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La guerra alla schiavitù sessuale è ostacolata dalla corruzione

13.02.2002 - Vienna

La schiavitù sessuale è in crescita nei paesi dell'Europa orientale perché la corruzione tra i pubblici ufficiali, dicono gli attivisti per i diritti civili, vanifica gli sforzi per impedire la vendita di donne ai bordelli.

"I problemi stanno diventando più gravi, malgrado gli sforzi delle organizzazioni internazionali non governative e dei governi, alcuni dei quali sono inefficaci", ha detto nel corso di un'intervista a Reuters Aaron Rhodes, direttore esecutivo di IHF (Federazione Internazionale di Helsinki).

"Persino alcune delle persone deputate a combattere il fenomeno sono in realtà colluse", ha aggiunto Rhodes, la cui organizzazione effettua un monitoraggio sui diritti umani in Europa, Nordamerica e Asia.

L'IHF sostiene che in alcuni paesi dell'Europa orientale, le leggi per proteggere le vittime della schiavitù sessuale non vengono approvate, ed alcuni pubblici ufficiali pretendono bustarelle o prestazioni sessuali per riportare nei bordelli le donne che sono fuggite, secondo quanto riferito da un gruppo di organizzazioni non governative dei Balcani e dell'Europa orientale, dalla Bulgaria alla Moldavia all'Ucraina, riunitosi all'inizio di questo mese a Vienna per discutere con IHF del traffico di donne.

In Polonia è accaduto che le guardie di confine abbiano riportato agli sfruttatori un gruppo di donne che su un bus avevano raggiunto la frontiera con l'Ucraina. Donne che sarebbero state poi vendute all'asta tenuta vicino a Varsavia, sotto la supervisione della polizia, secondo quanto riferito dalle non governative a IHF.

"Se le persone incaricate di rafforzare la legalità accettando bustarelle o consentono agli accusati di dileguarsi prima del processo, oppure fruire delle prestazioni di queste donne, diventa difficile impedire che il ciclo (di sfruttamento) prosegua", ha detto a Reuters Nicole Watson, coordinatrice del programma per i diritti delle donne di IHF.

"La richiesta di donne in Kosovo è andata alle stelle con l'arrivo delle forze di pace internazionali - ha aggiunto - è importante che non vi sia un divario ipocrita tra la politica di queste organizzazioni e la pratica del loro staff".

"Chiediamo un'inchiesta internazionale che persegua i responsabili di questi atti e consenta di chiamarli a render conto del loro comportamento", ha detto l'IHF, che prende il nome dal protocollo firmato a Helsinki nel 1975.

L'organizzazione è anche preoccupata sul piano della comunicazione. Ed ha criticato una recente campagna dell'organizzazione Onu per la lotta alla droga e per la prevenzione del crimine, lanciata con uno spot che secondo l'IHF diffonde uno stereotipo sbagliato di donna sfruttata, nel quale chi ha davvero subito questa violenza fatica a riconoscersi.


Fonte: Reuters




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