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Presidenziali: Simeon semina tempesta

04.10.2001 - Sofia

INTRODUZIONE (di Andrea Ferrario)

In Bulgaria sono ormai imminenti le elezioni presidenziali, che si svolgeranno l'11 novembre. Si tratta del primo importante appuntamento elettorale dopo la vittoria elettorale dell'ex zar Simeon nel giugno scorso. Come era scontato, i riflettori sono stati quindi puntati, fin da questa estate, sulla scelta che avrebbe fatto Simeon Sakskoburggotski (e il suo partito, il NDSV) per la candidatura a presidente. Le opzioni erano tre: una candidatura dello stesso Simeon, la scelta di un proprio candidato, magari appoggiato dai partner di coalizione, oppure l'appoggio al presidente uscente Stojanov, che si é candidato da lungo tempo come indipendente, ma con l'appoggio del suo partito, la SDS che guidava il precedente governo. Simeon Sakskoburggotski ha adottato una tattica per lui consueta: ha atteso fino all'ultimo momento per rivelare la sua scelta. Dopo avere pubblicamente dichiarato che il NDSV aveva già scelto un candidato proprio di cui sarebbe stato comunicato il nome, pochi giorni prima dello scadere del termine per la presentazione delle candidature Simeon ha dichiarato a sorpresa il proprio sostegno alla ricandidatura di Stojanov.

Nel frattempo, il Partito Socialista (BSP), che partecipa indirettamente al governo con due ministri, facenti parte dell'esecutivo "a titolo personale", si era prima dichiarato disponibile a sostenere la candidatura dello stesso Simeon e, successivamente, spazientitosi per il silenzio del NDSV, aveva candidato il proprio segretario Parvanov, cercando di ottenere il sostegno del DPS, il partito della minoranza turca e musulmana che fa parte della coalizione di governo.

Quest'ultimo ha lasciato in un primo momento intendere di essere disponibile, ma alla fine ha deciso di attendere la decisione di Simeon. La scelta dell'ex zar di appoggiare Stojanov é stato quindi uno vero e proprio schiaffo ai due partiti che finora gli erano stati più vicini, mentre invece ha rappresentato un'importante apertura nei confronti della SDS, la quale ha subito ricambiato con una dichiarazione del suo segretario, Ekaterina Mihajlova, secondo cui la SDS d'ora in avanti condurrà una politica "nazionalmente responsabile". La decisione dell'ex zar, inoltre, ha causato non pochi problemi all'interno dello stesso NDSV, in particolare nel suo gruppo parlamentare, tenuto all'oscuro dei patti già precedentemente intercorsi tra la SDS, Stojanov e Simeon. L'ex zar ha comunicato la sua scelta al gruppo parlamentare e, secondo quanto scrivono svariati giornali, di fronte a un'opposizione pressoché unanime ha fatto passare d'autorità la propria decisione (fine).


È paradossale la situazione in cui si é venuto a trovare il premier dopo la sua decisione di sostenere Petar Stojanov alle elezioni presidenziali. Nel suo tentativo di coinvolgere nel governo tutti i principali partiti egli ha ottenuto esattamente il risultato opposto - non solo non é riuscito a guadagnarsi nuovi alleati, ma ha messo contro se stesso anche coloro i quali finora lo avevano appoggiato. Sono due le domande più interessanti - perché, nonostante tutto, Sakskoburggotski ha preferito Stojanov e che riflessi avrà questa decisione sul futuro del suo governo?

Agli occhi di Simeon probabilmente per il momento la mossa é la più vantaggiosa possibile. Egli ha evitato uno scontro diretto con il presidente, il cui esito sarebbe stato difficile da prevedere. E un eventuale fallimento alle elezioni presidenziali avrebbe seriamente intaccato l'autorità del suo partito "regale" solo alcuni mesi dopo la sua trionfale ascesa al potere. La rielezione di Stojanov con il sostegno del NDSV potrà essere interpretata come un coinvolgimento della SDS nel potere. é difficile infatti potere considerare Stojanov un candidato indipendente - é un uomo della SDS, come più di una volta ha affermato egli stesso con passione. Così, dopo avere attirato a sé con lusinghe il DPS, il BSP, la VMRO-"Gergjovden" con diversi posti nel potere esecutivo, Simeon ora spera di guadagnarsi i favori anche del partito che si é assunto il ruolo di opposizione, la SDS.

Non bisogna trascurare un altro particolare - e cioè che su Simeon sono state esercitate anche forti pressioni dall'estero affinché appoggiasse il presidente per un secondo mandato. Il premier ha sottolineato che la sua decisione é un chiaro segno di continuità nella nostra politica estera, orientata verso un'entrata a pieno titolo nell'UE e nella NATO. Questa é la prima ammissione indiretta del fatto che per la comunità internazionale le promesse di Simeon di condurre proprio una tale politica non sono forse sufficientemente convincenti. Un particolare che a sua volta toglie fondamento alla leggenda della grande autorità personale di cui il premier godrebbe all'estero.

