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Bulgaria: i commenti dei giornali agli attentati negli USA

14.09.2001

SEGA – 13.09.2001
dal commento di Dimitri Ivanov

"[...] Il superpotenziale militare [americano], che ha dato prova della propria impotenza, cercherà ora di riabilitarsi arrecando un colpo di risposta, che sicuramente non avrà un obiettivo così preciso come quello dei colpi portati a New York e a Washington. Soffriranno persone innocenti. La messa in atto di una "giusta vendetta" sarà un errore tragico. Con ogni probabilità verrà commesso, perché difenderà l'amministrazione di Washington dall'accusa di essere inetta.

[...] La Moneda di Santiago ha potuto essere bombardata per uccidere Allende, anche Hanoi ha potuto essere bombardata, Bengasi anche, così come Bagdad e Belgrado, ma - Oh God! - New York e Washington no! Non si può, semplicemente, perché é impossibile. é venuto fuori che anche le città americane sono vulnerabili come le altre - a suo tempo, le bombe americane avevano ucciso 11.000 abitanti di Sofia.

[...] Si riesaminerà la politica in virtù della quale si é giocato con i cattivi amichetti-terroristi e dittatori, come Sawimbi in Angola, Chombe in Congo, Somoza in Nicaragua, i mujahedin, i talebani, i trafficanti albanesi e di altri paesi. Il nuovo ordine mondiale, la politica delle maniere sbrigative in campo ecologico e internazionale, l'intero concetto di PAX AMERICANA, verranno sottoposti a un'analisi critica. E oltre a ciò, riporto un elenco di alcuni problemi per il pensiero politico bulgaro.

La NATO non é più garante della sicurezza nazionale, visto che gli USA non sono riusciti a garantire la propria? Il presidente P. Stojanov non doveva affermare che é stata dichiarata guerra alla civiltà, perché tale guerra non é mai cessata. Proprio come a suo tempo Z. Zelev [ex presidente della repubblica - N.d.T.] non doveva dire a Belgrado di ritirarsi, pena i bombardamenti. Il premier Sakskoburggotski non doveva affermare che quanto accade é lontano da noi, perché ci troviamo nel triangolo dell'instabilità Caucaso-Balcani Occidentali-Medio Oriente".



MONITOR – 13.09.2001
da commento "Non si combatte il terrorismo con il terrorismo", di Pavel Pasev

"[...] I terroristi sono buoni quando sono uno strumento e diventano cattivi quando diventano incontrollabili. E un tale pericolo esiste sempre. C'è sia in Kosovo che in Macedonia. Gli attacchi contro il World Trade Center e il Pentagono sono la conseguenza logica della politica di Washington nel mondo. Il terrorismo non può essere buono o cattivo. Deve essere combattuto in tutte le sue forme.

[...] Una punizione collettiva per una colpa individuale é terrorismo, proprio come gli attacchi contro il World Trade Center a New York e il Pentagono. Gli attentati a New York e a Washington hanno dimostrato che per quanto gli americani siano potenti, vi é un limite alla potenza.

[...] La soluzione sta nel non creare le condizioni per l'emergere del terrorismo, nel non alimentarlo e nel non combattere il terrorismo con il terrorismo".



DNEVNIK – 12.09.2001
dalla conversazione con il politologo Ivan Krastev

"KRASTEV: [...] Se [in America] risulterà vincente un'ondata isolazionista (e ha sostenitori sia nel Partito Repubblicano sia nell'amministrazione) si avrà una forte diminuzione degli impegni americani all'estero, un disimpegno dell'America dalla politica attiva dalle regioni nel mondo in cui non ha un interesse strategico. Per essere sicura, l'America deve “tornare a casa”. é possibile tuttavia un'altra posizione - cercare una coalizione mondiale per la lotta contro il terrorismo. Il senso di una tale posizione sarebbe quello di distruggere fin da ora tutti i centri del terrorismo, ivi compresi gli stati che potrebbero sostenere il terrorismo. Quale delle due tendenze avrà il sopravvento é molto difficile dirlo, tanto più che vi sono ancora pochissime informazioni reali su chi ci sia dietro questo attentato. Le versioni che sono state tirate fuori fino a ora sono più supposizioni, che ipotesi basate su fatti reali. [...]

DNEVNIK: Come si rifletterà quello di cui lei parla sull'accesso della Bulgaria ai sistemi di sicurezza mondiale?

KRASTEV: Nel contesto delle nuove minacce successivo a quanto é accaduto al World Trade Center e al colpo contro il Pentagono, la rinuncia all'ampliamento della NATO sarà un argomento fondamentale per una maggiore sicurezza negli USA. Quello che ci si può attendere in questa fase é che l'intero dibattito sulle questioni relative alla sicurezza verrà indirizzato proprio verso il fermare una minaccia invisibile.

