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Simeon Sakskoburggotski: un profilo biografico e politico

13.09.2001

Simeon Sakskoburggotski, attuale premier ed ex zar della Bulgaria, é nato il 16 giugno 1937 dall'allora zar bulgaro Boris III e dalla figlia del re italiano Vittorio Emanuele III, la zarina Giovanna, che aveva sposato Boris III nel 1930 ad Assisi. Simeon é il secondogenito della coppia regale, la cui prima figlia era stata chiamata Maria Luisa. Nel 1943 Boris III, allora alleato della Germania nazista, muore e il trono passa al figlio Simeon. Avendo tuttavia quest'ultimo solo sei anni, viene creato un consiglio di reggenti che ne amministra le funzioni, formato dal fratello di Boris III, il principe Kiril, dal primo ministro (fascista) Bogdan Filov e dal generale Nikola Mihov (tutti e tre verranno successivamente condannati a morte e giustiziati dal Tribunale Popolare dopo la fine della guerra). Nel settembre del 1944, dopo l'entrata dell'Armata Rossa, il potere passa nelle mani del Fronte Patriottico egemonizzato dai comunisti e viene reinstaurato il dettato della costituzione, detta "di Tarnovo", che prevedeva un regime di monarchia costituzionale. Permane il Consiglio dei reggenti, i cui membri vengono tuttavia sostituiti con personalità fedeli al Partito Comunista. L'8 settembre 1946 il Fronte Patriottico organizza un referendum per scegliere se la Bulgaria deve essere una monarchia oppure una repubblica. Per la repubblica vota il 91,72%, per la monarchia il 4,24%, mentre le schede bianche e nulle sono il 2,97% e l'8,33% degli elettori non si reca alle urne. Nel 1946 in Bulgaria non vi erano certo le condizioni democratiche per una libera espressione del voto, ma va sottolineato che vi era ancora un'opposizione (gli agrari di Nikola Petkov, i socialdemocratici e altri ancora) che, pur se sottoposta a forti repressioni, aveva ancora un forte seguito popolare e aveva dato indicazione univoca e categorica di votare per la repubblica. Simeon, naturalmente, non considererà mai come valido tale referendum e si farà forte, negli anni, di un altro argomento: nella fretta dei pochi giorni che hanno preceduto la sua partenza per l'esilio nessuno gli ha chiesto di abdicare ed egli non lo ha mai fatto, motivo per cui si ritiene ancora a pieno titolo zar dei bulgari.

