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Bulgaria come Argentina?

02.01.2002

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al crollo economico, finanziario e sociale di uno dei più sviluppati paesi dell’America Latina, l’Argentina.
Eppure, negli ultimi 10 anni il paese è sempre stato sotto la stretta sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale (di seguito FMI). Dietro la sua “raccomandazione” nel 1991 il governo argentino ha introdotto il cd “currency board”.

La macroeconomia

Una brevissima lezione di macroeconomia. Nonostante alcune teorie economiche neghino l’influenza dell’offerta di moneta sulle variabili reali (produzione, occupazione, consumi), l’evidenza empirica conferma che un’espansione monetaria è tipicamente seguita da accelerazioni del livello dell’attività economica. La decisione di espandere o ridurre la massa monetaria in circolazione spetta tradizionalmente alla banca centrale che dovrebbe ridurre l’offerta di moneta in periodi di “surriscaldamento” dell’economia e aumentarla in fasi di recessione.

Negli ultimi decenni si assiste alla diminuzione della fiducia, da parte dei decisori di politica economica, nelle politiche keynesiane (la spesa pubblica come motore di crescita) e al maggior accredito delle teorie monetariste (il tasso di inflazione come nemico pubblico da combattere) e neoliberiste (supply – side economics). Aumenta il ruolo delle istituzioni finanziarie internazionali ed in particolare quello del FMI. Mentre nei paesi sviluppati come l’Italia la sua funzione si limita alla mera osservazione dei comportamenti economici dei policy makers (1), nei paesi dell’America Latina e più recentemente, nei paesi dell’ex blocco sovietico il FMI assolve il ruolo di “guida” nelle scelte di politica economica. Gli esperti del Fondo hanno individuato come una delle principali cause dei problemi economico – finanziari di questi paesi la presunta incapacità della banca centrale di mantenere una circolazione monetaria non inflazionistica.

Per alleviare a questa mancanza, il currency board è stato introdotto nei paesi, dove gli squilibri macroeconomici sono particolarmente pronunciati, come Argentina (1991), Estonia (1992), Lituania (1994), Bulgaria (1997).

Cosa è il currency board?

Nella sostanza, un currency board esonera la banca centrale dal compito di influenzare la massa monetaria. Il tasso di cambio della moneta locale viene ancorata ad una valuta forte, rendendo indisponibile lo strumento della svalutazione competitiva. La variazione dell’offerta di moneta, secondo questa forma particolare di politica monetaria, è uguale all'eccedenza o al deficit della bilancia dei pagamenti complessiva del paese (bilancia in conto corrente e bilancia in conto capitale). Inoltre, il ruolo del FMI di principale finanziatore dei paesi in regime di currency board rende obbligatorie le sue “raccomandazioni“ in termini di politica fiscale.

Perché il currency board è stato introdotto in Bulgaria?

La Bulgaria inizia il processo di trasformazione economica da un punto di partenza molto meno favorevole rispetto agli altri paesi dell'ex-area sovietica. I suoi svantaggi includono un eccezionalmente alto livello di dipendenza dei mercati del COMECON (e specialmente quelli dell'URSS); un insostenibile debito estero (che porterà alla moratoria sui pagamenti nel 1990); grandi disequilibri macroeconomici interni; lontananza geografica dalla maggior parte dei mercati occidentali e maggiore vulnerabilità ad avvenimenti politici che rappresentano shocks esogeni per l'economia bulgara, come le sanzioni dell'O.N.U. alla Jugoslavia e all'Iraq. A causa della sua considerevole dipendenza dai mercati sovietici, la struttura economica bulgara probabilmente assomigliava più alle ex-repubbliche sovietiche che agli altri paesi dell'Europa centrale e orientale. Di conseguenza, l'impatto della rottura del COMECON sull'economia bulgara è simile allo shock che ha colpito i paesi successori dell'URSS dopo la sua disintegrazione. 

Mentre però le ex-repubbliche sovietiche potevano avviare le riforme praticamente a debito zero e con conti pubblici puliti, anche se i risultati finali non sembrano essere molto incoraggianti, le alternative bulgare di politica economica sono pesantemente influenzate dal suo indebitamento estero e dallo stato precario delle sue finanze interne. In condizioni di acuta insufficienza di risorse finanziarie interne e mancanza di accesso sui mercati finanziari mondiali dopo la moratoria sui pagamenti del debito estero, la Bulgaria diventa completamente dipendente dalle istituzioni finanziarie internazionali. Il finanziamento di tali istituzioni viene effettuato solamente osservando gli accordi stipulati sulle riforme ed è sospeso fin dal 1992, quando si manifestano le prime esitazioni nella politica macroeconomica seguita. La ristrutturazione del debito con il Club di Londra nel 1994 è un importante passo in avanti, ma è ancora evidente che il paese non è in grado di rispettare regolarmente il pagamento dei suoi debiti né di procedere verso la loro riduzione. Nello stesso tempo il debito interno aumenta velocemente a causa sia dei deficit crescenti, sia dell'accollo dello stato dei crediti insoluti delle imprese pubbliche tramite titoli di stato a lunga scadenza.

