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Allearsi con Washington conviene davvero?

11.03.2003 - Sofia

Nel suo ultimo numero, il settimanale bulgaro "Kapital" dedica un'intera sezione al tema dei rapporti tra Washington e Sofia alla luce della crisi irachena. Nell'articolo centrale, scritto da Ilin Stanev, si osserva come la settimana scorsa la Bulgaria, con la sua offerta di basi militari agli USA, sia entrata tra le "top news" di tutto il mondo: "Il fatto che la Bulgaria sia diventata una top news tuttavia è dovuto anche a una serie di coincidenze: la partecipazione di Sofia al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la posizione geografica del paese come ponte verso il Medio Oriente e l'Asia Centrale, nonché la politica irachena di Washington, che ha bisogno assoluto di alleati.

Proprio per questo la luce dei proiettori potrebbe spegnersi presto: entro un mese con ogni probabilità comincerà l'operazione contro l'Iraq, a fine anno scade il mandato della Bulgaria nel Consiglio di Sicurezza e nei prossimi mesi Sofia, volente o nolente, dovrà fare i conti soprattutto con l'UE.

Tutto questo porta ad alcune domande. Quali sono i rischi a lungo termine che derivano dall'attuale esposizione del paese a livello di politica estera e come potranno essere ridotti al minimo nel futuro immediato? La seconda e forse più importante domanda è fino a che punto Sofia potrà sfruttare a proprio vantaggio i contraddittori successi ottenuti e se in ultimo la speranza di ricevere investimenti americani, di vedersi rimborsare parte del debito iracheno e aumentare l'interesse per le merci bulgare non si ridurranno a commenti ironici come quello pubblicato nei giorni scorsi dal 'Newsweek': 'Caspita, se per questi ragazzi Don Evans (il ministro americano del commercio - N.d.R.) è un forte segno di sostegno, saranno nostri amici per l'eternità'.

Stanev individua come "il pericolo più immediato la richiesta da parte degli USA che la Bulgaria appoggi la nuova risoluzione in sede di Consiglio di Sicurezza, al fine di ottenere il semaforo verde per un'operazione contro l'Iraq". La Bulgaria a questo punto non ha una "terza" possibilità, cioè quella di astenersi, e quindi vi è il rischio che "i pesanti commenti formulati dal presidente francese rispetto alla Bulgaria diventino, in confronto a quello che gli sentiremo dire in futuro, semplicemente un'espressione di benevolenza.

In un'intervista rilasciata la settimana scorsa all'emittente bTV, il ministro per le questioni europee, Meglena Kuneva, ha dichiarato che l'eventuale sostegno della Bulgaria a una risoluzione che autorizzi gli USA e i loro alleati ad attaccare l'Iraq potrebbe portare a un rallentamento delle trattative pre-adesione con l'UE". Kuneva, osserva "Kapital", ha rilasciato tale preoccupata dichiarazione di ritorno dalla Grecia, il paese che ha la presidenza di turno dell'Unione Europea. Il settimanale bulgaro dà più peso alle sue dichiarazioni, rispetto a quelle del ministro degli esteri italiano Frattini, il quale, durante una visita a Sofia, ha dichiarato che la posizione assunta dalla Bulgaria non inciderà sui rapporti con Bruxelles.

L'UE non ha ancora approvato il bilancio per il periodo 2007-2013 e la Bulgaria, candidata all'adesione per il 2007, è stata messa in lista di attesa per molti capitoli importanti, in particolare quello relativo alle politiche agricole, un cui sviluppo negativo potrebbe avere conseguenze economiche molto pesanti per Sofia. "Sul lungo termine", scrive Stanev, "la crisi irachena intaccherà i rapporti tra USA ed Europa, indipendentemente dai commenti rassicuranti che verranno pubblicati. Allora sicuramente la Bulgaria dovrà fare una scelta e questa sceltà sarà necessariamente orientata all'UE. Tutte le promesse che Washington sta facendo in questi giorni, non hanno alcuna chanche di essere realizzate", a parte, forse, un'accelerazione del processo di adesione alla NATO. Quando si arriverà al momento decisivo, "si porrà la domanda di dove siano rimaste tutte le promesse di Washington, con la conseguenza di tutta una serie di delusioni e di scetticismo".

In un altro articolo dello speciale sui rapporti con gli USA, nel quale si mettono in dubbio le effettive intenzioni di Washington di dare sostegno economico alla Bulgaria, "Kapital" cita indirettamente anche l'Italia: "La società Entergy, che è il maggiore investitore americano in Bulgaria, ha venduto all'italiana Enel Produzione il proprio pacchetto di maggioranza nella società incaricata di realizzare il megaprogetto per la centrale termoelettrica Marica-Iztok 3. [...]

Questa operazione è solo il primo passo per un pieno ritiro della Entergy dal nostro paese. Se un investitore di tali dimensioni abbandona completamente la Bulgaria, è difficile che altre aziende USA si sentano incoraggiate a investire nel nostro paese, per quanto l'amministrazione americana si sforzi di presentarci come un'economia di mercato che funziona". Anche sull'effettiva portata della proposta USA di trovare una soluzione per il rimborso del debito iracheno nei confronti di Sofia il settimanale bulgaro rimane scettico: è vero che grandi compagnie come la Mobil/Exxon e la Chevron/Texaco potrebbero prendersi carico di una tale operazione, ma attualmente il debito iracheno viene scambiato sul mercato a prezzi pari al 10-15% del valore nominale e in genere operazioni come quella che potrebbe essere messa in atto per il debito verso la Bulgaria riguardano solo la somma principale, e non comprendono gli interessi cumulati. L'entrata nelle casse di Sofia sarebbe quindi di gran lunga inferiore alla cifra prospettata di 1,7 mld di USD.

(da "Kapital" [Sofia], 8-14 marzo 2003)


Autore: Andrea Ferrario
Fonte: Notizie Est - Balcani




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