Il 17 settembre del 1946 Simeon parte con la famiglia per l'esilio in Egitto. All'arrivo nel paese africano la famiglia reale viene accolta dalla sorella della zarina Giovanna, che racconta a quest'ultima come la vita dei Savoia, già in esilio al Cairo, sia difficile: "Sono perfino costretta a cucinare e a lavare la biancheria da sola", racconta la sorella Jolanda. Al Cairo gli ex reali di Bulgaria vengono ricevuti da Vittorio Emanuele III, che li ospita nella propria residenza. Simeon viene iscritto all'Alexandria Victoria College e passa ogni anno le vancanze estive a Cannes con la nonna, l'ex regina Elena di Savoia. Nel 1950 il generale Franco offre agli ex reali di Bulgaria di stabilirsi in Spagna. Simeon si trasferisce così insieme alla madre Giovanna a Madrid, dove frequenta il College de France, lo stesso istituto presso il quale successivamente studieranno anche i suoi cinque figli. La madre Giovanna, che é sempre rimasta di religione cattolica, provvede negli stessi anni a impartirgli un'istruzione religiosa cristiano-ortodossa. é interessante notare che in tutti gli anni dell'esilio, e fino al 1991, quando riotterrà la cittadinanza bulgara, Simeon utilizzerà un passaporto italiano: "Mi sono avvalso della protezione dell'Italia, offertami dal governo di Roma", ha affermato a suo tempo Simeon. Nel 1955, quando raggiunge la maggiore età, Simeon decide di pronunciare un Manifesto al popolo bulgaro, nel quale dichiara di non riconoscere il referendum del 1946, di non avere mai abdicato e di essere quindi ancora lo zar dei bulgari, "vincolato alla difficile missione assegnatami dalla provvidenza". Terminati gli studi al College de France, Simeon deve ricevere, secondo la tradizione, un'istruzione militare. Poiché le accademie europee hanno tutte una durata troppo lunga, opta per gli Stati Uniti, dove frequenta in incognito i corsi accelerati (due anni in uno) dell'Accademia militare di Valley Forge, in Pennsylvania, sotto lo pseudonimo di Simeon Rilski. Successivamente, nel 1964, si laurea in Diritto ed Economia e si avvia alla carriera di giurista e consulente, operando in particolare nel settore del turismo in Europa e nell'Africa settentrionale e mantenendo nel frattempo rapporti amichevoli con il re spagnolo Juan Carlos e la sua famiglia. Nel 1962 Simeon sposa con una cerimonia in rito ortodosso Margarita Gomez y Sejuela, una nobile spagnola. Margarita era figlia di un alto esponente dell'amministrazione statale spagnola, ucciso insieme alla moglie dai repubblicani durante la guerra civile. Nello stesso 1962 nasce il primo figlio, Kardam, l'"erede al trono", che sarà seguito da altri tre maschi e da una femmina. I figli, racconta lo stesso Simeon, non sono mai stati educati con l'obiettivo di farne dei futuri principi in Bulgaria, tanto che nessuno di loro a tutt'oggi conosce il bulgaro. Kardam e il secondogenito Kiril faranno successivamente carriera negli ambienti finanziari di Londra.

Tra la fine degli anni '50 e la metà circa degli anni '60 Simeon mantiene contatti costanti con l'emigrazione politica bulgara, nella speranza che nel blocco sovietico si verifichino dei cambiamenti e di potere quindi tornare ad avere un ruolo politico. Negli anni '60 esponenti dell'emigrazione bulgara pensano addirittura alla formazione di un governo in esilio che giuri di fronte all'ex zar. Simeon tuttavia rifiuta e decide invece di formare un proprio gruppo di consiglieri, il cosiddetto Consiglio dei 100. Alla fine degli anni '60 tuttavia egli entra in crisi, convintosi ormai che il regime comunista in Bulgaria avrà lunga durata, tanto più che la Bulgaria é stata riconosciuta anche dalla Spagna di Franco, che lo ospita. Simeon quindi sospende per lungo tempo ogni attività politica, fino ai rivolgimenti del 1989.

