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Balcani: la crescita pił alta, la maggiore povertą

25.10.2002 - Sofia

In controtendenza rispetto al resto dell'Europa, i Balcani hanno registrato nel 2001, e continuano a registrare, un alto tasso di crescita economica, ma rimangono di gran lunga l'area più povera e arretrata del continente

[Pubblichiamo integralmente un articolo del settimanale economico bulgaro "Kapital" sui forti tassi di crescita registrati dalle economie balcaniche. Pur non convididendone lo spirito liberista, riteniamo che molti dati in esso contenuti siano utili alla interpretazione della realtà economica di questo paese. Naturalmente andrebbero dette molte altre cose, di cui l'articolo non si occupa, per esempio sulle modalità di distribuzione della (ancora del tutto ipotetica) ricchezza economica generata dalla crescita - i dati sulla povertà e un'analisi più approfondita della realtà sociale di questi paesi fanno emergere con chiarezza la presenza di uno sfruttamento dei molti a vantaggio dei pochi (ivi compresi, oltre ai "pochi" locali, anche i "pochi" occidentali...) - Commento di Notizie Est]

Il conseguimento di una crescita economica alta e stabile nei paesi in transizione dell'Europa Sud-Orientale (ESO) é una condizione indispensabile per il superamento dell'arretratezza e della povertà nella regione, nonché dell'enorme gap che esiste tra i redditi di questi stati e quelli dei paesi dell'UE. Negli ultimi 10 anni la diminuzione del PIL dei paesi della regione é stata notevole e in alcuni paesi addirittura drammatica. La Jugoslavia (nell'ambito del suo attuale territorio) ha perso per esempio circa il 50% del PIL dal 1989, e lo stesso vale per la Bosnia-Erzegovina. Solo nel caso dell'Albania si riscontra una moderata crescita per il periodo.

I paesi dell'ESO sono i più poveri d'Europa. Il loro Prodotto Interno Lordo (PIL) per il 2001 é stato inferiore a 100 miliardi di dollari ai prezzi correnti, un dato che é inferiore al PIL della sola Grecia per lo stesso periodo. Il PIL per abitante é risultato nello stesso periodo inferiore a 2.000 dollari. Misurato attraverso la parità del potere di acquisto, il PIL per abitante si muove entro un margine compreso tra 4.000 e 5.000 dollari. La disoccupazione é alta. Alla fine del 2001 il suo indice variava tra il 9% e il 40% a seconda dei paesi e questo dato relativo al 2001 può essere ritenuto valido per l'intero periodo di transizione, durante il quale solo in Romania ha avuto dimensioni più limitate. Negli anni della transizione la maggior parte dei paesi é passata attraverso shock dei prezzi e crisi inflazionistiche, che sono poi alcuni dei motivi per i quali in molti di essi sono stati introdotti regimi di cambio fisso delle valute, una misura che ha avuto un effetto positivo. I dati per il 2001 indicano che l'inflazione continua a essere un problema solo in Romania e Jugoslavia. Il volume degli investimenti esteri diretti é contenuto - nel 2001 sono stati investiti nei paesi in transizione dell'ESO poco più di 3 miliardi di dollari, mentre nei paesi dell'Europa Centrale e in quelli baltici tali investimenti sono stati pari a 16 miliardi di dollari. Nella sola Ungheria gli investimenti diretti hanno superato l'anno scorso i 2 miliardi di dollari e in Cechia i 4,8 miliardi di dollari.

Nei fatti il 2001 é stato l'anno in cui per la prima volta dall'inizio della transizione i paesi dell'ESO hanno conseguito un livello di crescita economica più alto rispetto a quello degli stati dell'Europa Centrale e delle repubbliche baltiche. Pur partendo da una base bassa, e in condizioni di una economia mondiale in rallentamento, questo fatto sembra abbastanza incoraggiante, perché dimostra che la regione ha un potenziale interno di crescita. Alla base dell'alta crescita vi é nella maggior parte dei paesi la domadna interna. Gli investimenti sono la componente fondamentale della crescita della domanda interna in Bulgaria e Romania. Qui bisogna notare anche il ruolo positivo dell'UE e la prospettiva di un'adesione a quest'ultima, che fa da catalizzatore nel processo di ristrutturazione dell'economia e dell'attività di investimento in questi due paesi. Anche negli altri stati lo sviluppo é stato positivo nel 2001, con la Jugoslavia che ha conseguito un tasso di crescita del 5,5%, ma partendo da basi bassissime. La crescita é stimolata fondamentalmente dal buono sviluppo dell'agricoltura, settore cresciuto del 25%.

Ma si tratta davvero dell'inizio di un nuovo periodo, in cui questi paesi riusciranno a mantenere una crescita costante e a superare il divario con l'Europa Centrale e l'UE? Le previsioni per quest'anno sono ancora più rosee e, nonostante alcuni esperti siano scettici, noi riteniamo che anche nel corso di quest'anno la regione rimarrà l'area con la crescita più alta in Europa. Per i paesi della regione (così come per gli altri stati in transizione) le sfide principali per il proseguimento della crescita sono la continuazione e l'accelerazione delle riforme economiche e l'accelerazione dei processi di integrazione nell'UE.