[...] Da questo non consegue che la NATO non si allagherà, ma la questione dell'espansione non avrà più un'importanza di primo piano nel dibattito americano. L'America crede sempre meno che l'allargamento della NATO le dia più sicurezza. La seconda cosa che sicuramente si verificherà é che l'accesso ai sistemi comuni di sicurezza, alla massa condivisa di informazioni sulla sicurezza, sarà oggetto di limitazioni per tutti i paesi che l'America ritiene non sicuri. [...]

DNEVNIK: I Balcani non saranno più nella sfera di interessi della politica estera americana?

KRASTEV: Il vero test per la politica americana non sarà quello dei Balcani. Il vero test per vedere dove andrà l'America sarà il suo atteggiamento nei confronti del conflitto in Medio Oriente, e più in particolare i suoi rapporti con Israele. Fin da ora si possono prevedere tre cose per i Balcani. Almeno per i prossimi due mesi essi non avranno la possibilità di rientrare nell'ordine del giorno della politica estera americana, perché l'America sarà occupata soprattutto con i nuovi pericoli e con se stessa. In secondo luogo, ciò presuppone la necessità che l'Unione Europea svolga un ruolo molto più attivo e, nonostante questa tendenza fosse già presente nell'ultimo anno, essa si radicalizzerà fortemente. Che lo voglia o meno, l'Unione Europea dovrà diventare l'attore fondamentale nei Balcani. E in terzo luogo, é possibile che l'atteggiamento nei confronti di un certo tipo di strutture criminali e politiche nei Balcani cambi anch'esso. Secondo me vi sarà un tentativo di decriminalizzare i Balcani nel loro complesso. Verrà fatto tutto il possibile per non consentire l'esistenza di territori nei quali un determinato tipo di organizzazioni terroristiche criminali possa trovare sostegno.

DNEVNIK: Riuscirà l'Europa a cavarsela da sola nei Balcani?

KRASTEV: É una domanda molto difficile. Oggi vi é stata una conversazione telefonica tra il presidente macedone Trajkovski e il ministro degli esteri dell'Unione Europea, Javier Solana, nella quale Solana ha detto qualcosa di estremamente emblematico del momento attuale. Egli ha detto: “Siamo tutti sotto shock. Il futuro ormai sarà completamente diverso. Quello che é successo ieri non deve essere necessariamente vero oggi”.



KAPITAL - settimanale di politica ed economia – 15.09.2001
dall'articolo "Gli attentati negli USA e la crisi in Macedonia", di Ilin Stanev

"Gli attacchi terroristici negli USA hanno rafforzato lo scetticismo riguardo alla risoluzione della crisi in Macedonia. Le incognite riguardo a cosa farà Washington e l'avvicinarsi della data del 26 settembre, cioè della fine dell'operazione 'Mietitura Essenzialè, hanno già cominciato a tendere i nervi dei diplomatici occidentali.

Sulla stampa filogovernativa macedone si sono sentite voci le quali sostengono che bisogna stare attenti anche ai "terroristi locali", che si differenziano da quelli che hanno compiuto attentati negli Stati Uniti solo per l'entità delle loro azioni. é chiaro che in alcuni ambienti del governo macedone si spera che d'ora in poi Washington sarà molto più intollerante nei confronti dei terroristi e che vi sarà la possibilità di ridefinire l'accordo già raggiunto. Ci sono molti segnali che confermano tutto ciò, soprattutto dopo l'idea di organizzare un referendum sulle modifiche costituzionali proposte, che di sicuro verrebbero rifiutate dalla maggioranza dei macedoni.

Vi é tuttavia la forte probabilità che Skopje sopravvaluti le sue possibilità. Il giorno prima degli attentati, a New York e a Washington il portavoce del Dipartimento di Stato, Phil Ricker ha dichiarato che deve essere l'UE ad assumersi la difesa degli osservatori dell'OSCE che prenderanno il posto dei soldati della NATO dopo il 26 settembre.

Questa dichiarazione é venuta solo due giorni dopo che il Consiglio dei ministri degli esteri dell'UE aveva dichiarato, in Belgio, che l'Unione non é ancora pronta per una tale missione e di auspicarsi una proroga del mandato della NATO. Dopo gli attentati negli USA difficilmente si può prevedere che Washington sia favorevole a una tale partecipazione. [...]


Autore: Andrea Ferrario
Fonte: Notizie Est - Balcani




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