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I vescovi dell'Est: «La Ue non cancelli le nostre culture»

07.02.2002 - Bruxelles

Il futuro della politica agricola comune in un'Europa allargata è stato al centro di due giorni di dibattito a Bruxelles tra vescovi ed esperti dei paesi dell'Europa centrale e orientale, di esponenti della Commissione europea e di rappresentanti del Comece, l'organizzazione cui fanno capo i vescovi europei.

Preoccupati perché l'allargamento non si faccia a spese di alcune tra le categorie più deboli, come sono appunto gli agricoltori dell'est europeo, i vescovi di Bulgaria, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Romania hanno voluto incontrare personalmente i responsabili di questo processo, primo fra tutti il commissario Ue all'agricoltura, l'austriaco Franz Fischler. I presuli temono in sostanza che l'esigenza di adeguarsi alle quote agricole europee possa indurre a mutamenti tali nelle abitudini di vita delle popolazioni dell'Europa orientale da incidere negativamente sull'identità culturale. Sullo sfondo ci sono evidentemente preoccupazioni sociali ma anche pastorali.

I due direttori generali dei dipartimenti chiave, Josè Manuel Silva-Rodriguez, a capo della direzione generale dell'agricoltura, e Eneko Landaburu, direttore generale per l'allargamento e capo negoziatore a nome della Commissione europea con i cosiddetti "paesi candidati", hanno illustrato ai vescovi l'essenza della Pac, la politica agricola comune, e le grandi linee del pacchetto approvato dalla Commissione europea il 30 gennaio in cui si delinea quello che sarà lo sviluppo futuro di un' Europa a 25.

«Con la nostra offerta di semplificare il sistema dei finanziamenti - ha spiegato il commissario Fischler ai vescovi dell'est - tutti gli agricoltori, quali che siano le dimensioni della terra che coltivano, potranno avere un facile accesso ai pagamenti diretti. E ciò sarà particolarmente vantaggioso per i piccoli agricoltori».
In particolare la Commissione intende porre l'accento sullo "sviluppo rurale", la parola chiave che domina ora a Bruxelles nelle prospettive finanziarie del settore agricolo. Non si daranno più aiuti a pioggia, ha spiegato Fischler, ma mirati allo sviluppo completo di una intera area, tenendo conto di più fattori compresi quelli sociali.

Proprio su questo punto il dibattito tra vescovi e commissario si è fatto più intenso, con i primi che hanno voluto «esprimere le loro attese e le loro inquietudini per gli agricoltori che attualmente mancano di prospettive, di un avvenire sicuro». Un avvenire che il commissario Fischler ha voluto "condire" con cifre precise, indicando che i fondi per lo sviluppo rurale verranno rafforzati del 50% rispetto al loro normale livello a 15. Per il 2004-2006, ha detto il commissario, (2004 e' l'anno in cui con ogni probabilita' la prima serie di paesi dell'est potrà già entrare nell'Ue) saranno disponibili dal bilancio dell'Ue 3,6 miliardi di euro. Fischler ha anche promesso che la programmazione dello sviluppo rurale si farà tenendo conto in particolare degli agricoltori a livello di semi-sussistenza, quelli che destano le maggiori preoccupazioni tra i vescovi. Non ci sarà inoltre una Pac a due velocità, ha assicurato il commissario, che ha tenuto a mettere in rilievo come il pacchetto previsto dall'esecutivo comunitario «sarà anche molto importante per tutelare l'ambiente dei paesi candidati» evitanto la tentazione di investimenti speculativi in progetti di agricoltura intensiva, i cosiddetti "agribusiness" che rischierebbero di mettere a repentaglio la sopravvivenza dei piccoli.

Se però al calcolo dei fondi agricoli si aggiunge anche quello per fondi strutturali e regionali e per la politica interna, la cifra indicata da Fischler sale repentinamente. É stata indicata una forchetta tra 10 e 13 miliardi per il 2004, tra 14,9 a 23 nel 2005 e tra 18 e 25,2 nel 2006. Cifre elevate, certo, ma che dovrebbero poter restare nell'ambito della percentuale di 1,27% del Pil Ue indicata dall'Agenda 2000 per l'aumento di spesa necessario per far fronte all'allargamento dell'Unione. Il commissario ha ricordato che al Vertice di Berlino del marzo 1999 era stata indicata una cifra tra 2 e 4 miliardi di euro. Ma va tenuto presente che a Berlino si parlava di un allargamento a sei paesi, mentre ora, anche per espressa volontà del presidente Romano Prodi, l'allargamento probabile si farà a 10, lasciando per una fase successiva solo quelli più poveri, cioè Romania e Bulgaria che dovranno fare ancora qualche sforzo in più per adeguarsi al corpus legislativo (il cosiddetto "Acquis") comunitario.

Le maggiori preoccupazioni sono state espresse dai vescovi della Polonia. Gli agricoltori polacchi sono infatti più numerosi di tutti gli agricoltori dell'Ue ed è quindi comprensibile che le prospettive per loro siano al centro delle preoccupazioni dei presuli del loro Paese. Al termine dell'incontro i vescovi hanno pregato, insieme al Nunzio apostolico presso l'Ue, monsignor Faustino Sainz-Munoz, nella Cappella dell'Europa, un'antica chiesa rinascimentale da poco restaurata e situata nel cuore della Bruxelles comunitaria. L'auspicio espresso dai vescovi è che, come ha detto anche il commissario Fischler, «il dibattito sull'allargamento dell'Europa non si riduca a una mera operazione di salvadanaio».


Autore: Maria Laura Franciosi
Fonte: Avvenire




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