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Legge Bossi-Fini: l'opinione di Giuseppe Cossuto

11.07.2002

La Bossi-Fini è legge dello Stato. Alla vigilia dell’approvazione definitiva della nuova legge sull’immigrazione al Senato, l’Associazione Bulgaria-Italia ha invitato alcune personalità del mondo della cultura, sia italiane che bulgare, ad esprimere la loro opinione sulla nuova legge.

Abbiamo chiesto al Dottor Giuseppe Cossuto, storico dell'Associazione OXUS:

Considera utile un dibattito sulla legge Bossi-Fini, e quali sono, a suo avviso, gli aspetti più rilevanti?

Credo che sia opportuno dare il maggiore risalto possibile alle nuove normative sull'immigrazione, in quanto, se pur probabilmente motivate da un effettivo problema che affligge la nostra Europa, altro non fanno che acuire il problema stesso. Giudico, altresì, alcune parti della Legge Bossi-Fini, se ben indirizzate (in attesa di una modifica auspicabile della Legge stessa), oltremodo utili per mitigare l'immigrazione.

Ciò che mi sembra maggiormente rilevante nella Legge Bossi-Fini presa nella sua totalità è l'atteggiamento prevalentemente discriminatorio della legge stessa. Il "migrante" viene infatti classificato in "negativo" per il solo fatto di essere "straniero". Non viene assolutamente tenuta in conto l'"umanità" dello straniero.

Un altro fatto saliente è l'anti-economicità delle misure stesse tese al rimpatrio dello straniero eventualmente espulso. Mi ha colpito, in questo senso, il provvedimento dell'estensione del periodo di permanenza presso un centro d'accoglienza per l'accertamento delle generalità dai precedenti 30 giorni della Turco-Napolitano ai 60 giorni della Fini-Bossi, così come la riduzione del tempo concesso di allontanamento dal territorio nazionale dell'irregolare da 15 a 3 giorni, dopo il quale l'irregolare diventa passibile di reato. Data l'estensione territoriale del nostro Paese e il costo elevato dei mezzi di trasporto, un irregolare dell'Est Europa segnalato ad esempio in Sicilia, o in Puglia, difficilmente potrebbe giungere alla frontiera di Gorizia o Trieste in tempo utile per rispettare l'ordinanza e, immediatamente, diverrebbe reo, con tutto quanto ne consegue in termini di spese giudiziarie e di polizia.

Considero oltremodo discriminatoria l'identificazione tramite impronte digitali dello "straniero" di origine extracomunitaria, soprattutto quando è riferita a persone fisiche residenti nel nostro paese da anni. Non sono invece contrario all'utilizzazione dello stesso metodo identificativo per gli stranieri imputati o colpevoli di reato, procedura che del resto, è già in vigore da anni anche per i cittadini italiani, e per i minori in entrata e in uscita dal nostro territorio, includendo, al solito e per maggior sicurezza, anche i minori cittadini italiani.

In generale, personalmente non sono contro l'identificazione tramite impronte digitali (procedura utilissima per snellire l'identificazione, appunto) a condizione che questa pratica riguardi tutti i transitanti (turisti compresi) o residenti nel nostro Paese, sia che essi siano italiani, comunitari, che extracomunitari. Se una legge è uguale per tutti, non deve essere discriminatoria.

Il maggior potere concesso alle forze militari e di polizia preposte alla vigilanza e alla prevenzione dell'immigrazione clandestina può risultare positivo solo se esce dall'impostazione demagogica. Se una nave della Marina Militare, ad esempio, blocca una nave carica di clandestini, quale sarà la sorte di questi ultimi? Verranno fatti sbarcare in un Paese straniero secondo quali criteri? Verranno condotti in carcere, dove e quale? L'Italia confina con il mare per la maggior parte della sua estensione frontaliera e, i Paesi del Mediterraneo sono vari e molteplici. Molti non forniscono emigrati in numero rilevante.

