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Intervista della Radio Bulgara a Candido Cannav˛

30.03.2003

Intervista di Elena Chahanova con Candido Cannavò Direttore Editoriale Area Sport gruppo RCS in esclusiva per la Radio Nazionale Bulgara, trasmessa il 30.03.03 durante la trasmissione “Horizont za vas” in studio con Kalin Katev.

Candido Cannavò fino ad un anno fa era il Direttore del più antico giornale sportivo del mondo la Gazzetta dello sport. Una “vita in rosa” come dice lui nel suo omonimo libro, riferimento alle pagine rosa del giornale. Alla Gazzetta dello sport Candido Cannavò è Direttore per 19 anni dal 1983 al 2002. Entra come reporter nel 1955. In tutto 50 anni di giornalismo, durante le quali lui ha raccontato con eleganza, mai sopra le righe e con competenza tantissimi Mondiali, 9 Olimpiadi, il Giro d’Italia e tanti altri eventi, che hanno trasformato la Gazzetta dello sport nel più prestigioso quotidiano sportivo del mondo.

Nato il 29 novembre del 1930 a Catania, inizia la carriera giornalistica nel giornale “La Sicilia”, poi arriva la Gazzetta dello sport, dove anche oggi nella sua qualità di Direttore Editoriale scrive i suoì articoli. Per esempio oggi nella sua rubrica “Candidamente” con titolo “Cavalleria rusticana” descrive l’omonima situazione nel mondo del calcio italiano. Di Candido Cannavò Giovanni Agnelli diceva che “non sapremo mai ciò che la medicina ha perso, visto che il giovane Cannavò ha deciso di diventare giornalista, ma sappiamo quando ci ha guadagnato lo sport e noi con lui”.

Conoscendo le sue opere, la ricchezza linguistica che ha elevato lo sport come cultura, potrei associarlo ai grandi giornalisti-scrittori come Hamingway ed Indro Montanelli. Per loro i fatti e gli eventi non hanno colore politico. I nostri ascoltatori mi hanno spesso sentito citare i suoi pensieri ed opinioni. Questa volta ha raccontato di persona, in esclusiva per loro!

La nostra conversazione è iniziata con l’argomento che mi ha fatto sempre impressione durante la sua direzione della Gazzetta dello sport e che continua anche ora, e cioè, dare sempre spazio agli avvenimenti bellici. Oggi parla dell’Iraq. Perché?


“Perché io credo che lo sport faccia parte della vita e quando c’è un avvenimento grande che crea un’emozione in tutto il mondo, evidentemente non si può fare finta di nulla e restare estranei, non accorgersi che c’è una tragedia che si svolge nel mondo. E’ una presenza sia informativa, ma soprattutto simbolica per far capire alla gente che il mondo dello sport partecipa a questo, non è un mondo a parte”.

Allora, quale è la ragione del campionato di calcio iracheno che continua sotto le bombe?

“Loro vogliono continuare a dare un segno di vita, perché nel regime certe cose hanno un valore molto simbolico. Si deve dare l’impressione che tutto va bene, che tutto deve continuare. Eppoi non lo so francamente che partite siano, che regolarità abbiano. Molto probabilmente è un messaggio che si vuol mandare al mondo, come dire ”noi non abbiamo paura”, “noi continuiamo a vivere come prima”, anche se sappiamo che questo non è vero perché basta vedere quello che succede coi bombardamenti per capire che quello non è un popolo che potrebbe continuare ha giocare il calcio in questo momento”.

E, i bambini iracheni che amano più di tutto il calcio italiano?

“Il calcio italiano è popolare in tutto il mondo.Io sono stato in diverse parti del mondo anche in zone di guerra ed ho notato questo, come in Kossovo e in Serbia, dove sono stato quando c’era la guerra. Una volta sono stato in Kossovo con Ronaldo dove c’è una popolarità immensa e con tutti bambini attorno è molto commovente. In questo momento però non si può aiutare niente, in questo momento non si può fare niente contro queste maledette bombe! E io dico che si può fare tanto cosi come noi per Sarajevo. Come Gazzetta dello sport abbiamo fatto un programma umanitario che si rivolgeva proprio al mondo sportivo della Bosnia. Abbiamo mandato tanto materiale sportivo per gli atleti : scarpe, magliette, tute, attrezzature per lo sport.

E questa è una cosa che si può fare ed è bello avere questa solidarietà. Però non è bello che bisogna che ci sia una guerra perchÚ fra due popoli si stabilisca un regime di solidarietà. La guerra è una cosa che fa schifo sempre! E’ questa fa ancora più schifo delle altre”.

Dopo queste sue parole vorrei aggiungere ancora qualcosa per far capire meglio la persona Candido Cannavò: dopo i bombardamenti sulla natale Catania nel 1943, lui si ricorda dei ragazzi rimasti senza punti di riferimento per la vita, d’un tratto impoveriti, con i piedi su una sorte di spartiacque da dove doveva ricominciare la nuova vita:”Dopo il terrore, la fame, i pidocchi, è stato lo sport che ci ha restituito la capacità di sognare”.
A me non resta che confermare che lo sport è un qualcosa in più che dare un calcio ad un pallone, di un attrezzo sollevato o di un record riuscito!

Commento dallo studio di Sofia di Kalin Katev:” Sono d’accordo con Candido Cannavò. Sono convinto che la maggioranza, quasi tutti da noi hanno un opinione a senso unico sia per la guerra sia per lo sport”.


Autore: Elena Chahanova
Fonte: Radio Nazionale Bulgara




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