Simeon conta di ottenere dividendi anche in un'altra direzione. Egli ha dichiarato che il sostegno a Stojanov é un segno della compartecipazione del NDSV ai partiti popolari europei. E proprio la SDS ha svolto opera di lobby contro l'accettazione del movimento dell'ex zar nel Partito Popolare Europeo. Ma i dividendi che Simeon può ottenere dal suo sostegno a Stojanov sono di poco inferiori ai fattori negativi che raccoglierà. Il premier ha fatto esplodere le sue relazioni con tutti gli alleati per il modo in cui si é comportato nei loro confronti. é indicativo quanto é accaduto nel gruppo parlamentare del NDSV. I deputati dello zar sono rimasti fino all'ultimo momento completamente all'oscuro riguardo a chi sarebbe stato il favorito di Simeon. Dopo che quest'ultimo li ha informati, la maggior parte di essi si é pronunciata contro. Sarebbe stato logico, di fronte a tali divergenze, mettere la questione al voto in modo tale che potesse decidere la maggioranza. Niente di simile é accaduto. La tempestosa discussione é terminata "consensualmente" - Simeon ha fatto quello che già aveva deciso.

Non é il primo caso in cui il premier dà dimostrazione di un'assoluta mancanza di riguardo per i suoi deputati. Già in passato li aveva esortati ad avanzare delle proposte per i ministri, i viceministri e gli amministratori regionali da nominare, dopo di che aveva nominato persone completamente diverse. Ma ora tutto é ancora più offensivo - la dichiarazione comune fatta da Simeon e Stojanov era stata concordata ancora prima che il premier si incontrasse con il gruppo parlamentare del NSDV. Vale a dire che Simeon semplicemente non aveva informato i deputati della sua decisione. Proprio come agirebbe un monarca. é ormai più che chiaro che all'interno del NDSV vi sono tensioni. La questione é quando e come esploderanno.

Per ora tutti negano che sia possibile una scissione. Forse il momento non é ancora maturato - nessuno per il momento osa criticare pubblicamente Simeon, tutti preferiscono esprimere le loro insoddisfazioni in forma anonima, perché hanno ancora delle illusioni o contano di ottenere qualcosa. E anche la tattica di non sottoporre a voto le questioni oggetto di divergenze alimenta la sembianza di monoliticità.

Ma davvero una tale unità artificiale é positiva? L'abbandono da parte di un certo numero di insoddisfatti della NDSV sarebbe un serio colpo per Simeon. Ma sarà ancora più doloroso se il premier dovesse essere all'improvviso oggetto di un voto di sfiducia dei propri deputati nella sala del parlamento. Sono imminenti modifiche alle più importanti leggi sull'economia, dalle quali dipenderà il successo o il fallimento del governo. Ancora più complicati sono i rapporti di Simeon con il BSP e in particolare con il DPS. I socialisti possono pur sempre tirarsi fuori dalla situazione con dignità (anche se hanno dei ministri nel governo, non sono mai stati partner di coalizione ufficiali del NDSV).

Ma Ahmed Dogan, leader del DPS, si trova in una situazione estremamente umiliante. Fino all'ultimo momento ha aspettato con correttezza la decisione del NDSV, mentre il premier non solo non ha accolto la sua opinione su Stojanov [i rapporti tra il partito della minoranza turca e il presidente uscente sono da lungo tempo pessimi - N.d.T.], ma addirittura non lo ha informato personalmente di quale sarebbe stata la sua scelta. Un fatto che non rientra in nessuna etica politica - né nuova, né vecchia. Negli ultimi 11 anni nessuno si é mai permesso una tale mancanza di riguardo nei
confronti di Dogan e Simeon assaggerà tutto l'amaro che ciò comporta. Per la prima volta é accaduto che due partiti siano partner di coalizione nel potere esecutivo e allo stesso tempo concorrenti nella campagna per le presidenziali.

La minaccia di Dogan, secondo cui la rielezione di Stojanov sarebbe un passo verso elezioni anticipate, é un cartellino giallo per il NDSV. Simile a quello che il "Falco" [soprannome di Dogan - N.d.T.] aveva indirizzato alla SDS nel 1992. Il conflitto, tuttavia, non scoppierà subito. Il DPS può destabilizzare il governo ritirando i suoi ministri. Ma se lo farà ora, sembrerà un bambino offeso che si vendica. E il valore dei voti del DPS in parlamento, che finora tutti hanno automaticamente sommato a quelli del NDSV, crescerà - sono imminenti importanti votazioni. Dogan ha ragione ancora per qualcosa d'altro.

Con il suo sostegno all'attuale presidente, Simeon ha aperto la porta per una rivincita della SDS. Le divergenze nelle relazioni tra il premier e Dogan danno la possibilità alla SDS di dettare il passo in momenti chiave. Non vi sarebbe affatto da meravigliarsi se il premier dovesse ritrovarsi costretto a ricorrere all'aiuto di tale partito per il voto in parlamento in momenti critici. Soprattutto se si dovesse arrivare a una rivolta all'interno del NDSV. L'aiuto fornito, naturalmente, non sarebbe disinteressato. Ma il più grande rischio per lo zar é quello relativo alla direzione che prenderanno i suoi rapporti con Stojanov.

Il sostegno fornito da Simeon indiscutibilmente ha determinato in anticipo l'esito delle elezioni presidenziali. Esso tuttavia non significa che il presidente e il premier agiranno all'unisono riguardo a tutte le questioni. Stojanov ama mostrarsi come un correttivo rispetto al potere esecutivo e non vi sarebbe da meravigliarsi se in breve tempo fosse proprio lui a dichiarare per primo che lo zar é nudo. Uno spunto che potrebbe a sua volta essere ripreso dalla SDS per un attacco. Tanto che alla fine Dogan potrebbe rivelarsi dalla parte della ragione, quando afferma che giorni difficili attendono la Bulgaria. Ancora una volta.


Autore: Teodora Peeva
Fonte: Sega
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est



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