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Scoperta nei Rodopi una "montagna sacra" e i resti di un'antica città

21.10.2002

A sud ovest della Bulgaria, sui monti Rodopi, é stata scoperta una «montagna sacra» con gli imponenti resti di una città antica, risalente, stando alle prime stime, a novemila anni fa. Sono state individuate presenze e frequentazioni successive, dagli abitanti del Neolitico ai Romani e ai Bizantini. Un palazzo da 17 mila metri quadri La Machu Picchu europea

C’è anche in Europa un Machu Picchu? Ne é sicuro il professor Nikolai Ovciarov, che qualcuno definisce l’Indiana Jones bulgaro. Con una certa enfasi, ne riferisce sul «Trud» il giornalista Ivan Bakalov che, ammesso a visitare e fotografare gli scavi sulla sommità della «montagna sacra» a Perpèrikom sui Rodopi, a sud-ovest della Bulgaria, ne fa uno scoop sensazionale. «Abbiamo trovato», dice il professor Ovciarov, «un sito frequentato per millenni, a partire da novemila anni prima di Cristo. Non abbiamo dubbi su un punto, l’esistenza su quella vetta rocciosa del misterioso tempio di Dioniso, di cui parla Erodoto, che lo colloca appunto sulle inaccessibili vette dei Rodopi.

Sulla roccia nuda si scorgono canali e ambienti, tra cui una piscina di dodici metri per cinque, profonda quattro metri. Sul fondo sono cresciuti un salice e canne. Dalla piscina si diramano canalette che terminano in più piccole fenditure nella roccia. é uno spettacolo stupefacente, dice Ivan Bakalov. Tutto intorno, nel raggio di un chilometro, tracce profonde di una città antica, alla quale é stato dato il nome di Perpèrikom. Ciò che si vede richiama il Machu Picchu, con la differenza che la città sui Rodopi é più antica ed ancora più misteriosa. Le prime tracce di vita, secondo l’affermazione del professor Ovciarov, che vi dirige gli scavi, risalgono a nove millenni avanti la nostra era. Il materiale ricuperato negli anfratti della roccia lo confermano chiaramente, anche se si attende il risultato ufficiale degli esami di laboratorio. Si tratta di scarsi frammenti, ma dopo di quelle prime testimonianze compaiono i segni di una frequentazione ininterrotta. Generazione dopo generazione, é stata realizzata una città con templi, palazzi e fortificazioni. I primi complessi di culto si possono datare fra il XVIII e il XII secolo avanti Cristo, ai tempi di Micene e Troia. «Questo», dice Ovciarov, «è stato un luogo sacro dal Neolitico. Vi si sovrappongono i resti di edifici più recenti; arriviamo addirittura al Medio Evo. Ciò che rimane di una torre non risale a più di seicento anni fa. Teniamo presente che le tracce dell’edilizia tracia é più antica e che essa é stata utilizzata dai Romani per le loro fortificazioni. é documentata poi la presenza dei Bizantini, con l’erezione di una chiesa sulle rovine di un antico tempio. Tutti gli strati della storia si sono accumulati sopra la cima. é tutt’altro che strano, poiché anche altrove é dimostrato che le religioni non si sono osteggiate, tendendo piuttosto a completarsi. La religione preistorica é passata nel culto delle antiche divinità e più tardi, nel XIV secolo, i Cristiani trovarono radici a Perpèrikom, che divenne sede vescovile. Diversi popoli, con differenti culture, si sono succeduti qui a intagliare profondamente la roccia, per i loro palazzi, mantenendo questa particolare e unica tradizione della città neolitica».

È probabile, secondo l’archeologo, che oltre il perimetro messo in luce, sul pendio della montagna, sotto alberi e cespugli, le costruzioni di pietra continuino, ma gli scavi richiederanno decenni. Proprio il professor Ovciarov lavora da due anni, d’estate, su un tempio bizantino nella vallata sotto Perpèrikom. Lo Stato finanzia le ricerche con 60 mila leva (un lev bulgaro vale mezzo Euro) per ogni campagna estiva. Nonostante l’esiguità dello stanziamento, gli archeologi hanno potuto sollevare un lembo del velo che nasconde la storia della città misteriosa sulla roccia.

Gli accertamenti compiuti e le congetture di Ovciarov fanno pensare che tremila anni fa, su questa cima così aspra, siano stati scavati ed eretti templi e fortezze alti fino a 20-25 metri. Le murature di pietra appaiono come una naturale continuazione dell’andamento della roccia. Le ultime ricerche indicano le basi di uno degli edifici con una cinquantina di vani. La superficie del palazzo é di 17 mila metri quadrati e, secondo le tracce rilevabili nella roccia, questo edificio si ergeva su tre piani; si può quindi parlare di un palazzo con 150 stanze. Nelle ultime settimane sono stati poi scoperti i resti del colonnato di un tempio. Ciò fa dire al professor Ovciarov che si tratta di una scoperta di eccezionale importanza, poiché egli vi ravvisa il famoso antico tempio di Dioniso, invano cercato fino ad ora. Vi aveva sede un oracolo non meno importante di quello di Delfi. Vi si previdero qui le conquiste di Alessandro Magno e la nascita dell’impero romano.

«Fino a questo momento», dice Ovciarov, «si sapeva che il tempio era sulla montagna sacra dei Rodopi. Dopo le ultime ricerche a Perpèrikom abbiamo la conferma che su questa incredibile cima rocciosa che ospitò una intera città con palazzi, templi e acropoli, c’era il tempio di Dioniso. Ne sono fermamente convinto. Se il clima locale non distruggesse la pietra, nell’alternanza di gelo e caldo estremo, su Perpèrikom vedremmo ancora biancheggiare il tempio».


Autore: Gianni Cantù
Fonte: L'Arena




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