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Bulgaro
     
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Intervista a Moni Ovadia sul tema dell'immigrazione

14.07.2002

Al termine di un dibattito sulla legge Bossi-Fini tenutosi a Padova il 24 giugno 2002, abbiamo avuto il piacere di incontrare Moni Ovadia, il celebre artista nato a Plovdiv, e di chiedere la sua opinione sulla nuova legge e sul modo di affrontare il problema dell’immigrazione. Ringraziamo Moni per la magnifica disponibilità e annunciamo che pubblicheremo prossimamente un‘altra intervista dedicata alla Bulgaria.


Consideri utile un dibattito sulla legge Bossi-Fini, e quali sono, a tuo avviso, gli aspetti più rilevanti?

Lo dicono ormai in molti, la legge sostanzialmente cambia poco, ma inasprisce cose già previste dalla legge precedente, la Turco-Napolitano, crea un'ulteriore ambiguità, non risolverà la questione dell'immigrazione clandestina, farà delle sanatorie, magari chiamate in altro nome, sottoporrà a vessazioni continue gli stranieri, che saranno posti sotto ricatto anche con questa cosa della schedatura-impronte digitali. Sostanzialmente una legge ipocrita, a mio parere, mirante solo a creare la sensazione di "tenere a bada gli stranieri", come se gli stranieri andassero tenuti a bada, come se non fossero esseri umani, che vengono a cercare un po' di vita come hanno fatto 28 milioni di italiani che sono emigrati da questo Paese in un secolo.

Una legge ricattatoria, nata da una propaganda contro lo straniero, come se lo straniero fosse la fonte di tutti i mali; non solo questo è totalmente falso ma sono proprio gli industriali a chiedere lavoratori stranieri.

Questa legge non risolverà il problema, ma creerà tante inutili difficoltà.


Nella legge Bossi-Fini, la permanenza legale del migrante sul territorio nazionale è subordinata all'esistenza di un "contratto di lavoro". Ritiene che questo metta in discussione i diritti civili, vincolati ad un contratto privato, come è il rapporto di lavoro?

Come se fosse un pezzo di macchinario, che quando diventa obsoleto, cioè ha esaurito il suo tempo, lo mando via, come se non si trattasse di un essere umano. Questo contraddice tutte le grandi leggi a cominciare dalla nostra Costituzione, contraddice soprattutto quella legge universale che si chiama "Carta dei diritti dell'uomo e dei popoli", la dichiarazione di Ginevra che afferma che tutti gli uomini nascono liberi ed uguali, pari in dignità e diritti, che la pari dignità è data dalla sola condizione di essere umano.

Si considera l'immigrazione clandestina un reato, è questo è veramente disgustoso, perché l'emigrante viene qui perché premuto o della povertà o dalla persecuzione. Questo contraddice tutte le convenzioni che sono nate dopo lo sfacelo della barbarie nazifascista. Io sono decisamente contrario a questa legge, perché ritengo, come ha detto molto bene con uno slogan Emergency, l'associazione che si batte contro la piaga delle mine antiuomo, che interviene nei luoghi di conflitto per portare soccorso alle popolazioni, "I diritti o sono per tutti o sono privilegi". Questa è una legge che discrimina, in maniera a creare posizioni di rendita, privilegi, che mira a subordinare un essere umano che viene nel nostro paese e dovrebbe essere un ospite sacro, come tutte le grandi etiche monoteistiche raccontano, e dire che questo è un Paese cristiano, l'amore per lo straniero, il rispetto per lo straniero è dichiarato dalla Bibbia come il più importante comandamento in assoluto. Ci sono pagine importanti anche di San Paolo, sul rispetto dello straniero, sull'importanza dell'accoglienza dello straniero. Ancora una volta una bugia che va contro i grandi principi umani, si creano subordinazione e sostanzialmente si fa regredire l'essere umano a un ruolo di servo.


Il problema dell'immigrazione è un problema comune a diversi paesi europei. In questo processo di ampliamento dell'Unione Europea, quale Europa andiamo a costruire sulle basi di questa legge e sulle tendenze xenofobe che si sono manifestate in Europa?

