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Wojtyla esce dalla pista bulgara

24.05.2002 - Sofia

Attentato, acqua passata. La pista bulgara non esiste più. «In nessuna circostanza - afferma il Papa appena giunto a Sofia - ho cessato di amare il popolo bulgaro». Come a dire che non ha mai dubitato della sua innocenza, che loro non c'entravano nulla con Ali Agca e con quegli spari che tanto hanno contribuito ad affliggergli la vecchiaia. E' un messaggio chiaro, atteso, sospirato, può bastare al presidente Gheorghi Parvanov che magari avrebbe voluto un'assoluzione esplicita per le istituzioni del passato, mentre i giornali nazionali fantasticano sulla possibilità di un incontro tra Wojtyla e il caposcalo delle aviolinee Balkan, Serghej Antonov, che finì ingiustamente in galera.
Con l'arrivo in Bulgaria il viaggio del Papa cambia clima, le folle si fanno più consistenti, Giovanni Paolo II sembra uscire dall'immobilismo della giornata in Azerbaijan. Le sue gambe si muovono sempre pochissimo, scende dall'aereo sul montacarichi, passa in rassegna il picchetto sulla pedana mobile, affida ad altri la lettura di grande parte dei suoi discorsi, perfino dell'omelia durante la messa nel palazzo dello sport di Baku. A Sofia, però, appare più allegro e si concede una di quelle battute che lo rendono simpatico. «Il papa è vecchio, deve stare seduto», scherza in italiano, poi invece sta in piedi mentre il cardinale Sodano accompagna la corona di fiori al Milite ignoto.

La Bulgaria è la vera meta di questo 96° viaggio papale, che per alcuni versi rievoca quello del '99 nella vicina Romania: stessa terra ortodossa, stessi propositi ecumenici, stesso desiderio di isolare le resistenze del patriarcato di Mosca abbracciando le varie chiese nazionali. Ma è anche diverso perché, mentre la gerarchia romena era direttamente coinvolta nell'invito e ci fu addirittura uno scambio di liturgie al grido di "unità", qui i fratelli separati sono più freddi, il Santo sinodo è stato sensibile ai richiami di Mosca rinviando a lungo la visita papale, infine la tradizionale processione per la festività di Cirillo e Metodio è stata annullata per evitare mescolamenti. La chiesa bulgara, inoltre, ha subìto un piccolo scisma - un caso ucraino in miniatura - e il patriarca Maxim è stato talvolta accusato di collaborazione con il comunismo, qualcuno lo chiamava addirittura "Marxism".

Nel frattempo però, l'aria dell'incontro si è scaldata, l'incontro con i cugini dell'ortodossia è previsto nella sacra sede del monastero di Rila sulla tomba di re Boris e ad accogliere il Papa nella piazza Alexander Nevski, accanto alla cattedrale, si presenta già anche il vecchio leader ortodosso. Per i cugini d'oriente Wojtyla è sempre prodigo di saluti e ringraziamenti. Lo è stato anche in mattinata, ancora in Azerbaijan, quando si è trovato di fronte a duemila persone nonostante i cattolici siano soltanto 120: c'erano altri cristiani, dipendenti di imprese estere, curiosi, gente mobilitata per un'occasione importante. A tutti loro il pontefice si è presentato da polacco, come chi «conosce le vostre sofferenze» sotto il regime della «persecuzione». E' un tema che riprenderà domenica a Sofia per la beatificazione di tre sacerdoti, fucilati nel 1952 insieme al vescovo Eugenio Bossilkov.

Come altri paesi dell'ex blocco sovietico, la Bulgaria - un capo di stato socialista e un ex re al posto di premier - guarda al Papa pensando all'Occidente e soprattutto all'Europa. Puntualmente, ne è ricambiata con l'offerta di buoni offici per ottenere «il sostegno generoso dell'Unione europea».

La Santa sede non ha scelto a caso la data della visita. Il 24 maggio si celebrano, infatti, i santi greci Cirillo e Metodio che portarono il Vangelo insieme all'alfabeto cirillico. In questo giorno, solitamente, una delegazione statale e religiosa bulgara viene accolta in Vaticano e per questo Wojtyla può parlare di «visita restituita». Non mancherà neppure il dono di una reliquia di S. Dasio che finora era conservata ad Ancona. E tra i ricordi utili all'incontro, «l'amore» del Papa per questo paese può attingere alla buona fama lasciata dal suo predecessore Giovanni XXIII quando, dal '25 al '34, fu nunzio apostolico. Qualche anno più tardi, durante la guerra - ricorda Wojtyla - il popolo bulgaro si adoperò per «salvare migliaia di ebrei».


Autore: Fulvio Fania
Fonte: Liberazione



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