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Sulle droghe l'Unione é fatta

04.10.2002 - Bruxelles

Il consumo di stupefacenti nel paesi candidati a entrare nell'UE raggiunge i livelli occidentali. Ma mancano completamente le strutture di assistenza. Allarme anche nelle carceri. Rapporto dell'Agenzia europea delle droghe.

Carceri e paesi dell'est: sono questi i due fronti più difficili nella lotta al consumo di droga e alla tossicodipendenza nel continente, almeno secondo la relazione annuale dell'Agenzia europea delle droghe, presentata ieri a Bruxelles. Se il problema carcerario é antico, la situazione nei Peco, i futuri membri della UE al di là del muro o quasi (Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria e Romania), é nuova e rispecchia un preoccupante e rapidissimo avvicinamento ai livelli di consumo europei in una situazione però di pressoché totale assenza di strutture di assistenza e di recupero. La futura frontiera est dell'Unione ormai non é solamente terra di passaggio ma anche di consumo, con abiti che riprendono il vizio comune a tutto il continente di sommare il consumo di droghe illegali con quello dell'alcool, ancora la droga di gran lunga più utilizzata, con un effetto moltiplicatore sull'impatto sanitario e sociale.

Come fattore positivo lo studio rileva che i futuri membri partono da un basso livello di infezione Hiv determinata da consumo endovenoso di droga, anche se pure in questo ambito i Peco e, in particolar modo, i paesi baltici si stanno avvicinando alle medie europee. «Questi paesi - commentava ieri Georges Estievenart, direttore dell'Agenzia - si trovano di fronte a grandissime difficoltà per applicare e finanziare in poco tempo misure che la UE ha impiegato 20 anni a sviluppare», misure che vanno dalle semplici strutture sanitarie, ai centri di trattamento e disintossicazione. A chiarire la vastità del problema un semplice dato: nella UE (275 milioni di abitanti) ci sono 300.000 posti per il trattamento con il metadone, nei Peco (100 milioni) solamente 6.000. «Non vogliamo essere allarmisti - conclude Estievenart - ma la UE dovrebbe aumentare la sua cooperazione e tener conto delle loro difficoltà».

Guardando invece agli attuali confini dell'Unione, sempre più drammatica appare la condizione nelle carceri, un riflesso in più della sovrafollamento e di una politica generalmente poco mirata al recupero. Negli istituti di pena la droga é circa 20 volte più cara che fuori (in relazione al potere acquisitivo, anche se poi la si ottiene in gran parte prostituendosi, con il baratto o partecipando allo smercio) eppure il consumo é altissimo, tra il 16 ed il 54% dei carcerati, come alto é il numero di chi assume la sostanza per via endovenosa, tra lo 0,3 ed il 34%, e chi inizia a bucarsi in carcere, tra lo 0,4 ed il 21%. I pochi dati specifici sulla popolazione carceraria femminile mostrano ugualmente un'altissima incidenza del fenomeno. Le scarse politiche finalizzate all'assistenza o al recupero sono sostanzialmente basate sull'astinenza mentre ugualmente allarmante la scarsità (o mancanza assoluta, come in Italia) di misure pensate per la prevenzione di malattie sessualmente trasmittibili.

Fuori dalle carceri e dentro all'Unione attuale, il consumo di droga si concentra tra gli adulti giovani (fino ai 34 anni), in particolar modo maschi e che vivono in zone urbane, anche se va estendendosi anche ai piccoli centri. Un dato che fa luce sul fenomeno sociale della tossicodipendenza é invece l'altissima incidenza di cittadini disoccupati che fanno richiesta di trattamento, una media del 50% (il 29% in Italia) con punte del 58% in Danimarca, paese in cui la disoccupazione arriva a malapena al 5%. Il numero di stranieri che si dirige a strutture di assistenza é invece pari alla percentuale di immigrazione.

Gli stati membri della UE stanno prestando un'attenzione crescente al fenomeno dell'assunzione congiunta di droghe legali ed illegali, una riflessione intrapresa dalla Francia, seguita poi da Norvegia (non UE ma inclusa nello studio), Germania, Belgio ed Irlanda e finalizzata alla riabilitazione da entrambi i tipi. Allo stesso modo il rapporto sottolinea la validità delle narco sale, presenti in Germania, Spagna, Danimarca, Norvegia, Olanda e in futuro in Lussemburgo, come l'interesse suscitato dalle terapie di assistenza, mantenimento e recupero basate sul trattamento combinato di metadone ed eroina. In sostanza c'è anche un'Europa che sperimenta senza pregiudizi.


Autore: Alberto D'Argenzio
Fonte: Il Manifesto




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