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Un proiettile al cuore del più ricco di Bulgaria

11.03.2003 - Sofia

Il miliardario bulgaro Ilya Pavlov è stato ucciso la sera del 7 marzo scorso. Un solo colpo che gli ha perforato il cuore. Il settimanale 'KOI' all’inizio dell’anno indicava il presidente della 'MG Corporation' tra gli uomini più ricchi dell’intera Bulgaria, con una fortuna che si aggirava sui 2,5 miliardi di leva (1.289.000.000 euro). La 'MG Corporation' guidata da Pavlov raggruppa altre 55 imprese. Prima di arrivare alla costituzione di quest’ultima Pavlov aveva fondato l’ambiguo 'Multigroup', società dietro la quale si nascondevano con tutta probabilità attività criminose. Le principali attività dell’imprenditore bulgaro erano nel campo del turismo, dell’estrazione mineraria, dell’industria di raffinazione dello zucchero. Nel 1996 era stato inoltre nominato alla presidenza di un’azienda bulgaro-russa che si occupava di estrazione e commercializzazione di gas metano.

L’omicidio era sulle pagine di tutti i quotidiani l’8 marzo. “Cecchino spara a Pavlov e lo uccide con un solo proiettile – imprenditori e politici scioccati”, titola Standart; “Il più ricco di Bulgaria ucciso con un solo proiettile” il titolo scelto invece da Trud che poi qualche giorno dopo riporta quale titolo principale della prima pagina “La crisi dello Stato”, citando le parole del vice-Presidente della Bulgaria Angel Marin.

Tutti i commentatori non hanno potuto non notare che Pavlov é stato ucciso all’indomani di una sua importante testimonianza sull’omicidio di Andrei Lukanov, ex-Premier dopo la caduta del comunismo, ucciso nel 1996. I giornalisti hanno ricordato di una lite avvenuta tra i due a Mosca, due giorni prima che Lukanov fosse ucciso. “Ti ho creato e posso distruggerti” - aveva affermato in quell’occasione Lukanov, non meno dura la risposta di Pavlov “Non dimenticarti che sono io ora a guidare il treno”.

Secondo gli analisti le ragioni ed i mandanti dell’omicidio sono da ricercarsi nell’ambiente della cosiddetta 'wrestling mafia'. In Bulgaria ed in particolare nella capitale Sofia molte attività criminali sono fin dai primi anni novanta nelle mani di organizzazioni mafiose gestite da ex lottatori, ex sollevatori di pesi ed ex appartenenti ai corpi speciali della polizia. E Pavlov non era lontano da questi ambienti. Il suo 'Multigroup' è stato per anni la faccia pulita di questi affari malavitosi. Lo stesso Pavlov era un ex lottatore.

Secondo Trud “l’omicidio è dovuto ad interessi inconciliabili tra gruppi mafiosi”. Ma sono diverse le ipotesi fatte dai giornali e tra queste, quella che sembra più credibile, è che Pavlov fosse fortemente indebitato. Debiti da ricondurre ad alcuni affari falliti quando si occupava di gas metano. Lo ha affermato una fonte anonima del dipartimento del Ministero degli interni che si occupa di lotta al crimine organizzato.

Nei suoi anni migliori il 'Multigroup' comprendeva nelle proprie strutture Ministri e vice-Ministri, segretari generali, banchieri, funzionari dei servizi segreti. Le informazioni riservate di questi ultimi venivano continuamente 'monetizzate' nel settore privato. Trud pubblica un elenco dei membri dell’ex nomenclatura comunista e dei servizi segreti bulgari che hanno fatto parte del 'Multigroup', tra questi: Dimiter Ivanov, capo di sei dipartimenti dei servizi segreti durante il comunismo, Mladen Apostolov, anche lui dei servizi segreti, Roumen Serbezov, ex membro del comitato centrale del Partito comunista bulgaro, Spartak Zharov, alto funzionario della 'Kintex', una delle maggiori industrie statali di produzione di armamenti.

E da più fonti Pavlov era stato indicato quale mafioso. In un rapporto dell’ambasciata americana spedito a Washington nel 1998 si affermava come Pavlov non fosse “adeguato per ottenere il passaporto americano, essendo le imprese da lui controllate sospettate di riciclaggio, furti ed omicidi. Nello stesso anno l’allora Ministro degli interni Bogmil Bonev, in Parlamento, affermò chiaramente che la compagnia 'Multigroup' venne creata grazie ai fondi neri del comitato centrale del Partito comunista bulgaro su intercessione dell’ex Premier Andrey Lukanov. E sempre nel 1998 Trud ricordava come 'Multigroup' fosse accusata di aver violato nel 1992 l’embargo ONU sulla Repubblica federale di Jugoslavia e che Pavlov iniziava ad essere conosciuto con il soprannome dell’Al Capone bulgaro. Quest’ultimo è riuscito, secondo un commento della radio nazionale bulgara, a trasformare bande di lottatori da strutture esclusivamente volte al racket a gruppi di potere economici.

L’omicidio di Pavlov non è affatto casuale ed è altamente simbolico, ha commentato la sociologa Mira Yanova per la Radio nazionale bulgara, tutte le figure della transizione sono cresciute rapidamente e sono sparite altrettanto rapidamente. E’ inoltre un chiaro avvertimento sul fallimento dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata che si sta in questi mesi 'riposizionando' procedendo ad una resa dei conti interna.

'24 Chassa' ricorda che l’anno scorso, gli invitati all’imponente matrimonio della figlia del Primo ministro Simeon vennero ospitati proprio presso un Hotel di Ilya Pavlov nella tenuta di Borovesh. E Simeon Saxe-Coburg Gotha recentemente ha incontrato Iliya Pavlov assieme ad altri membri del club d’affari 'Vazrazdane', che riunisce ricchi imprenditori bulgari. Il governo attuale ha inoltre coinvolto ditte di Pavlov nel progetto che prevede la costruzione di un oleodotto che dovrebbe congiungere la città bulgara di Bourgas con il porto greco di Alessandropoli. I collegamenti tra Pavlov e l’attuale governo non terminano qui. Il Ministro per la pubblica amministrazione, Dimiter Kalchev, era l’ex direttore della 'Kredit Bank', istituto bancario di proprietà di Pavlov poi finito in bancarotta. Ed il settimanale tedesco 'Der Spiegel' ricorda come durante il proprio esilio, Simeon non esitava ad apparire in pubblico in compagnia di Pavlov.

Il prezzo per un omicidio in Bulgaria si aggira dai 5.000 ai 50.000 dollari, riporta '24 Chassa', ed il proiettile è divenuto in Bulgaria il miglior mezzo di pagamento, due o tre grammi di piombo in questo caso sono arrivati a valere 1,5 miliardi di dollari.


Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani




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