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Il procuratore antimafia Vigna: l’Italia fa la sua parte

27.09.2002

Alla Conferenza di Bruxelles sul traffico di esseri umani c’era anche Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia.

Procuratore Vigna, la sua presenza conferma che il traffico di esseri umani é ormai un fenomeno di criminalità organizzata: come può definirlo?

«Direi che é un fenomeno dalle dimensioni molto ampie, gestito a livello di criminalità transnazionale, che garantisce una certa impunità (data dalle difficoltà delle vittime a testimoniare e dalle pene ancora esigue), inoltre assicura grossi guadagni. Un trafficante inglese ci ha detto che una minore gli costa 8.000 sterline, ma gliene fa guadagnare 250 ogni ora».

Come contrastate questo crimine?

«Prima di tutto servono la prevenzione e l’informazione. Nessuno Stato deve portare come proprio alibi il fatto di non avere informazioni. Per quanto riguarda la repressione, serve una forte cooperazione internazionale. Le legislazioni vanno unificate, servono squadre operative comuni, serve un mandato di cattura europeo che riduca i tempi delle estradizioni».

L’Italia come sta partecipando a questa cooperazione?

«La Procura nazionale antimafia ha già definito intese con le Procure generali di Russia, Albania, Lituania, Moldavia, Bulgaria, Polonia, Romania, Slovacchia. Questo favorisce uno scambio di informazioni che prelude al procedimento penale. Di recente, i magistrati di Genova che stanno indagando su una vasta tratta di donne, grazie alla collaborazione con il procuratore generale albanese, hanno fatto arrestare cinque pesci grossi di questo turpe mercato».

Il traffico di bambini in che misura coinvolge l’Italia?

«In Italia, i bambini sfruttati per compiere furti o fare accattonaggio sono circa 10.000. Ai trafficanti fanno comodo, perché in quanto minori, giustamente, non possono essere puniti. Da noi la legge prevede che i minori non accompagnati siano affidati a eventuali parenti in Italia o ai centri di accoglienza. Una volta maggiorenni, questi giovani possono avere il permesso di soggiorno, se per due anni hanno seguito un programma di integrazione sociale. Il guaio é che molti di loro si dileguano ancora minorenni. Una ricerca nella provincia di Lecce ha rintracciato 1.100 minori, ma il 90 per cento di loro é fuggito dai centri di accoglienza».

Chi vuole collaborare con la giustizia, o denunciare i trafficanti, é sufficientemente tutelato?

«Sì, grazie all’articolo 18 della legge Turco-Napolitano (mantenuto anche dalla nuova legge) esiste un efficace programma di tutela che già coinvolge circa 3.000 donne. Resta un freno: molte vittime temono rappresaglie verso le famiglie nei loro Paesi di origine. Io insisto da tempo sulla necessità di programmi di protezione incrociati, magari portando i familiari in Italia per proteggerli meglio».

Le varie mafie e camorre italiane hanno a che fare con questi traffici?

«Fino ad oggi non abbiamo le prove certe di un connubio, tuttavia si sa che in alcune Regioni non si muove foglia che mafia non voglia. Quindi si pensa che in certe zone esista una sorta di tacito consenso allo sbarco di persone, magari in cambio di assicurazioni sul trasporto di altre merci, come gli stupefacenti. Forse sapremo di più a fine anno, quando presenteremo una ricerca condotta su 2.700 procedimenti per tratta di persone e altri 6.000 per immigrazione clandestina. Ci aspettiamo informazioni utili per poi poter agire sul piano investigativo».


Fonte: Famiglia Cristiana




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