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Bloccate tutte le adozioni internazionali

05.11.2001

Prima le denunce sul “mercato delle adozioni” nei Paesi dell'Est, poi le polemiche sui costi, infine quello che costituisce una vera bomba per tantissime famiglie e per i 56 enti autorizzati: il blocco totale.

Oggi è emerso che la Commissione per le adozioni internazionali, a cui spetta il visto per l'autorizzazione all'entrata in Italia dei bambini stranieri adottati da coppie italiane, ha sospeso la sua attività per "un arco di tempo allo stato non prevedibile".

Con una circolare inviata ai 56 enti autorizzati, la presidente Melita Cavallo spiega che la Commissione è "costretta alla inoperatività" perchè il trasferimento nella nuova sede di via Fornovo, a Roma (reso necessario perché il ministro Roberto Maroni ha richiesto la disponibilità dei locali in cui operava lo staff della Commissione) non permette l'operatività dell'organismo.

La situazione operativa del supremo organo di controllo delle adozioni internazionali sembra avere seri problemi. Le linee telefoniche della nuova sede sono ancora staccate. Cinque dei dieci componenti, dimissionari, non sono stati ancora sostituiti.

Nella lettera inviata oggi agli enti autorizzati, la presidente Cavallo informa infatti che "per un arco di tempo, allo stato non prevedibile, la commissione è costretta alla inoperatività per due ordini di ragioni". Primo - spiega - "il trasferimento nella nuova sede di Via Fornovo 8 non è stato organizzato in modo da garantire l'immediata efficienza tecnico-strutturale dei nuovi locali". In secondo luogo - aggiunge ancora la presidente - "la mancata sostituzione dei componenti dimissionari della Commissione (ben cinque su dieci) da me sollecitata in tutte le sedi politiche ed amministrative fin dal luglio scorso". Secondo indiscrezioni, sembra che si sia aperta anche una vertenza con il ministro Maroni, che ultimamente ha mostrato interesse e preoccupazione per il tema delle adozioni, nonostante il coordinamento dell'organismo spetti per legge alla Presidenza del Consiglio.

La conseguenza, diretta e immediata di questa situazione è il blocco delle adozioni internazionali. "E' mancata una strategia di attuazione dell'adozione internazionale - commenta il presidente di AiBi, Marco Griffini. "In un anno abbiamo visto due presidenti, convenzioni bilaterali non firmate, infine l'autorizzazione a troppi enti, che ci è costata anche una reprimenda in sede Ue. Credo sia venuto il momento di creare una Conferenza sull'adozione internazionale, dove siedano gli esperti, cioè gli enti e i tecnici che lavorano da anni in questo settore, per trovare una strategia comune".

Finché non si risolve questo grave impasse, i bambini stranieri che devono entrare nel nostro paese per essere adottati non potranno ricevere la dovuta autorizzazione.

“Il tono della comunicazione – aggiunge Valeria Rossi Dragone, Presidente del CIAI- non è dei più confortanti e non può che creare apprensione in quanti operano in questo settore”.

Se da un lato, infatti, appare che chiaro che per adesso saranno sospesi gli abbinamenti tra coppie che hanno ricevuto l'idoneità dal Tribunale e i bambini stranieri, gli enti non sanno come gestire la situazione delle coppie che si trovano già all'estero e che dovrebbero rientrare in Italia con i bambini appena adottati, e quelle che avevano già ottenuto l'abbinamento e si trovavano in procinto di partire. La presidente Cavallo in questo momento non si trova nemmeno in Italia: è in Bielorussia per un viaggio istituzionale, pertanto non è reperibile per chiarire queste gravi implicazioni tecniche.

Dal Ciai fanno sapere che chiederanno al ministro Maroni una riunione urgente per chiarire la faccenda. Nel frattempo, tutti gli operatori si augurano che sulla Commissione non si stiano facendo giochi politici e lottizzazioni che ricadrebbero, inevitabilmente, sulla pelle dei bambini.


Autore: Benedetta Verrini
Fonte: Vita




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