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Il caporalato dei clandestini

04.08.2002 - Reggio Calabria

L'altroieri mattina, intorno alle cinque, cinquantasette immigrati irregolari sono stati fermati dai Carabinieri della compagnia di Sellia Marina agli ordini del capitano Leonardo Bertini. I militari avevano istituito il posto di blocco a Botricello per la ricerca degli autori di una rapina nella zona. A un certo punto hanno visto transitare sulla 106 cinque pullman carichi di extracomunitari, condotti da due italiani e tre stranieri. Secondo quanto trapelato, il gruppo proveniva dai comuni dal reggino (Locride e Piana di Gioia Tauro) ed era diretto ad Isola Capo Rizzuto per essere impiegato nella raccolta di prodotti ortofrutticoli.

Si tratta di persone dell'Est Europa. Gli uomini in divisa hanno immediatamente contattato l'ufficio stranieri della Questura, che ha proceduto alle operazioni “di rito” per i 57 cittadini (dei quali 21 donne) di (ex) “Oltre cortina”: Ucraina, Bulgaria (la maggior parte), Lituania e Romania. Per 18 di loro si é reso necessario il trasferimento nel centro d'accoglienza di Lamezia Terme “Malgrado tutto”,da dove si provvederà al rimpatrio forzato, avendo avuto già in precedenza l'intimazione a tornare nei paesi di origine. Occorre ricordare che centri di raccolta sono su “base etnica”. Gli immigrati dall'Est sono destinati a Lamezia, quelli dal Sud a Sant'Anna vicino Crotone. I restanti 39 fermati sono stati intimati a lasciare il territorio nazionale entro 15 giorni.

I due autisti italiani, uno di Palmi, 43 anni, l'altro di Taurianova, 47, sono stati denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di sfruttamento di mano d'opera clandestina. Le indagini sono in mano al sostituto procuratore Francesco Raffaele. Anche l'Ispettorato del lavoro sarebbe stato sensibilizzato al problema. Gli inquirenti sono ora sulle tracce dei capi e dei complici dell'organizzazione che nasconde i clandestini per sfruttarne lo stato di difficoltà. C'è da sospettare un traffico di esseri umani dalle dimensioni notevoli. Sembra una storia che sembra tratta dal film “Pummarò”. La 106 sta assurgendo ad “autostrada dei clandestini”. Qualche settimana fa, quella volta in direzione Reggio, erano stati bloccati, sempre dagli uomini di Bertini, addirittura dei taxi zeppi di cingalesi. Le operazioni della compagnia di Sellia hanno scoperto solo la punta di un iceberg. Possono passare inosservati per decine e decine di chilometri convogli di lavoratori, toccando addirittura tre province (Reggio, Catanzaro e Crotone)?

Non é credibile. Qualcuno, anzi più di qualcuno, chiude un occhio. C'è una rete che consente il “lasciapassare” a queste carovane attraverso zone sotto il controllo di diverse famiglie mafiose d'accordo tra loro. Insomma, il caporalato, che sembrava un ricordo del latifondismo più arretrato, conosce un revival. Ieri i contadini calabresi con salari di sussistenza, oggi gli extracomunitari che magari devono dire anche grazie a chi li sfrutta. Tra l'incudine della criminalità e il martello di non avere nessun tribunale per far valere i propri diritti sociali. E l'impossibilità, pur volendo, di tornare nel paese d'origine perché il “caporale” ha in mano i loro passaporti. Il clandestino schiacciato da un albero e magari invalido permanentemente che farà? Niente. Zitto e lavora. E dietro, sempre, la 'ndrangheta “imprenditrice” con i propri latifondi o al servizio di chi li possiede. Anche se non usa più, forse, lo scudiscio dei mezzadri.


Autore: Tommaso Migliaccio
Fonte: La Gazzetta del Sud




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