I FATTORI DI MAGGIORE IMPORTANZA PER LA CRESCITA
L'obiettivo più importante e fondamentale per i paesi in transizione é quello del conseguimento della crescita attraverso il reindirizzamento delle risorse economiche verso nuovi settori e industrie, vale a dire che una crescita costante dipende da modifiche strutturali effettive. Una tale crescita é il prodotto di due indirizzi fondamentali di sviluppo. Uno é quello della crescita della produttività delle aziende e delle industrie in questi nuovi settori. Il secondo é legato al fatto che la crescita può essere conseguita, anche solo temporaneamente, se le risorse produttive vengono trasferite dal settore statale al nuovo settore privato. Attualmente il settore privato ha avuto nei paesi in transizione un vero e proprio boom della crescita. La questione fondamentale, tuttavia, é se dopo la conclusione dei cambiamenti strutturali verrà raggiunto un ritmo di crescita tale da essere sufficiente per una rapida crescita e per la diminuzione del gap. Dei paesi della regione presi in esame, solo in Jugoslavia e in Bosnia Erzegovina il settore privato é al di sotto del 50%. Per gli altri stati la percentuale é prossima al 70%, un dato che é significativo e indica che la ristrutturazione si trova in una fase molto avanzata. Tutto questo pone la questione della realizzazione di una seconda generazione di riforme - dai fattori di macrolivello ai fattori che influiscono sui soggetti economici e che stimolano la crescita a lungo termine a livello aziendale.

I PROCESSI DI INTEGRAZIONE: FATTORE CHIAVE DELLA CRESCITA E DEL SUPERAMENTO DELL'ARRETRATEZZA
Nella regione esistono presupposti economici reali per l'integrazione nell'UE. Tra di essi vi sono: l'alto grado di legami commerciali con l'UE, che é il partner commerciale fondamentale dei paesi della regione; gli investimenti fondamentali provengono dall'UE; esistono legami attivi nel campo dello scambio di tecnologie e innovazioni; vi é una collaborazione reciproca attiva a livello d'impresa con le aziende dell'UE. Allo stesso tempo, il contesto delle interrelazioni con l'UE nella regione é variegato, gli stati si trovano in stadi diversi del processo di adesione all'UE.

La Romania e la Bulgaria sono paesi associati e candidati a una partecipazione a pieno titolo all'UE; due paesi che hanno cominciato le trattative per l'adesione nel 2000, cioè la Croazia e la Macedonia, hanno firmato degli accordi di stabilizzazione e associazione; l'Albania ha un accordo per la collaborazione con l'UE e presto verranno avviate trattative per un accordo di stabilizzazione e associazione; la Jugoslavia e la Bosnia-Erzegovina non hanno accordi in corso.

Tutto questo significa che rimane una lunga strada da percorrere per l'adesione di tutti i paesi della regione all'UE, ma questo processo potrà svolgere un ruolo di catalizzatore, di fattore disciplinante e accelerante dello sviluppo e della crescita nella regione. A breve termine, sullo sfondo degli sviluppi dell'economia mondiale, le fonti di crescita devono essere esaminate sia sul piano interno che su quello regionale, ivi incluso attraverso la collaborazione pragmatica tra le imprese della regione, con l'appoggio di investimenti e donatori internazionali. é necessario che tutti i paesi della regione si rendano conto dell'importanza della piena liberalizzazione del commercio su base bilaterale, poiché il mercato regionale complessivo é costituito da 55 milioni di persone, che rappresentano un importante potenziale.

LE SFIDE FONDAMENTALI PER I SINGOLI PAESI DELLA REGIONE

ALBANIA
Stimolazione dello sviluppo del settore privato attraverso il miglioramento del contesto legale; Accelerazione della privatizzazione nel settore finanziario; Miglioramento significativo dell'infrastruttura; Indispensabilità di un piano strategico per la riforma del settore energetico.

BOSNIA-ERZEGOVINA
Creazione di uno spazio economico unico; Accelerazione della privatizzazione e del miglioramento dell'amministrazione aziendale nelle imprese di recente privatizzazione; Stimolazione della concorrenza; Ampliamento dell'accesso ai finanziamenti e incoraggiamento delle attività di investimento; Riforma del settore bancario.

CROAZIA
Stimolazione della concorrenza nell'industria della lavorazione; Ristrutturazione del settore turistico; Creazione di un contesto legale adeguato per la privatizzazione delle aziende del settore energetico.

JUGOSLAVIA
Accelerazione del programma di privatizzazioni già elaborato; Attrarre investimenti esteri in importanti opere infrastrutturali; Ripristino della fiducia nel sistema finanziario.

MACEDONIA
Conseguimento della stabilità politica e adozione di misure attive per la lotta contro la corruzione; Preparazione delle aziende del settore energetico alla privatizzazione attraverso una riforma del contesto legale; Consolidazione delle banche e miglioramento del loro portafoglio di crediti.

ROMANIA
Migliorare il clima di investimento e attirare investimenti esteri; Pieno controllo dei processi inflazionistici; Miglioramento della disciplina finanziaria nelle imprese statali; Privatizzazione delle maggiori banche statali e miglioramento della supervisione del settore finanziario.

LA BULGARIA IN QUESTO CONTESTO
Secondo i criteri della Commissione europea, la Bulgaria dispone già di un'economia di mercato funzionante, unico paese nella regione. I dati relativi alla crescita economica nel primo semestre sono la testimonianza di una buona dinamica. Questo fatto tuttavia non rende i fattori determinanti della crescita in Bulgaria in transizione da quelli indicati qui sopra. Per l'economia bulgara sono di importanza fondamentale: l'aumento degli investimenti, in particolare di quelli esteri; la supremazia della legge e l'efficacia del sistema giudiziario; il miglioramento del contesto operativo e la stimolazione dell'imprenditorialità; la privatizzazione del settore energetico; il trasferimento di tecnologie e innovazioni.

(titolo di "Notizie Est - Balcani")


Autore: Centro per lo Sviluppo Economico di Sofia
Fonte: Kapital
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est


Per approfondire: Notizie di Economia


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