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A Sofia miracolo incompiuto

26.06.2002 - Sofia

Sembrava l'uomo del miracolo: un anno fa, la Bulgaria aveva riposto aspettative quasi magiche in Simeone di Sassonia Coburgo, primo ex monarca a diventare premier nel suo Paese. Ma i miracoli non sono i politici a farli ed é logico che Simeone, dopo un anno di governo, paghi in termini di consensi popolari una situazione economica ancora problematica, specie nei suoi riflessi sociali.

Quest'anno, le previsioni di crescita del Pil sono inferiori a quelle del 2001: l'aumento sarà comunque del 3,2% secondo l'Economist Intelligence Unit, o dello 3,8 secondo altri osservatori internazionali, più ottimisti. I senzalavoro restano però a livelli elevatissimi (il 19% di media secondo alcune fonti, il 17,5 secondo altre), anche se nella capitale, Sofia, il tasso di disoccupazione é ridotto al 5-6 per cento. I salari medi continuano a essere bassissimi, sui 150 euro, mentre restano in crisi gravissima la sanità pubblica e la pubblica istruzione, e le bollette energetiche continuano ad aumentare rendendo proibitivo d'inverno il riscaldamento per intere fasce di popolazione.

Ma ci sono due punti a favore del Governo di Simeone: oggi la Bulgaria é più vicina all'Europa e alla Nato, l'ex re ne ha migliorato moltissimo l'immagine all'estero, si é dato da fare per aumentare la credibilità del Paese. E se gli investimenti esteri nel primo trimestre 2002 sono calati rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (46,8 milioni di dollari contro 279,5 milioni), questo si deve al fatto che nel 2001 venne privatizzato il secondo gestore della telefonia.
Inoltre, tutti riconoscono che Simeone ha lottato tenacemente e con ottimi risultati contro la corruzione, che dilagava durante i Governi precedenti, compreso l'ultimo, quello Kostov. Un altro aspetto positivo é la ricerca di consenso: dell'Esecutivo fanno parte infatti un paio di ministri del Partito socialista, che é all'opposizione, mentre nel l'amministrazione sono stati nominati numerosi esperti e professionisti vicini alla sinistra.

Un buon volano per l'economia potrebbero rivelarsi le tre grandi privatizzazioni in corso, che dovrebbero far ripartire almeno il dato relativo agli investimenti esteri. Saranno infatti vendute la banca Biochin, il quarto gruppo creditizio bulgaro, la società di telecomunicazioni e la Bulgartabac, il monopolio dei tabacchi. In nessuna di tali privatizzazioni sono previste partecipazioni italiane. Ma questo non deve trarre in inganno: i rapporti tra Italia e Bulgaria stanno andando molto bene. L'arrivo al potere di Simeone di Sassonia, italiano per parte di madre, si é sposato bene con l'interesse che il Governo di Roma sta manifestando verso i Balcani.

“L'Italia sta progressivamente conquistando quote di mercato in Bulgaria - afferma Massimo Di Giandomenico, direttore dell'ufficio Ice di Sofia -. L'anno scorso il commercio estero della Bulgaria ha subìto una contrazione: l'export é diminuito del 6,1 per cento, l'import del 3,1 per cento. L'Italia invece ha aumentato le sue esportazioni verso Sofia del 9,1 per cento”. La Germania, che é il secondo partner commerciale della Bulgaria (la Russia é al primo posto a causa della fornitura di energia), ha registrato l'anno scorso una contrazione dello 0,4 per cento. Per quest'anno, i dati sono ancora fermi ai primi due mesi del 2002, ma registrano una diminuzione anche del nostro interscambio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, in linea con la frenata generale del commercio estero bulgaro, la cui ripresa é prevista per la seconda metà del 2002. “In tre anni, comunque, c'è stato un aumento del 3% della nostra quota di mercato - conclude Di Giandomenico -, del resto, la Bulgaria segue la tendenza di tutto il nostro export nei Balcani”. Le merci che arrivano dal l'Italia sono le più varie, dai macchinari per il tessile (+31% l'anno scorso) ai tessili (prima voce, anche per il traffico di perfezionamento passivo), alle calzature-cuoio, agli autoveicoli.

Ma il dato più rilevante é quello relativo agli investimenti italiani nel Paese: stanno aumentando, soprattutto nel campo del tessile e della tutela ambientale. Spiega l'ambasciatore italiano a Sofia, Alessandro Grafini: “Anche per quanto riguarda gli investimenti, siamo ormai appaiati a Grecia e Germania, i principali investitori in Bulgaria, con 550 milioni di dollari. E se andranno definitivamente in porto i progetti di Enel Power per le centrali idroelettriche nel Sud (300 mln di dollari di investimento) e della Salini, che dovrebbe costruire l'autostrada diagonale Serbia-Turchia che passerà per Sofia, saremo di gran lunga il primo investitore. Oltre alle grandi imprese, sono arrivate anche molte aziende piccole e medie. E si é costituito un comitato degli imprenditori italiani, che dunque si sono dati una struttura nel Paese. L'Italia sta diventando sempre di più un partner strategico per la Bulgaria”.

A nomi come Miroglio, Italcementi, Parmalat se ne sono aggiunti altri, tra cui per esempio la Safil di Biella, azienda tessile, in Bulgaria da un anno con la Bulsafil, 200 addetti, che produce filati per l'abbigliamento.


Autore: Anna Del Freo
Fonte: Il Sole 24 Ore




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02.07.2002Commento [marian]
MMMMMM.....


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