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Trafficking in Bulgaria: é guerra di cifre

05.11.2002 - Sofia

Secondo l’ONG “Animus” sarebbero dalle 10.000 alle 15.000 le donne bulgare obbligate a prostituirsi in Europa. Sono cifre esagerate ribattono dal Ministero degli interni. “Non si vuole affrontare il problema” rispondono però alcuni rappresentanti della stampa.

É scontro tra l’ONG “Animus” ed i funzionari del Ministero degli interni bulgaro sul numero di donne vittime del trafficking in Bulgaria. Il dissidio é divenuto evidente in occasione di un seminario internazionale di due giorni tenutosi il 29 ed il 30 ottobre a Sofia ed incentrato sulle “Politiche contro il trafficking”.

Secondo i rappresentanti dell’ONG Animus le donne vittime del trafficking sono annualmente 10-15.000. “Le ONG riportano dati catastrofici in modo da raccogliere più fondi” ha dichiarato al quotidiano Sega Svetoslav Georgiev, membro della task force contro il trafficking istituita presso il Ministero degli interni. “Secondo ‘Animus’ vi sarebbero 10-15.000 prostitute di origine bulgara nell’Unione europea. Il dato é esagerato e non corretto, secondo nostre informazione la cifra andrebbe ridimensionata a 2500-3000 persone” ha ribadito sempre quest’ultimo.

Nadezda Stoycheva, di “Animus” ribatte però che “L’Ambasciatore polacco in Bulgaria ha affermato che sarebbero 2000 le donne d’origine bulgara avviate alla prostituzione in Polonia”. Il quotidiano “Monitor” condivide le preoccupazioni di “Animus”. Secondo quanto indicato in un reportage le strade ad esempio di Strasburgo sarebbero “affollate di prostitute di origine bulgara”. Il Ministero degli interni continua a negare, secondo quest’ultimo la Bulgaria non sarebbe al livello di sfruttamento della prostituzione che caratterizza la Romania e le Repubbliche dell’ex Unione Sovietica.

Svetozar Georgiev anzi rincara la dose; alla nostra corrispondente a Sofia ha dichiarato che “’Animus’ rifiuta di collaborare con il Minstero degli interni. Arrivo a dubitare che siano in possesso di qualsiasi statistica che riguarda il trafficking di donne nel Paese”. Secondo Georgiev é un errore concentrare tutti i finanziamenti internazionali riguardo al trafficking su questa ONG. “Ci ritroviamo nel paradosso che il Ministero degli interni abbia molti meno fondi per operare su queste tematiche. In ogni caso ci sono altre organizzazioni che si impegnano positivamente su questi aspetti. Tra queste la IOM o il Naya Centre”.

Sempre per l’Osservatorio risponde Nadezda Stoycheva: “La polizia sembra credere che la Bulgaria sia esclusivamente Paese di transito di queste donne avviate alla prostituzione. Non é solo così. I dati che abbiamo fornito rispecchiano la realtà. Le fonti però non possono essere rese pubbliche perché sono confidenziali. Per le autorità bulgare é semplicemente più facile rimuovere il problema. Le vittime del trafficking devono essere reintegrate nella vita sociale e sottostimare l’entità del problema rischia di creare il deserto attorno a chi se ne occupa”.

La Stoycheva ha poi chiarito come la politica di “Animus” sia volta essenzialmente alla riabilitazione psichica delle donne cadute vittime del trafficking ed alla loro reintegrazione. “Non utilizziamo queste donne esclusivamente come una fonte di informazioni per colpire i trafficanti” ha aggiunto poi riferendosi ai metodi del Ministero degli interni “e ci rifiutiamo di dare informazioni confidenziali che potrebbero mettere in pericolo le nostre assistite”. “Solo tre giorni fa la polizia francese ci ha comunicato che vi sarebbero più di 600 prostitute bulgare nella sola Strasburgo. Ma emerge evidente l’approccio del Ministero che percepisce come vergognose queste cifre senza però farsi carico in realtà del problema”.

Dal Ministero intanto si rende pubblico che prima della fine del 2002 ci si aspetta il Parlamento adotti una nuova legge contro il trafficking in esseri umani.


Autore: Tanya Mangalakova
Fonte: Osservatorio sui Balcani




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