Lo stesso Simeon ammetterà di essere stato colto di sorpresa dalla caduta del regime comunista nel novembre del 1989. Ciò tuttavia non gli impedirà di reagire prontamente e di proporsi già nel dicembre dello stesso anno per un ruolo politico: "Sono pronto ad aiutare questa Bulgaria, che si trova in una situazione molto difficile", dichiara, e ancora, riferendosi al vuoto politico creato dalla "transizione", afferma che si tratta di "un vuoto che proprio la monarchia, meglio di qualsiasi altro regime, può riempire". Nel 1992 si svolgono in Bulgaria le prime elezioni presidenziali dirette, alle quali si candideranno un esponente della SDS, Zelju Zelev, e uno del BSP, Velko Valkanov, entrambi di ferrea fede repubblicana. Zelev otterrà la vittoria e continuerà per tutto il periodo della sua presidenza, fino al 1996, a essere uno strenuo sostenitore della repubblica e oppositore di un ritorno di Simeon sulla scena politica. L'ex zar, a differenza di altri suoi colleghi balcanici, attenderà molto tempo prima di fare ritorno nel proprio paese, una tattica che contribuirà ad alimentare, tra una ridda di voci, l'interesse per la sua figura. Negli anni che precedono il suo primo viaggio in Bulgaria (avvenuto nel 1996), Simeon rilascia svariate dichiarazioni nelle quali continua a sottolineare il ruolo unificatore che una monarchia costituzionale potrebbe svolgere nel paese. Pur cercando di dimostrarsi al di sopra delle parti (parla di "divisioni artificiali tra sinistra e destra"), egli esprime un'evidente simpatia per il governo della destra guidato dal 1992 al 1994 da Filip Dimitrov, della SDS, una simpatia che sarà ricambiata da ampi settori di tale partito, tanto che nel 1993 il vicepresidente della SDS si dichiarerà a favore dello svolgimento di un referendum che consenta di reinstaurare la monarchia. Con la vittoria dei socialisti del BSP alle elezioni parlamentari della fine del 1994, la SDS passa all'opposizione e ampi settori di tale partito tentano l'"aggancio" con l'ex zar. Numerosi esponenti della SDS visitano l'ex monarca a Madrid e questo tipo di rapporti si fa più intenso nel corso del 1995, dopo che il partito all'opposizione subisce una nuova sconfitta alle elezioni amministrative. Lo stesso anno sulla stampa bulgara compaiono indiscrezioni non confermate secondo cui Simeon si sarebbe incontrato in segreto con l'allora ambasciatore statunitense a Sofia, William Montgomery (figura importante della diplomazia americana, attualmente ambasciatore a Belgrado), in previsione di un suo ritorno in Bulgaria. Alla fine del 1995, infine, un gruppo di 101 intellettuali rivolge a "Sua Altezza, lo zar Simeon II", un invito pubblico a visitare la Bulgaria. Simeon, accettando l'invito, ma senza precisare la data del suo arrivo, dichiara che "la Bulgaria ha uno zar, e questo zar pensa al proprio paese".

Nei mesi seguenti, l'attesa per l'arrivo di Simeon in Bulgaria si fa grande, sia tra la gente che nei media e nei corridoi del potere. Tra i vari motivi di tale attenzione vi é anche il timore, per alcuni, o la speranza, per altri, che Simeon intenda candidarsi a presidente della repubblica in vista delle elezioni previste per l'autunno del 1996. Nei primi mesi di quell'anno, il segretario della SDS, e futuro premier, Ivan Kostov pronuncia parole di grande apprezzamento per Simeon, del quale parla utilizzando l'appellativo di "Sua Altezza": "Tra alcuni leader della SDS e Sua Altezza vi sono rapporti molto stretti. [...] [Simeon II] é un fattore dei processi democratici. Direi che è una riserva per la democratizzazione del paese, grande e seria, una speranza" - si noti la definizione di Simeon come "riserva", particolarmente interessante alla luce del recente rientro di Simeon sulla scena politica dopo i calo di popolarità del governo del governo di Kostov e la conseguente sconfitta elettorale della SDS. Nel mese di febbraio i vertici della SDS si riuniscono in seduta straordinaria e decidono di "proseguire i contatti della SDS con Simeon II fino al chiarimento in merito alla sua intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali" e subito dopo tale riunione Kostov, insieme al sindaco di Sofia, Sofijanski, uno degli esponenti più popolari della SDS e sempre accesso sostenitore dell'ex zar, si recano a Madrid per incontrarsi con Simeon. Al ritorno, Kostov dichiara ai giornalisti che Simeon "possiede le qualità di un uomo in grado di unire la nazione". Ancora più esplicito un altro dei più importanti leader della SDS, Asen Agov: "Come monarchia verremo accolti con maggiore rispetto nelle strutture europee". Sofijanski, da parte sua, chiede la ripetizione del referendum sulla monarchia del 1946, che definisce "una grande ingiustizia, che in larga parte ha aperto la porta alle disgrazie nel destino del nostro popolo". Nettamente ostile all'ex zar é invece la posizione del BSP, allora al governo, ma anche quella del presidente uscente Zelev, che tuttavia non riuscirà a ricandidarsi alle presidenziali, visto che dopo le primarie la SDS deciderà di candidare Petar Stojanov, a sua volta oggi presidente uscente.

