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Bulgaro
     
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Mar Nero

07.07.2002

Il nostro viaggio verso il mare iniziava alla stazione centrale di Sofia. Io e i miei amici ci trovavamo lì ancora con il sapore del primo bacio scambiato e già pensavamo alle cose nuove che ci aspettavano, irresistibilmente attratti dai racconti sentiti e tante volte immaginati. I miei genitori erano stupendi, non mi creavano problemi quando volevo partire con gli amici. A loro bastava che ero bravo a scuola e a quei tempi il proverbio diceva che chi studiava, dopo non doveva lavorare. Qualcuno aveva detto ancora che la cosa più bella di Sofia è sempre stato il treno che porta verso l`occidente, ma noi non lo sapevamo e viaggiavamo contenti verso l`Est. E cosi io e i miei amici, ragazzi della Bulgaria occidentale, viaggiavamo felici nella notte verso l'oriente. Non avevamo i posti e ci mettevamo nel corridoio del treno tra bagagli e gente che mangiava, beveva, fumava, ascoltando la musica e cantando. Non è che capivamo molto le parole, perché l`inglese si cominciava studiare dopo e poi non veniva approfondito. Questo viaggio notturno mi è sembrato sempre molto veloce, nonostante che il treno aspettasse a lungo le coincidenze nelle piccole stazioni sperdute. Non mi accorgevo del tempo trascorso, quando una voce ci informava che eravamo arrivati alla stazione di Aitos. Scendevamo frastornati alla stazione di Burgas strapiena di gente rumorosa e noi nella confusione salivamo sul pulman che ci portava a Nesebar. Avevamo il problema di cercarci una camera, ma tale pensiero non ci preoccupava più di tanto, se era tutto pieno si poteva sempre dormire sulla sabbia della spiaggia o nell’antico bagno turco nel centro storico.

Intanto abbiamo sempre avuto la fortuna di trovare posto in una casa appena costruita, che subito doveva essere messa in funzione e cominciare a rendere i soldi investiti nel mercato del monopolio di Stato. Non facevamo in tempo a sistemarci che eravamo già in spiaggia. Tutto era come in una battaglia: su un fronte si distinguevano i ragazzi ben abbronzati e ben accompagnati da belle ragazze; c’erano quelli di Sofia e quelli della provincia. Al centro stavano quelli di Sofia in compagnia delle ragazze straniere e delle ragazze più belle e capaci di ballare bene in discoteca. Poi c’erano i turisti stranieri. La maggior parte di loro provenivano dai Paesi del blocco socialista dell'Est e trascorrevano la vacanza in un Paese amico. E poi dall’altra parte c’eravamo anche noi, trenta chilometri a sud di Sofia, appena arrivati con il treno notturno, schiacciati nell'Ikarus fino a Nesebar tra mamme russe e magri tedeschi della Germania dell’Est, con le loro ciabatte e grandi sacchi. Si vedeva che il sole non lo avevano visto per anni e che neppure avevano trovato il posto giusto per fare il bagno. Ci sforzavamo di entrare subito nel giro, non avevamo molto successo con le ragazze. Pazienza! Si capiva che c'era un regolamento non scritto ma sempre rispettato. Purtroppo eravamo arrivati da poco e ancora non eravamo ben “integrati”. Ci voleva il tempo necessario. L’unico che aveva sempre e subito successo era il nostro amico zingaro, che portava la sua abbronzatura già dalla nascita e parlava bene il russo. Alla fine riuscivamo anche noi a stringere amicizie con persone venute da lontano e diverse da noi. Nel breve tempo che volava in un attimo cercavo di capirle e farmi capire.

Approfondendo successivamente le teorie di integrazione regionale e quella globale, nelle quali prevalgono sicuramente argomenti giuridici ed economici e sono riempite di infiniti dati teorici, è riaffiorata sempre nei miei ricordi quest'esperienza primitiva di ravvicinamento di persone di popoli diversi. E sono sicuro che nella nostra “integrazione” giovanile sulla costa del Mar Nero abbiamo sperimentato, se pur incoscientemente, un principio molto importante: conoscendo il prossimo tuo non hai più paura di lui. Forse nelle nostre ricerche teoriche non abbiamo dato il giusto peso e non abbiamo approfondito abbastanza l’aspetto umano, per dare una visione a misura d’uomo alle questioni così astratte ed elevate come per esempio la globalizzazione, che ci fa così tanta paura e ci coglie molte volte impreparati ad affrontarla, gestirla, realizzarla.


Autore: Erik Evtimov, avvocato




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08.07.2002Commento [milena]
Bellissima descrizione, mi è sembrato di essere lì, nel treno della notte!
Io mi sono persa molte di queste emozioni, perché ero una del mare, di Burgas. Vedevo quando la gente si riversava sulla stazioni di Burgas, stanchi, ubriachi e felici.
Per noi era la stagione, il caos, la mancanza di tempo per fare un tuffo (spesso ci confrontavamo con i turisti, noi del posto, assolutamente bianchi, loro abbronzantissimi!).
Era bello stare in mezzo ai ragazzi che venivano da t ...
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