Gli elementi critici di tipo macro e microeconomico del sistema economico bulgaro sono lo stato gestionale e finanziario delle imprese pubbliche ("virtualmente in fallimento", Tailbot, 1997); l'inefficacia degli interventi di risanamento del sistema bancario; i ritardi nell'attuazione della ristrutturazione industriale e del processo di privatizzazione; il permanere della percezione della Bulgaria come paese a rischio da parte degli investitori esteri; la difficile sostenibilità del servizio sul debito estero.

Tutto questo ha provocato la grave crisi economica del 1996-97 che ha portato a pensare che solo l'espropriamento delle autorità di politica economica bulgare delle loro prerogative in materia di politica monetaria e la limitazione delle prerogative in materia fiscale e di bilancio attraverso l'introduzione del currency board in luglio del 1997 potesse risolvere i gravi problemi economici del paese.

La situazione odierna

La tabella sottostante fornisce il trend delle principali variabili macroeconomiche della Bulgaria prima e dopo l’introduzione del currency board.

Variabile

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

2000

Pil

var. %

-9,1

-11,7

-7,3

-1,5

1,8

2,9

-10,1

-7,0

3,5

2,4

5,0

Disoccupazione 

fine anno %

1,7

11,1

15,3

16,4

12,8

11,1

12,5

13,7

12,2

16,0

17,9

Produzione industriale 

var. %

-16,7

-20,2

-18,4

-9,8

10,6

4,5

5,1

-5,4

-7,9

-12,5

2,3

Avanzo (+) / disavanzo (-) pubblico

% sul Pil

-4,9

-3,7

-5,2

-10,9

-5,2

4,7

-10,9

-3,9

1,5

1,8

na

Inflazione

%

23,8

338,5

91,2

72,8

96

62,1

123,1

1082

22,3

0,3

9,9

Export

mld USD

2,5

2,7

4,0

3,7

4,0

5,4

4,9

4,9

4,3

4,0

4,8

Import

mld USD

3,3

2,3

4,2

4,6

4,2

5,7

5,1

4,9

5,0

5,5

6,5

Bilancia commerciale

mld USD

-0,8

0,4

-0,2

-0,9

-0,2

-0,3

-0,2

0

-0,7

-1,5

-1,7

Investimenti diretti esteri

mld USD

0,0

0,1

0,1

0,1

0,2

0,3

0,4

1,0

1,5

2,3

3,9

Debito estero

mld USD

10,9

11,8

12,5

13,9

11,3

10,1

9,6

9,8

10,3

10,2

10,4

Debito estero / Pil

%

56,8

157,3

145,3

128,7

116,5

77,1

97,0

97,0

84,4

82,3

86,0

Fonte: Economist


L’introduzione del currency board ha portato all’immediata diminuzione dell’inflazione (2) nel 1997 e ha stabilizzato la crescita dei prezzi fino al 1999. Nel 2000 l’aumento dei prezzi del petrolio, nonché la svalutazione dell’euro ha portato all’importazione dell’inflazione in Bulgaria attraverso il regime del cambio fisso con il marco tedesco. 

Il governo Kostov ha portato il bilancio dello Stato da un disavanzo che ammontava a circa 4% del Pil ad un avanzo di circa 2%. Nei tagli di spesa pubblica effettuati per soddisfare le richieste del FMI troviamo i sussidi alle imprese pubbliche, ai prezzi dell’energia elettrica, alle scuole e alla sanità. Gli investimenti diretti esteri sono aumentati da un livello pressoché nullo nel 1996 a circa 4 miliardi USD nel 2000 (il 10% deriva dalla cessione di Bulbank). Tuttavia, la Bulgaria è ancora fanalino di coda nell’intera area dei paesi in transazione.

D’altra parte, il Pil reale stenta a decollare: la crescita cumulata del triennio 1998-2000 non ha ancora superato il crollo del Pil della crisi del 1996. Il tasso di disoccupazione è salito al 18%, ma la situazione è addirittura peggiore di quanto evidenzino i dati ufficiali, dai quali sfugge il numero delle persone che hanno rinunciato di lavorare (3). I dati interni del Istituto Nazionale di Statistica bulgaro parlano di un tasso di disoccupazione del 22,3% nel 2000.

In Bulgaria il processo di deindustrializzazione non è ancora finito. La stabilità monetaria instaurata nel 1997 non ha portato ad una fase di sviluppo dell’industria, già pesantemente colpito negli anni precedenti. Nel 2000 si registra un timido incremento della produzione industriale che cambia il quadro dal punto di vista sostanziale.

La bilancia commerciale che, come ricordiamo, è l’unico strumento di politica monetaria espansiva in caso di variazioni positive, è costantemente negativa, arrivando ad un saldo negativo di circa 2 miliardi USD nel 2000. D’altro canto, è indisponibile lo strumento di svalutazione del leva come stimolo alla crescita delle esportazioni.