Simeon fa ritorno per la prima volta in Bulgaria proprio alla vigilia di tali primarie, il 25 maggio 1996 (alle ore 14.47, come riportano pedantemente le cronache dei suoi adepti) - negli anni precedenti, rispettivamente nel 1991 e nel 1993, era stato preceduto dalla sorella Maria Luisa e dalla madre Giovanna. Il rientro di Simeon é trionfale: secondo alcune fonti sono addirittura centinaia di migliaia le persone scese per le strade della capitale bulgara per assistere al passaggio del suo corteo dall'aeroporto fino al centro città. L'ex zar si incontra con alcune delle maggiori personalità politiche del paese, ivi compreso il presidente della repubblica Zelev, e con i più noti intellettuali bulgari, come gli scrittori Jordan Radickov, Ivajlo Petrov e Vera Mutafcieva. Simeon si incontra anche con il patriarca ortodosso Maksim, fatto eleggere dal precedente regime comunista e che l'ex zar ha sempre sostenuto contro lo scisma "di destra" guidato dal patriarca "apostata" Pimen. Si fa invece notare per la sua assenza il premier socialista Videnov, in quei giorni in viaggio ufficiale in Cina e Vietnam. Successivamente Simeon parte da Sofia per un giro del paese in treno, accolto da folte folle nei villaggi o nelle città in cui si ferma. Tra le sue dichiarazioni si distinguono nette affermazioni come "non chiedo nessuna corona, perché si tratta di un mio diritto" e "a tutti é diventato chiaro che si può ormai parlare di un'era prima del mio ritorno, e di un'altra dopo di esso". Dopo tre settimane Simeon rientra a Madrid.

Qualcosa tuttavia non deve avere funzionato nei rapporti tra l'ex zar e la SDS. Il partito di destra ottiene in autunno con Petar Stojanov una vittoria alle elezioni presidenziali che gli spianerà la strada per la successiva conquista del parlamento. La SDS ha evidentemente acquisito una maggiore fiducia in se stessa e sente meno bisogno di promuovere la propria immagine con la figura di Simeon. Seguirà il durissimo inverno del '96-'97, contrassegnato da una grave crisi parlamentare, da una catastrofica iperinflazione e da scioperi diffusi. La crisi politica terminerà con modalità molto più simili a un colpo di stato che a una rivolta di massa, dopo l'assalto al parlamento del gennaio 1997 che porterà successivamente alla conquista del potere da parte della SDS. Simeon, nei suoi commenti, sceglie in quei giorni una posizione "centrista", che non trova eco in una popolazione allora fortemente polarizzata e radicalizzata. Egli commette inoltre un grande errore strategico, decidendo di legare la sua figura alla Unione per la Salvezza Nazionale (ONS), un'instabile coalizione liberale che ha al suo centro il DPS, partito della minoranza turca, e gli agrari del BZNS-Nikola Petkov, e della quale fanno parte anche i monarchici della Federazione Regno Bulgaria (FCB). Nonostante un viaggio "promozionale" di Simeon in Bulgaria alla vigilia delle elezioni parlamentari, l'ONS ottiene un risultato più che deludente e ben presto si disgrega. Non tutte le carte sono perdute, tuttavia, per "Sua Altezza": suo figlio Kiril diventa (e lo é ancora oggi) consigliere del presidente della repubblica Stojanov, mentre Stefan Sofijanski, uno dei suoi più accesi sostenitori all'interno della SDS, diventa primo ministro del governo tecnico di transizione e si afferma come uno dei leader più influenti del partito di Ivan Kostov, il quale erediterà poi da Sofijanski le redini del governo alla guida di un esecutivo nei fatti monocolore. Alcuni leader della SDS, tuttavia, lo considerano evidentemente un "traditore" per non avere dato loro il proprio appoggio in un momento decisivo e Simeon si "offende", fino a chiudere il proprio ufficio stampa a Sofia e a eclissarsi per un bel po’ di tempo dalla scena politica bulgara.