L'avanzamento dei partiti di centro-destra, e la rincorsa a destra, perché prima si alimenta la paura dei cittadini, poi si valutano le conseguenze estreme, ci si balocca con queste cose invece di raccontare ai cittadini che noi siamo l'Europa dei diritti, che se abbandoniamo questo cammino regrediamo alla barbarie, e l'Europa dei diritti dovrebbe testimoniare questa sua scelta, proprio nei confronti degli stranieri di cui l'Europa ha un tale bisogno per la propria economia. Lo straniero è portatore di novità, di vita, di rinnovamento culturale, e anche tecnico, tecnologico e scientifico. Gli incontri tra i popoli diversi generano nuove energie impreviste, sinergie nuove, come dimostrano gli Stati Uniti che sono una nazione di emigranti, che hanno il massimo numero di premi Nobel, perché hanno raccolto le intelligenze di tutto il mondo. I loro letterati, i loro musicisti sono spesso stranieri o figli o nipoti di stranieri, così come quasi sicuramente i futuri premi Nobel dell'Europa, i futuri premi Oscar, gli scienziati saranno stranieri o figli di stranieri. Perché portano un elemento di novità in sé ed hanno una visione delle culture che li ospitano commossa. Non sono abituati, per loro è un dono, e poi la misurano con la propria, immettendo elementi imprevisti che creano energie inaudite, non viste e non previste. E' la bellezza della vita questa: sono come un uomo e una donna che vengono da famiglie diverse, da città diverse si incontrano e loro figlio è insieme il risultato del loro incontro ma qualcosa di più. Questo è il meccanismo della vita, e vale non solo in amore, ma vale anche per gli incontri tra popoli e fra genti. Non capirlo è la forma di più grave di ottusità e di sclerosi mentale che fa legare via il nostro mondo invece che farlo avanzare. E poi questo mondo è così piccolo, le comunicazioni così veloci, che senso ha innalzare barriere? E' una idiozia, non serve a niente, serve solo a creare dolore a gente che potrebbe trovare più facilmente il proprio assetto, invece è vessata, sottoposta a controlli burocratici, a file esasperanti, a umiliazioni, a disperazioni, perché non si possono ricongiungere padri con figli, madri con figli, nonni con nipoti. E poi questo paese si dichiara un paese cristiano, l'Europa si dichiara cristiana, davvero un bell'esempio di cristianesimo.


Nel corso del dibattito hai raccontato dello straniero che si innamora della cultura del posto e ne diventa il principale attivatore riuscendo a farla progredire, arricchendola con i propri valori e la propria cultura. Questo è avvenuto più volte nel corso della storia. Le tendenze di chiusura possono portare ad un regressione culturale?

Devastante! Perché é come il rapporto endogamico, stiamo sempre tra di noi, non fertilizziamo. Come dimostra la vita. Perché l'incesto è proibito? Perché è antisociale, perché è implosivo, perché indebolisce l'organismo sociale, perché non lo apre al futuro. Cosa è detto sapientemente nella Bibbia: "lascerai la tua famiglia, ti unirai ad un'altra casa, e darai vita ad un nuovo nucleo". Così che si forma la società. I rapporti endogamici interni sono la tribalità, occlusiva, in cui i rapporti tra genitori e figli sono rapporti di sopraffazione non di trasmissione culturale, sono rapporti di dominio. Ecco, per uscire da questa logica, andare all'esterno andare verso l'incontro, sapere e andare verso l'altro rimanendo se stessi, anzi un'identità forte si nutre del rapporto con le altre identità; solo un'identità debole e disperata ha paura delle altre identità.

