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Balcani, fare affari con un mercato emergente

21.10.2002

Vai ad Est. Alle imprese italiane si potrebbero indicare così i mercati emergenti, parafrasando e invertendo la direzione del motto dei pionieri americani. Negli ultimi 5 anni (1997-2001) l’export del nostro Paese verso l’area balcanica ha fatto registrare un balzo del 71,2% contro un aumento del 27,8% verso il resto del mondo.

Dopo l’11 settembre, il trend é addirittura migliorato: nei primi cinque mesi del 2002, le esportazioni verso Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Jugoslava, Macedonia e Romania sono aumentate del 10,3% a fronte di una contrazione del 4,6% degli altri mercati internazionali. In paesi come l’Albania, l’Italia copre la maggiore quota delle importazioni con il 33% del totale (dati Istat).

Anche gli investimenti nella zona registrano incrementi legati al maggiore coinvolgimento delle imprese italiane nei processi di privatizzazione. Nel 2000, le imprese italiane hanno investito 536 milioni di euro nei sette paesi, di cui 349 in Bulgaria (dove sono in corso di privatizzazione le telecomunicazioni, una grande banca e i tabacchi), 134 in Croazia e 50 in Romania (fonte: Ministero Attività Produttive).

"Quest’area – sottolinea il Viceministro per il Commercio con l’estero, Adolfo Urso — é importantissima dal punto di vista politico ed economico. La raggiunta stabilità politica e la vicinanza geografica ne fanno un’area preferenziale di espansione per le nostre aziende. In quest’ottica il rifinanziamento della Legge per la partecipazione italiana alla ricostruzione dei Paesi dell’area balcanica é determinante".

La legge 84 é stata emanata nel marzo del 2001, in attuazione del Patto di stabilità per l’Europa centrosudorientale del 1999 voluto dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti con l’obiettivo di stabilizzare l’area balcanica attraverso il sostegno allo sviluppo economico e ai processi di democratizzazione. A luglio di quest’anno, il governo ha stanziato i fondi per il biennio 20012, individuando gli indirizzi strategici, sia geografici che settoriali.

Successivamente, il Ministero per le Attività Produttive ha ripartito i 44,5 milioni di euro del fondo tra: Ice (Istituto per il Commercio Estero), Unioncamere (Unione nazionale Camere di Commercio), Simest (Società Italiana per le Imprese all’Estero), Finest (Finanziaria di promozione della cooperazione con i paesi dell’Est europeo), Informest (Centro Servizi e Documentazione per la Cooperazione Economica Internazionale), e Fdl Servizi (Fiera del Levante) che potranno finanziare direttamente interventi o erogare contributi su progetti presentati dalle imprese fino al 50% del costo.

Per evitare sovrapposizioni, i sei enti coinvolti devono concertare i paesi e i settori dove focalizzare il loro intervento: Simest e Finest avranno funzioni di venture capital per le aziende che vogliono investire nei sette paesi, mentre l’ICE, tramite la capillare presenza nell’area, costituirà centri di monitoraggio e informazione sulle gare e gli appalti e provvederà alla creazione di un "portale Balcani".

All’Unioncamere spetterà il compito di unificare le Camere di Commercio e creare un sistema anagrafico delle imprese della regione, consultabile on line. Il supporto telematico e l’assistenza tecnica per la gestione dei fondi di microcredito a favore delle piccole e medie imprese balcaniche, sarà svolto da Informest. FDL, infine, curerà i programmi di agevolazione del commercio e dei trasporti lungo i Corridoi ferroviari e autostradali 5 (Barcellona Trieste Lubiana Kiev) e 8 (Puglia Albania Macedonia Grecia Turchia). Per dare impulso ad un mercato di 52 milioni di abitanti è, infatti, fondamentale la creazione di infrastrutture attualmente del tutto assenti.

"Gli interventi partiranno da gennaio 2003 — precisa Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio di Trieste e veterano della cooperazione con i paesi dell’est — e si articoleranno in formazione del personale prima in Italia e poi sul posto, fornitura di assistenza tecnica tramite personale qualificato e strumentazioni, informazione e assistenza alle imprese locali e del nostro Paese".

Attualmente le aziende italiane o a partecipazione italiana operanti nell’area sono 16.000 (11.500 in Romania, 4.500 in Croazia, 500 in Albania) attive soprattutto nei settori farmaceutici, elettronici e dei semilavorati industriali e richiamate dal basso costo della manodopera (retribuzioni mensili sui 160 euro) e da vantaggiosi tariffe doganali vigenti con altre nazioni.

Il modello di sviluppo cui la legge 84 fa riferimento é quello tipico del sistema industriale italiano: le piccole e medie imprese. "Per far crescere la produttività dell’area balcanica — afferma Carlos Margarinos, direttore generale dell’Unido, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dello sviluppo industriale nei paesi emergenti – bisogna promuovere lo sviluppo delle imprenditorialità locali attraverso il rafforzamento del settore industriale su piccola e media scala. Le PMI rappresentano il modo più efficace per creare nuovi posti di lavoro e innescare un processo di sviluppo sociale e economico che il flusso di capitali stranieri, da solo, non basta ad attivare".


Autore: Amalia Carosi
Fonte: La Repubblica - Affari e Finanza


Per approfondire: Notizie di Economia



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28.10.2002Commento [pgiglioli]
ancora una volta i politici come quelli del passato e temo anche del futuro, buttano i soldi senza accertarsi del risultato.
L'ICE è la struttura più inefficiente, presuntuosa, costosa ed inutile che abbia conosciuto nella mia vita.
Degli altri devo ancora vedere i risultati.
E' una schifezza sulla quale non è utile nemmeno perdere ulteriore tempo.
Paolo Giglioli


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