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Al Forum per «pensare» un'altra Europa

03.11.2002

Il Forum sociale di Firenze é europeo non solo per geografia ma perché «pensa» l'Europa. Mario Agostinelli, del Forum mondiale delle alternative, tra gli organizzatori della quattro giorni fiorentina, ne é più che convinto.

Stai scambiando i tuoi desideri con la realtà?

No, la convinzione la ricavo da centinaia d'incontri e assemblee, dal lavoro fatto per preparare l'appuntamento di Firenze. Dopo Porto Alegre, una parte del movimento riteneva che l'Europa non avesse una sua specificità nella lotta alla globalizzazione liberista. Un fatto e una consapevolezza hanno reso evidente a tutti che questa specificità esiste. Il fatto é la guerra. I cittadini europei a grandissima maggioranza rifiutano la normalità della guerra, la supremazia istituzionalizzata a guerra preventiva. é uno scarto non da poco con il modello Bush e anche con i governi europei. Ora sulla guerra all'Iraq si mostrano dubbiosi, ma va ricordato che quella per il Kossovo é stata approvata dai parlamenti europei con maggioranze altissime, mai registrate neppure per le deliberazioni sull'euro. Il Social forum é europero perché, in sintonia con i popoli e in opposizione ai governi, é contro la guerra. La consapevolezza é che i diritti si difendono e si estendono non nei singoli paesi ma a partire almeno dalla scala europea. Il movimento ha percepito che l'Europa é in una fase costituente. Il processo, di stampo prevalentemente economico e liberista, é sequestrato dalle élite politiche. Ora, non domani, é il momento d'interferire sulla fase costituente europea. Il movimento lo fa ponendo i due quesiti cardine della democrazia politica e della democrazia sociale. Chi decide? Chi rientra nel patto sociale? Magari si contano sulle dita di una mano quelli che in una riunione di un Social forum sanno che nel 2004 la Convenzione presenterà la sua proposta definitiva per la Carta europea. L'essenziale, però, é stato capito.

Insomma, il Social forum ha altro per la testa che spaccare una vetrina o verniciare di rosso una statua in piazza della Signoria e Berlusconi non se n'è accorto.

Direi il contrario. Il tentativo del governo di ridurre il Social forum a questione d'ordine pubblico é stato interpretato come una tattica per gettare il centro sinistra nello scompiglio. A mio parere c'è dell'altro. La destra si é comportata così per derubricare a ordine pubblico una cosa grossa e importante che non é più una protesta ma una proposta per l'Europa nella globalizzazione. Firenze non é più solo un no. Da lì non uscirà ancora una piattaforma, una sintesi, ma di certo il Sfe farà l'inventario ragionato delle proposte possibili. Sarà una fiera dove ognuno mostra le sue di proposte, le sottopone al giudizio degli altri, le scambia.

Dalle fiere c'è il rischio d'uscire frastornati. Decine d'assemblee plenarie, di «finestre», di speakers, centinaia di workshops, gruppi e sottogruppi. Non avete esagerato?

Ci sarà un eccesso d'offerta rispetto alla capacità di ascolto. Però le fiere si fanno e servono. Dalla varietà dei temi e dai tantissimi incontri emergeranno comunque due fuochi: la pace e i diritti del lavoro. Della prima ho già detto. Quanto ai secondi, é palese che sono l'oggetto dello scontro in Europa, non solo in Italia. Il movimento si rende conto che per non ridurre i diritti a carità va data rappresentanza agli esclusi. Il lavoro privato di diritti é una delle forme dell'esclusione.

I licenziandi Fiat saranno alla testa del corteo della Cgil nella manifestazione conclusiva. La crisi della Fiat, che in parte é anche crisi dell'automobile e del nostro modo di vivere e di consumare, ripropone una contraddizione che il movimento si porta dietro da Seattle. Contraddizione ancor più vistosa per la Fiom. Come si fa a difendere i posti di lavoro se quel lavoro produce ciò che non andrebbe prodotto?

I cattolici la chiamano conversione, la parola era cara ad Alex Langer. Dobbiamo cambiare i nostri comportamenti. Difendiamo il lavoro, ma siamo per un modo diverso di vivere e di consumare. Non dico che la saldatura tra queste due cose é già operante. Dico che la necessità di questa saldatura é già nella testa del movimento. Stesso discorso per la convergenza tra pacifismo e diritti del lavoro. Il movimento non ha alle spalle una tradizione che li metta naturalmente in comunicazione. Sa però che devono convergere.

Il Sfe é stato preparato da tre gruppi di lavoro: programma, organizzazione e "allargamento". Cosa ha fatto quest'ultimo?

Ha fatto inclusione affinché nel crogiolo del Social forum europeo fossero rappresentate nel modo più bilanciato possibile le diverse anime del movimento contro la globalizzazione liberista e tutte le nazioni del continente. Abbiamo girato parecchio. Con i paesi della ex Jugoslavia i rapporti li avevamo già, per ovvie ragioni; più difficile stabilire contatti in Russia, Romania, Bulgaria dove le società civili sono ancora in formazione. Tutti i paesi europei sono comunque rappresentati nell'ufficio di programma.

A Firenze il Social forum avrà per la prima volta un servizio d'ordine. Un ripensamento o, addirittura, un'autocritica dopo Genova?

Solo sei mesi fa la decisione, in un certo senso contro natura per un movimento come questo, avrebbe suscitato un putiferio. Ora é stata accettata senza scalpore perché tutti vogliamo tutelare l'obiettivo che il Sfe di Firenze faccia notizia non per scontri e pestaggi, ma per una proposta che può cambiare lo scenario europeo.

La rete dei Social forum copre ormai tutta l'Italia. In provincia di Varese ce ne sono ben cinque. Chi sono, cosa fanno, cosa vogliono i micro Social forum?

Il forum sociale é il contenitore in cui vengono travasare esperienze - in genere, comitati e mobilitazioni per l'ambiente - fatte nel territorio. L'iniziativa per costituirlo la prendono quasi sempre le persone che hanno tratto autorevolezza da quelle prove sul campo. Poi magari c'è anche il prete. Molti i giovani, in particolare ragazze. Parlano della sciopero della Cgil o dei girotondi, ma raramente uno si qualifica come militante della Cgil o girotondino. La genesi per questi ragazzi resta Genova. La municipalità e i bilanci partecipativi sono un tema molto sentito. Ci sono le associazioni, come l'Arci e la Rete Lilliput. Sono loro gli unici professionisti, nel senso buono del termine, che incontro nelle riunioni di paese. La mia sensazione é che preparando Firenze il movimento abbia formato dei dirigenti che non rompono con quelli precedenti ma che via via li sostituiranno o li affiancheranno. Oltre a esistere, e non é poco, i Social forum hanno il pregio di ricostruire l'orizzonte sociale e politico che i partiti hanno perso da un pezzo. Di qui l'ambivalenza dei partiti di sinistra verso i Social forum: ne hanno bisogno e, contemporaneamente, li temono.

Lo «stupido» Patto di stabilità e l'allargamento ad Est sono gli argomenti all'attenzione dell'Europa politica e istituzionale. I Social forum ne discutono?

Sì, ma con un'ottica rovesciata rispetto a quella ufficiale. Prima il patto sociale, poi l'economia e la moneta. Ai paesi dell'Est si guarda non come a una riserva di manodopera a basso costo e di consumatori aggiuntivi, ma come a popoli da includere in solidarietà e uguaglianza.


Autore: Manuela Cartosio
Fonte: Il Manifesto




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