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Vessela Banova: “In Bulgaria la violenza sui bambini non è considerata un crimine”

09.01.2002 - Sofia

Vessela Banova è una psicologa e scienziata in materia di psicologia dell’età infantile, ha conseguito una specializzazione in Belgio. Ha lavorato come consulente presso il Ministero della Sanità Bulgaro sulla riforma delle case di cura sociale e medica, è direttore del programma nazionale “Crescere senza genitori”. Da febbraio amministra la direzione di “Politica statale per la cure del bambino”.

- Come si difendono i bambini dalla violenza dei coetanei?

Sul territorio di Sofia e del paese sono attivi gruppi di giovani minorenni, il cui bersaglio della loro violenza sono i più piccoli. Rubano loro biciclette, soldi… Quando capitano nella Polizia, questa molto spesso propone ai genitori dei bambini derubati di fare le denunce. Ciò che la polizia può fare in questi casi è di avvisare la Procura per l’assegnazione delle indagini penali. Poco tempo fa c’era un caso in cui un bambino di 12 anni è stato intimidito con una pistola e gli è stata rubata la bicicletta. Quando i poliziotti hanno catturato il ladro, hanno verificato che l’arma era davvero carica. Questa è una ragione sufficiente per la Polizia per fare rapporto alla Procura ed iniziale l’indagine, perché il giovane è soggetto d’imputazione. Però questo non è stato fatto, ma hanno chiamato i genitori e li hanno proposto di sporgere denuncia. Loro hanno avuto paura, perché assieme al loro bambino possono essere identificati facilmente e niente e nessuno li difenderebbe da una ulteriore violenza oppure vendetta. Cosicché a livello di istituzioni – Polizia, Procura e Tribunale, e nelle loro comunicazioni, c’è ancora tanto da fare.

- Succedono le cose più tremende: i bambini si schiacciano l’un l’altro, i padri uccidono i figli. Che succede?

Il prestigio delle istituzioni è instabile, incluso quello della famiglia. Il prestigio degli insegnanti e della scuola, come istituzione è pure crollato. Nella età scolare, appunto, i bambini hanno bisogno di identificarsi con una autorità come il padre oppure l’insegnante, per poter costruire la loro identità. Quest’autorità è poco sicura o in generale manca.

Allora i ragazzi cominciano a cercare da soli l’identificazione con figure come “Ledenija” (“il Ghiacciato” n.d.t) oppure con i eroi della TV o dei videogiochi. I nostri valori si sono logorati. Nelle diverse scuole, dipende solamente dai buoni intenti del preside e degli insegnanti, come educare i bambini. Abbiamo casi di un potere assoluto della selezione naturale, dove gli insegnanti hanno abdicati completamente al ruolo di autorità e di maestri, ed i bambini risolvono le cose come pare a loro. Ci sono le scuole nelle quali, nonostante tutto si è conservato qualche animo nella scuola, ma queste sono l’eccezioni. Per questo nell’Agenzia elaboriamo un codice etico morale, il quale dovrebbe essere una parte inseparabile dalla caratteristica d’impegno della gente che lavora con i bambini.

- In qualche modo, questo potrebbe riguardare quelli che lavorano negli orfanotrofi?

Sì, riguarda il personale degli asili nido e le scuole, più quelli che lavorano nei 360 orfanotrofi nel paese, luoghi molto chiusi, in generale, meno visibili alla società.

- Le segnalazioni di violenze, malgrado tutto, oltrepassano le mura di questa società chiusa. Un rapporto degli esperti internazioni dal 1997 segnale che quei luoghi sono psicologicamente e fisicamente dannosi per i bambini. Com’è la situazione oggi?

Questo è Daniel Stern, un grande nome nella psicologia infantile. Ha fatto molto bene ad aver preparato questo rapporto, perché ha aiutato nell’avvio di una riforma generale strutturale, presso il Ministero della Sanità, negli ex-orfanotrofi “Majka i Dete” (“Madre e Figlio” n.d.t), chiamati ora case di cure sociali. Le varie case sono in diversi fasi della riforma, alcune sono ad un livello medio europeo, altre in mezzo al guado, ma altre ancora, anche se poche, continuano ad essere in condizioni molto preoccupanti.

- Quali sono le case in condizioni più preoccupanti?

La situazione nei 40 orfanotrofi per bambini down di livello medio grave è tragica; ciò è dovuto al fatto che una istituzione non può risolvere il problema senza mezzi. Invece lo Stato é povero. La nostra agenzia sa come possono essere cambiate queste case. Però per 40 anni questi orfanotrofi sono stati costruiti nei villaggi più sperduti, per dare l’occupazione della gente del posto, ma anche per nascondere la verità che da noi ci sono i bambini down. Attualmente il problema è molto pesante.

Queste case hanno budget minimi, persone non qualificate, e sono chiuse e non trasparenti al punto che non possono essere garantiti i diritti dei bambini. Per questo motivo insistiamo di avere consigli di amministrazione presso le case-orfanotrofi, cosi come presso le scuole, per controllare e fungere da mezzo d’espressione dell’interesse della società verso la vita dei bambini della relativa casa. 

