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Bulgaria: contro la bancarotta le rimesse dall’estero

28.02.2003 - Sofia

Un ragazzo bulgaro che lavora in Spagna ritorna nella sua terra natale per una breve vacanza. Arrotolati in una cintura speciale, che porta sotto la giacca, 5.000 dollari in contanti che devono essere distribuiti tra le famiglie dei suoi colleghi gastarbeiter.

L’immagine, frequente prima del 1989, non è rara neppure oggi nonostante l'attuale regolamentazione liberale in merito all’importazione di valuta straniera. Solo cifre superiori ai 5.000 leva (2.577 euro) devono essere dichiarate alla dogana. Ci sono poi modalità migliori per il trasferimento di valuta, con meno rischi: ad esempio attraverso la Western Union o la Money Gram che effettuano bonifici bancari.

Circa 177.000 bulgari sono emigrati nel periodo che va dal censimento del 1991 a quello del 2001. Meno di 19.000 sono invece rientrati in patria. Se poi aggiungiamo il massiccio esodo di cittadini della comunità turca negli anni ’80, quanto circa 700.000 persone lasciarono il Paese, e l’emigrazione precedente al 1991, circa 1 milione e mezzo di persone, si fa presto a calcolare che la diaspora rappresenta circa un terzo dell’attuale popolazione della Bulgaria.

Le stime sugli effetti di questa diaspora spesso divergono e sono contraddittorie. Sicuramente l’emigrazione ha causato un collasso demografico. Ma vi sono anche effetti positivi in particolare per l’economia. L’emigrazione è infatti una fonte rilevante di risorse finanziarie ed aiuta a trasferire management e tecnologie occidentali verso il Paese. E' inoltre una valvola che in parte sgonfia la tensione sociale legata alla disoccupazione.

I trasferimenti di denaro degli emigranti verso casa aumentano di anno in anno ed hanno oramai superato gli investimenti esteri in Bulgaria. Nel 1998 il totale delle rimesse dall’estero ammontava a 177,3 milioni di dollari, cioè l'1,4% del PNL, secondo i dati della Banca nazionale bulgara. E nel 2001 questa cifra è più che raddoppiata arrivando a 402,1 milioni di dollari, cioè il 2,5% del PNL. Nel 2002 la crescita è continuata.

Gli esperti della Banca centrale della Bulgaria ritengono che questi trasferimenti di denaro vengono in gran parte utilizzati per spese di prima necessità e per garantire la sopravvivenza del proprio nucleo familiare. Nei primi 11 mesi del 2002 è stato calcolato che in media ciascun bulgaro abbia 'ricevuto dall’estero' 56 dollari.

Per contro, tra il gennaio ed il novembre 2002 gli investimenti diretti esteri si sono attestati sui 428,7 milioni di dollari, cioè 20,9 milioni in meno rispetto alle rimesse dall’estero entrate in Bulgaria nello stesso periodo.

Il lavoro dei bulgari all’estero è senza dubbio facilitato dalla nuova normativa in merito ai visti per l’UE. L’ottenimento per un cittadino bulgaro di un visto turistico della durata di tre mesi è infatti divenuto automatico. E molti riescono in questi tre mesi a trovarsi un lavoro e poi regolarizzare la propria posizione. Chi non ci riesce spesso non rientra in patria e rimane a lavorare in clandestinità.

Sono 300.000 le persone che mensilmente inviano alle proprie famiglie somme che vanno dai 100 ai 300 dollari, lo sottolineano alcuni dati pubblicati dall’Agenzia per i bulgari all’estero. Si tratta di una vera 'assistenza sociale' che i gastarbeiter garantiscono alle proprie famiglie.

C’è chi va però oltre le rimesse dall’estero. Si tratta di gastarbeiter della vecchia generazione che sono riusciti all’estero a trovare il successo e poi hanno investito le loro ingenti risorse finanziarie in patria. Uno di questi è Ivan Zografski, proprietario di uno dei migliori hotel di Sofia, il 'Kempinski-Zografski'; un altro è Bobi Betz che ha creato la grossa ditta internazionale di trasporti 'Komko'.

E non è raro che tra i nuovi investitori in Bulgaria si ritrovino i nomi di ex-direttori, durante il periodo comunista, di ditte statali. Emigrati all’estero dopo il 1989 stanno ora rientrando in posizioni di potere.
Anche l’attuale Governo presenta tra i suoi ranghi alcuni emigranti eccellenti. Il Ministro delle finanze Milen Velchev ed il suo collega a capo del dicastero per l’economia, Nikolai Vassiliev, hanno fatto carriera nella City di Londra. Lo stesso Primo ministro Simeon Saxe-Coburg Gotha si può definire un emigrante, seppur del tutto particolare.

Secondo l’Agenzia per i bulgari all’estero attualmente sarebbero 500.000 i bulgari che lavorano in Europa. Soprattutto in Inghilterra, Irlanda del nord, Spagna e Grecia. E, secondo i giornalisti di Kapital, la Bulgaria non finisce in bancarotta esclusivamente “grazie a loro”.


Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani


Per approfondire: Notizie di Economia



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