Il Cardinale Biffi parla il linguaggio della disperazione. Davvero in 2000 anni la Chiesa ha così poco evangelizzato da avere paura dell'Islam? Hai avuto 2000 anni per evangelizzare l'Europa. Sei così fragile da avere paura dell'Islam? Io sono ebreo, ho vissuto in mezzo ai cattolici. Sono cattolici il 90% dei miei amici, sono diventato sempre più ebreo, eppure niente mi impedisce di spezzare il pane con i miei amici cattolici, anche sacerdoti. Io rispetto loro, loro rispettano me. Ci scambiamo, discutiamo, ci aiutiamo reciprocamente, perché mai dovrei aver paura di loro, se sono forte, se la mia identità è una identità aperta sempre in ricerca di se stessa e messa in discussione. Ma no, chi è fragile, debole, viene preso dalla smania di creare muri, e diventa più debole ed esangue, e sempre più cattivo, perché i muri non bastano e non servono. E allora lui si incattivisce e chi colpirà? Colpirà il mafioso che viene dai paesi stranieri? No, quello non verrà mai colpito perché è forte, è amico, è potente, ha tanti soldi, ha tanti contatti anche in Italia. No. Chi colpirà? Il poveraccio. Il poveraccio che sta ora magari in mezzo alla pioggia per lavare qualche vetro, o a respirare ossido di carbonio per avere qualche centesimo di euro. Il poveraccio albanese che sta agli angoli dei semafori in attesa di trovare qualche altro lavoro, che dorme coperto dai cartoni, in una casa fatiscente dove ci piove dentro. Contro quelli si accanisce e questo è veramente ripugnante. Colpire un uomo debole, fragile che è alla ricerca di vita, è la più grande vigliaccheria che si possa commettere.


L'Occidente che esporta il suo modello verso i paesi poveri, è responsabile della condizione in cui versano queste nazioni e del desiderio delle popolazioni di migrare, per poter essere parte del mondo ricco?

C'è stato un bel film di Damiani che si chiamava "Il Giorno della civetta". C'era un mafioso indimenticabile, un mafioso siciliano, interpretato maniera memorabile da Lee J. Cobb, uno dei più grandi attori hollywoodiani. Ad un certo punto lui distingueva gli uomini così: "Ci sono uomini, mezzi uomini, ominicchi, pigliainculo e quaqquaraquà". Ecco, io accoglierei questa distinzione del mafioso, ma naturalmente per lui le prove erano forse l'idea di virilità, di coraggio. Per me i criteri sono altri ma la distinzione è valida. L'uomo è colui che si assume la responsabilità di ciò che fa e da questo punto di vista l'Occidente è abitato da questi conservatori, reazionari che si dividono tra ominicchi e quaqquaraquà. Cioè prima vai a buttare per aria equilibri secolari, imponi il tuo modello, sfrutti, malversi, colonizzi, tormenti, uccidi, e dopo che ha creato tu il sommovimento, non vuoi avere la marea di ritorno? Sei stato tu a crearlo. Ma che razza di uomo sei, se non ti assumi le responsabilità di queste tue azioni.

Una volta si arrideva al maschio latino, il maschio italiano, il gallo famoso che diceva che voleva la moglie cortigiana a letto e maestrina fuori casa. Così è questa classe dirigente, che vuole avere l'immigrato che gli serve, perché fa comodo il cosiddetto "badante", questa nuova figura. Certo, fanno comodo filippini, sudamericani, con la loro pazienza, la loro devozione, il loro bisogno di lavorare. Perché noi siamo diventati così schifosi e vigliacchi che non sappiamo neanche occuparci dei nostri vecchi. Dopo di che invece, di stendere tappeti a questa gente che ci solleva da corvée pesanti di cui non siamo più capaci perché siamo corrotti da questa gozzoviglia consumisti, dalla mistica del divertimento. Invece di essere grati a questa gente, ci permettiamo anche il lusso di insultarli e di vessarli. Devo dire solo una cosa: che schifo!

In un editoriale pubblicato su "Il Mondo" del 10 giugno, Livio Caputo ha proposto di regolare il flusso di immigrati in base alla loro nazionalità, sulla base del tasso di criminalità che quella popolazione immigrata genera. Una sorta di criterio bonus-malus applicato all'immigrazione.

Questa è una depravazione. Questo criterio lo applichiamo anche all'Italia? Alle regioni italiane? Perché anche da noi ci sono delle regioni a maggior tasso di criminalità delle altre, allora lo applichiamo? E sì, perché se è valido, deve essere valido per tutti.

Così il concetto di responsabilità individuale salta completamente...

Senza questo concetto noi torniamo alla più feroce delle barbarie. Ritorniamo alla cultura del pregiudizio che ha causato milioni di morti, che continua a crearli. Io credo che si debba rispondere in molto duro, molto duro, indicandole come idee depravate, naziste, degne dei peggiori e più schifosi tiranni della storia.

______________________________
Intervista raccolta da Paolo Modesti
Registrazione e foto di Georgi Nedev


Autore: P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo Ŕ pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione Ŕ richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".



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