In questo quadro il debito estero è l’unico a non variare in misura significativa. Gli 10,9 miliardi USD di debito nel 1990, quando il paese dichiarò la moratoria sui pagamenti, diventano 11,3 miliardi di USD nel 1993 dopo la ristrutturazione del debito con il Club di Londra e sono ancora 10,4 miliardi USD alla fine del 2000. Gli interessi sul solo debito estero ammontano in media al 2,5% del Pil. Il rapporto debito estero sul Pil è rimasto superiore all’80% negli ultimi tre anni e non ci sono prospettive verso la sua riduzione.

Conclusioni

Negli ultimi giorni la situazione in Argentina ha provocato il risveglio dell’opinione pubblica in Bulgaria che ha messo sotto esame l’utilità del currency board. In 10 anni il currency board argentino non è stato in grado di creare quel circolo virtuoso di consumi – investimenti – crescita – rientro del debito estero che riporti il paese fuori dalla situazione perenne di crisi. Anzi, il debito estero argentino è aumentato, raggiungendo l’ammontare considerevole di 155 miliardi USD. Inutile soffermarsi sulla grave situazione economica e finanziaria in cui versa il paese.
Il Pil procapite bulgaro è di soli 1.529 USD contro i 12.900 USD dell’Argentina. Il peso economico dell’Argentina nell’area del Mercosur è enormemente più importante rispetto all’influenza economica della Bulgaria.

Il debito estero bulgaro (10,4 miliardi USD) sembra irrilevante in valore assoluto se confrontato con quello argentino. Tuttavia, il rapporto debito estero/Pil del paese latino-americano è di soli 34% contro l’86% della Bulgaria.

Quindi, nonostante l’Argentina si presentasse con le “carte in regola” per un periodo di stabilità e crescita, seconda la ricetta del FMI, il risultato dello sperimento monetario è sui telegiornali del tutto il mondo.

E la Bulgaria? Si avvia forse ad essere il secondo caso di bancarotta con il marchio FMI?


Note

(1) L'Italia ignorò la drammatica nota del FMI nel 1976-77 che prevedeva lunghi anni di recessione, se l'inflazione non fosse messa sotto controllo. Un anno più tardi, l'economia registrò un'ampia ripresa della produzione, boom degli investimenti e aumento delle esportazioni. A proposito, si veda Giavazzi - Spaventa, "Italia: gli effetti reali dell'inflazione e della disinflazione", 1989. Secondo gli autori, questi risultati furono raggiunti grazie ad un meccanismo di "ridistribuzione dai salari ai profitti per mezzo di una maggiore tassazione dei redditi da lavoro, causata dall'inflazione e non legiferata dal Parlamento". Inoltre, le esportazioni venivano stimolate dalla svalutazione della lira.

(2) In realtà, il trend di crescita del il tasso di inflazione s'inverte in aprile del 1997 quando diventa ufficiale la prossima introduzione del currency board.

(3) All'inizio degli anni '90, quando un'ondata di bancarotte sommerse la regione, molti lavoratori andarono in pensione oppure si rifugiarono negli appezzamenti di terreno familiari. Oggi tutti i paesi della regione occupano oggi molto meno persone rispetto ai tempi del comunismo. In Ungheria, per esempio, gli occupati sono ufficialmente il 40% in meno rispetto agli occupati nel 1990.


Autore: Milena Kotzeva


Per approfondire: Notizie di Economia



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08.01.2002Commento [bugliaga]
Pur troppo, dall rapporto appena letto il quadro generale è pressoche
pessimistico e peggio ancora non incuragia per niente l'investimento
estero.Sono stati riportati i lati piu negativi della realta bulgara
risultato di politiche sbagliatissime dei governi precedenti quellultimo di SDS, vale a dire del primo ministro Kostov.Il suo governo avrebbe avuto tutte le premesse di rissanare sia l'economia
che lo stato sociale, se purtroppo no sono prevalse l'eredità dei gover ...
leggi tutto
09.01.2002Commento [grato]
dissento che tutte le colpe siano solo dei governi precedenti a mr.Kostov. Le ultime elezioni le ha perse Kostov perche' il popolo ha visto che ha fallito anche lui. Aveva la maggioranza assoluta,cosa ha fatto per la nazione? perche' la nazione lo ha alla fine punito? Colpa dei soliti ex-comunisti?
10.01.2002Commento [alex78it]
Al grato.Sono pienamente d'accordo.Il governo di Kostov non ha
pottuto di fermare la corruzione facendo in questo modo i suoi piccoli giochi personali di approffittarsene.In quell modo ha
perso la fiducia dell'elettorato e la grandissima opportunita
di continuare a governare.Peggio ancora si è messo in oposizione
provocando un'ulteriore danno al paease.Grazie per la replica!
12.01.2002Commento [patrick]
L'articolo appena letto è preciso e scritto con competenza.
Sono pienamente d'accordo, l'inflazione in certi casi e' il male minore così come la svalutazione può rappresentare un volano per le esportazioni che rimangono l'unica strada per lo sviluppo.
Penso che il governo bulgaro dovrebbe immediatamente abbandonare il cambio fisso, attuare una politica dei redditi e combattere la corruzione e gli sprechi di denaro pubblico.
Ricordo che anche l'Italia nel 1992 abbandon& ...
leggi tutto


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