2003Commento [michele2]
Non si tratta di una "solita figura meschina dell'Italia verso gli stranieri", ma di un classico caso di eccesso di zelo certamente da biasimare, ma che può ovviamente essere commesso dai doganieri di qualsiasi Paese del mondo...

Generalizzare a mio parere è sempre sbagliato, e del resto è stato lo stesso organizzatore del viaggio degli studenti bulgari ad invitare a non farlo...


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