L’anno scorso ero a capo di una equipe che ha fatto una grande ricerca e ha constatato che la gente, che lavora in questi orfanotrofi, è emotivamente del tutto esausta. Presso di loro si constata una stanchezza psichica, una mancanza di interesse per la società, e ,non è un segreto, i loro stipendi bassissimi. Non so come si può aspettare un cambiamento nel lavoro da questa gente, con la loro misera busta paga, tenendo conto che il loro lavoro non è considerato neanche socialmente utile.

- Il problema riguarda solo il personale? In che condizione è la base materiale, di quella che è l’unica casa per questi bambini?

Penso decisamente, che alcuni di loro semplicemente devono essere chiusi. Però, ogni volta che si deve chiudere un orfanotrofio, dai vari ministeri si lamentano che questo potrebbe essere pericoloso per la vita dei bambini, che c’è resistenza a livello locale, perché questo porta alla perdita dei posti di lavoro. Nello stesso tempo ci sono case dove il tetto, ogni momento, potrà cadere su qualcuno ed ucciderlo. Nel villaggio Borislav, nell’orfanotrofio per i bambini down, non ci sono letti e materassi, e dormono direttamente per terra. I bambini down si nutrono con i biberon nonostante siano in età scolare. La verità è che non esiste un controllo sistematico e una valutazione di questi orfanotrofi. Questo è molto difficile, perché abbiamo 360 case dipendenti da 5 ministeri – Sanità, Educazione, Lavoro e Politica Sociale, Giustizia ed Interni.

Attualmente elaboriamo criteri tramite i quali saranno valutati gli orfanotrofi e le loro risorse presso tutti i ministeri, con lo scopo di creare i standard minimi, perché noi non abbiamo lo standard statale relativo alla qualità della cura per i bambini. Questa è uno dei principali compiti dell’agenzia.

Cosa succederà ai bambini degli orfanotrofi che saranno chiusi?

Uno dai problemi principali è la mancanza di alternative ben sviluppate per la cura dei minori. Bisogna cambiare globalmente la politica statale verso questo 2% dei bambini bulgari, che si allevano negli orfanotrofi. Il compito importante è la creazione di alternative, che permetteranno una reale deinstituzionalizzazione. Nel mondo moderno si dà peso delle possibilità di carattere familiare: famiglie di amici oppure i vicini nel quartiere. La sua dominazione è “famiglia allargata”.

- Tuttavia lì (nel mondo moderno) esiste una supporto affidabile per simili iniziative, che dubito, nel breve, potrebbero essere adeguati alle possibilità della Bulgaria?

Sì, è cosi. Esistono le strutture, come ad esempio i centri diurni per bambini down, i quali avrebbero facilitato i genitori, a non abbandonarli ancora all’ospedale. Questa è un’altra nostra preoccupazione. Infatti, subito dopo il parto, i medici dall’ospedale si limitano di informare i genitori che possono liberarsi dal problema lasciandolo nella casa sociale. Se i centri si svilupperanno per bene ed il loro personale darà informazione dettagliata riguardo alle possibili alternative per allevare un bambino down, molti genitori prenderebbero cura del proprio figlio. In tutta l’Europa occidentale questo è una priorità.

- Lei è stata accusata di aver preteso dalla Procura di occuparsi con la pedofilia infantile sulle pagine bulgare d’Internet, senza disporre di una base legislativa su questo tema.

Segnalerò alla Procura ogni caso di violenza sui minori ed invito ogni cittadino a farlo. Non solo perché spesso capita di disporre sufficientemente degli strumenti giudiziari, nonostante le lacune nella nostra legislazione. Ma c’è dell’altro. Solo nel caso in cui ognuno di noi segnalerà la violenza sui minori, si creerà coscienza sociale e gli individui che compiono questi reati avranno almeno un po’ di paura.

Per quanto riguarda la pornografia infantile, la Convenzione per la cura del bambino è stata ratificata dalla Bulgaria e questo vuol dire che essa fa parte dalla legislazione interna. Abbiamo inviato alla Commissione parlamentare la nostra opinione ufficiale con i nostri suggerimenti. Principalmente quello che manca nel Codice processuale è che non è incriminato il reato di “offerta”, “consegna” oppure ”accettazione” di ragazzi con lo scopo di sfruttamento sessuale. Non esistono i testi supplementari, che puniscono una simile azione, come il rilascio illegittimo per adozione; cioè le persone che infrangono le norme internazionali in questo campo, non hanno responsabilità penale. Manca anche il termine di “pornografia infantile”.

L’altro grande problema è che quando si parla di “incitamento alla prostituzione” si considerano solamente persone di sesso femminile. Invece lo sfruttamento dei ragazzini, è un fatto reale.

Le difficoltà riguardanti la pornografia via Internet, sono dovuti al fatto che le responsabilità penale possono essere solo delle persone fisiche, ma in questo caso parliamo di persone giuridiche. È molto difficile arrivare ad una specifica persona fisica. Ciò non vuol dire che non faremo le segnalazioni alla Procura per ogni violenza sui bambini.


Autore: Maria Dimitrova
Fonte: Monitor
Traduzione: Dessislava Petkova



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