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La NATO extra-large ad Est

22.11.2002 - Praga

Come gestire la forza e fare una guerra ai tempi del terzo millennio. La Nato cambia pelle approvando una nuova dottrina e la creazione di strutture destinate a far dimenticare l'origine dell'organizzazione, quando il nemico era oltre cortina mentre oggi siede al suo fianco.

A Praga la Nato ha aggiunto altri sette posti per altrettanti paesi dell'est europeo, ha adottato la strategia della guerra preventiva (potrà colpire quando si riterrà minacciata e non più solo se attaccata, secondo modalità coperte ovviamente dal segreto su cui però ci sono resistenze da parte di alcuni paesi), ha dato via libera alla creazione di una forza di reazione rapida di 20.000 uomini operativa dal primo novembre del 2006 e ha deliberato la nascita di una sorta di agenzia al suo interno cui gli stati membri si rivolgeranno quando sarà necessario per acquisire sistemi d'arma per una operazione.

Questa ultima decisione, sollecitata dagli Stati uniti, dovrebbe servire a risolvere uno dei temi di maggior litigio tra i partner Nato: come dividere meglio gli oneri delle spese militari tra gli alleati. L'agenzia sarà finanziata dagli stati nazionali, anche se non é ancora chiaro se con soldi aggiuntivi rispetto agli attuali bilanci della difesa oppure no, e funzionerà da ufficiale pagatore per l'acquisizione di mezzi presso il miglior offerente. L'obiettivo finale é riequilibrare impegno finanziario e capacità, ora troppo sbilanciati sull'America.

Il conflitto contro la mini-Jugoslavia di Slobodan Milosevic, nel 1999, ha infatti evidenziato clamorosamente il gap tra le capacità militari americane e quelle europee. Nel campo delle comunicazioni e guerra elettronica, per Joseph Ralston, capo militare (uscente) della Nato in Europa, il Pentagono ha una disponibilità di mezzi superiore tra il 90 e il 100%, dell'80% negli aerei per il rifornimento in volo, ancora del 100% nei 180 bombardieri a lungo raggio equipaggiati con missili dell'ultima generazione, tutti battenti bandiera Nato ma tutti in forza all'Usaf. E questo é solo la parte nota dell'elenco della spesa: «Quando si bombardò in Bosnia - ricorda un diplomatico europeo - in una sola settimana noi eravamo riusciti a raschiare il fondo del barile».

Gli americani insistono da tempo che l'Europa metta più soldi, trovando riluttanza e dinieghi. I tedeschi, attualmente in pessimi rapporti con la Casa Bianca nonostante l'altra sera durante la cena al Castello offerta dal presidento ceco Vaclav Havel il cancelliere e il presidente americano si siano dovuti stringere la mano, hanno ribadito proprio alla vigilia del vertice di Praga il loro no a un aumento delle spese militari. I parametri di Maastricht sono un vincolo in questo caso gradito per Berlino, così come per la maggior parte degli altri europei, alle prese con crisi economica, consumi stagnanti, buchi di bilancio. Attualmente, solo la Francia - che ha anche un arsenale autonomo dalla Nato - spende per la difesa il 2,5% del suo prodotto nazionale lordo; il 2,4 la Gran Bretagna, ma solo l'1,5 la Germania e l'1,9 l'Italia, per stare ai paesi considerati più importanti; contro il 2,9 degli Stati uniti, dato in ulteriore crescita sull'onda degli attacchi dell'11 settembre e della guerra al terrorismo internazionale cominciata con l'Afghanistan. L'Italia, ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, metterà mano al portafoglio. Aggiornando mezzi e formazione di truppe speciali, aumentando le capacità di guerra elettronica a bordo dei jet militari, e creando per il 2007-2008 tre brigate, circa 10.000 uomini, pronti a partecipare a operazioni internazionali.

La Repubblica Ceca spende il 2,2% ed é probabile che questo sia l'ordine di grandezza che i nuovi partner dell'est europeo - Bulgaria, Slovenia, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania - si saranno impegnati a garantire per essere accolti nel club militare a guida Usa. Un impegno gravoso per paesi con finanze ancora dissestate, destinato a farsi sentire sulla crescita e nella vita di tutti i giorni. Ma é questo il pedaggio che l'est europeo deve pagare per essere ammesso nella comunità occidentale, cominciando dalla Nato per approdare - dalla primavera del 2004 - nell'Unione europea. Un discorso che vale anche per la Russia, già ammessa nel Consiglio a 20 della Nato e in avvicinamento verso la Ue. Ieri, Mosca ha fatto buon viso a cattivo gioco all'annunciato allargamento dell'Alleanza. Dopo essersi opposta con forza, ha fatto sapere che non considera più una minaccia la futura presenza di forze Nato alle porte di San Pietroburgo. Semmai, la Nato farà bene a non immischiarsi mai nel conflitto russo-ceceno. Parole che oggi Vladimir Putin ripeterà a George W. Bush, nel faccia a faccia in Russia che seguirà la chiusura dei lavori del vertice di Praga. Un altro segno dei tempi, e dei suoi cupi cambiamenti.


Autore: Francesco Patern˛
Fonte: Il Manifesto


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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