Non capisco poi perché inviare soltanto funzionari di polizia presso le Ambasciate e i Consolati italiani all'estero per prevenire l'immigrazione. In Italia e in Europa c'è personale preparato e valido, plurilingue, di origine "mista" o "straniera", dotato delle qualifiche e delle qualità particolari atte, oltre alla rilevazione e alla prevenzione, alla risoluzione dell'immigrazione. L'utilizzazione ottimale di tale personale espatriato aiuterebbe ad esempio nella formazione in loco delle figure professionali che necessitano sia al nostro territorio (infermieri, nel caso specifico attuale, ma chi ci dice che non avremo bisogno, a breve termine di pastori, contadini, pescatori, falegnami, dirigenti d'azienda o altro?), oltre a fornire all'industria italiana all'estero (nei Paesi d'immigrazione) un bacino ampio di personale formato e quindi utile alle più differenti mansioni. L'immigrazione si blocca anche (forse soprattutto) favorendo i cittadini italiani che investono all'estero e che assumono (e assorbono) forza lavoro locale, alla quale verrà data la possibilità di uscire o di non cadere, nell'indigenza. Naturalmente ogni Paese e ogni situazione deve essere trattata nel suo proprio contesto. La Bulgaria non è il Sudan, e così via. Ma tutti gli "stranieri", così come i "comunitari" sono persone, cosa che questa Legge sembra porre in secondo piano, rispetto, appunto all'"utilità" dello "straniero".


Nella legge Bossi-Fini, la permanenza legale del migrante sul territorio nazionale è subordinata all'esistenza di un "contratto di lavoro". Ritiene che questo metta in discussione i diritti civili, vincolati ad un contratto privato, come è il rapporto di lavoro?

E veniamo appunto alla seconda questione. Infatti nella legge Bossi-Fini, la permanenza legale del migrante sul territorio nazionale è subordinata all'esistenza di un "contratto di lavoro". Questo aspetto "utilitaristico" dello "straniero" in Italia rende ricattabile l'"ex emigrato" ora assunto ed è da mettere in relazione con la posizione del governo riguardo l'articolo 18, e deve essere visto nel quadro generale del mercato del lavoro in Italia. Non vedo differenze nell'attitudine del governo nei confronti del lavoratore dipendente, sia esso comunitario o extracomunitario, attitudine questa che lede certamente i diritti civili.


Secondo Lei, la nuova legge sarà un passo in avanti nel risolvere la questione immigrazione in Italia, oppure no?

In effetti questa Legge non risolverà affatto l'emigrazione clandestina, che è quella poi che più ci preoccupa. Farà in modo di esacerbare gli animi degli immigrati regolari e di estrarre, dalle file di costoro, non pochi neo-clandestini.

L'emigrazione si blocca con interventi mirati e controllati nei Paesi "fornitori di immigrati", alzando appunto il livello e le condizioni di vita dell'"aspirante migrante", con azioni diplomatiche indirizzate a spingere all'azione i rispettivi governi (molti dei quali retti da oligarchie corrotte) nella protezione dei soggetti e dei gruppi sfavoriti economicamente e socialmente, con aiuti e sgravi fiscali alle piccole aziende italiane impegnate in quei Paesi, con programmi culturali tesi a prevenire la rinascita del nazionalismo, del localismo e dell'insoddisfazione generalizzata, che altro non portano che al concretizzarsi e al rafforzarsi di gruppi mafiosi e delle loro attività illecite.


L'immigrazione è un problema di molti paesi. Si può considerare la nuova legge un contributo alla costruzione dell'Europa?

Se quella che si vuole è una Festung Europa, cioè una fortezza Europa, come ai tempi della Repubblica Sociale Italiana, certamente questa Legge è utile per rafforzare la "coesione" Europea. Ma l'Europa è tanto altro, per fortuna. L'errore fondamentale, in questo senso, dell'Europa "di destra" è di attuare la stessa politica fallimentare dei foederati dell'Impero romano. Ovvero di promettere ai "barbari" delle frontiere di poter accedere ai "piaceri" della romanità, a patto che costoro tenessero a freno gli altri "barbari", quelli alle loro frontiere. Naturalmente la cittadinanza romana piena non veniva loro concessa, anzi, il sistema li abituava a desiderare sempre di più a spostarsi, illegalmente s'intende, nel cuore dell'Impero, dove venivano ridotti in schiavitù effettiva. Fino a quando i "barbari ulteriori", affamati sempre più, non li travolgevano e i foederati invadevano allora, in massa, l'Impero. La nostra Europa occidentale è figlia diretta dell'Impero romano e, stranamente, le sue politiche nei confronti degli "stranieri" non mi sembrano poi molto dissimili da quelle, disastrose, attuate dai nostri antenati.


Autore: Associazione Bulgaria-Italia



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18.03.2005Commento [aldoc]
l'intervento di Cossuto è ben circoscritto e motivato ed è accettabile in tutte le sue parole. D'altronde l'Europa è stata da sempre terra d'emigranti proprio perchèp nessun popolo europeo è in grado di vantare una qualche "ourezza di stirpe". Impedire l'emigrazione o meglio la migrazione è in contrasto con qualsiasi concetto di caduta delle frontiere, diritto al conseguimento della felicità, etc. etc. che abbiamo come Italia sottoscritto ormai da dec ...
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