Tra il 1997 e i primi mesi del 2001 Simeon si limita a tre viaggi in Bulgaria, i primi due dei quali decisamente "in sordina", e al rilascio di qualche intervista. Nel marzo del 1998, l'allora procuratore generale Tatarchev avvia una procedura per la restituzione alla famiglia reale dei beni confiscateli nel 1946. La Corte Costituzionale dà il suo beneplacito e ai Koburggotski vengono restituite varie residenze e terreni in tutto il paese. Simeon si reca in Bulgaria per le festività natalizie e del nuovo anno a fine 1998 e poi ancora per alcuni giorni nell'autunno del 1999, riprendendo possesso dei beni restituitigli. Da registrare, nel periodo intercorso tra tali date, un appello che l'ex zar invia al popolo bulgaro dalla sua residenza di Madrid nell'aprile del 1999, durante il periodo dei bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia che avevano diviso in due l'opinione pubblica della Bulgaria: una maggioranza contraria ai bombardamenti, con larghi settori "giustificazionisti" nei confronti dell'operato delle forze serbe in Kosovo, e una minoranza, rappresentata tuttavia dal governo, fedelmente schierata con il Patto Atlantico. L'appello di Simeon condanna senza mezzi termini la politica di Milosevic, ma denuncia altrettanto senza mezzi termini i bombardamenti della NATO e le ingerenze di quest'ultima nei Balcani, una posizione che si distingue nettamente dalle due sopra citate e prevalenti allora nel paese. Nel 2001, al suo rientro "trionfale" sulla scena politica, l'ex zar verrà accusato da alcune fonti proprio di scarso entusiasmo nei confronti della NATO, "sospetti" che metterà a tacere nominando a ministro degli esteri proprio il presidente del Club Atlantico, Solomon Pasi, suo amico da lungo tempo e vero e proprio "fondamentalista" dell'atlantismo - d'altronde, lo stesso Simeon faceva parte già da lungo tempo del consiglio direttivo del Club Atlantico.

Nel febbraio del 2000 muore la madre di Simeon, Giovanna di Savoia, che viene sepolta ad Assisi, dove l'ex zar bulgaro si reca per i funerali, ricevendo tra gli altri un telegramma di cordoglio del presidente italiano Ciampi, nel quale Giovanna viene definita "regina di Bulgaria". Nell'estate del 2000 Simeon si reca nuovamente in Bulgaria, questa volta un po’ meno in sordina. Il suo viaggio era stato preceduto alcuni mesi prima da un'intervista rilasciata al quotidiano russo "Izvestija", nella quale aveva accennato alla possibilità di candidarsi a presidente. Nel corso di tale viaggio Simeon si incontra con il premier Ivan Kostov, con il leader degli ultranazionalisti della VMRO, con il leader del partito della minoranza turca, DPS, con il capo dei maggiori sindacati e con il direttore della Multigroup, finanziaria creata con capitali provenienti dalle attività criminali. Tuttavia, in questo periodo egli non pronuncia ancora parole esplicite su sue possibili candidature alle elezioni previste per il 2001. Il paese, intanto, affonda in una crisi sempre più buia, sia a livello economico sia a livello politico. La SDS al governo vede calare vertiginosamente il proprio sostegno tra gli elettori e lo spazio che lascia vuoto non viene occupato dall'opposizione del BSP, partito che rimane ancora largamente screditato tra i bulgari - si profila pertanto un massiccio astensionismo per le elezioni previste per la primavera del 2001. Verso la fine del 2000 si intensificano le voci che parlano di una candidatura dell'ex monarca a presidente della repubblica (le elezioni presidenziali sono previste per l'autunno del 2001). Nel suo ennesimo discorso al popolo bulgaro, pronunciato da Madrid in occasione dell'inizio del nuovo millennio, Simeon afferma: "Conosco il compito che la provvidenza, e quella che ai tempi era la più democratica costituzione creata dal nostro popolo, mi hanno assegnato e siate sicuri che non tradirò le aspettative".

Il 23 gennaio 2001 Simeon giunge ancora una volta a Sofia, senza pronunciarsi in merito alle sue intenzioni, ma ormai il convincimento di tutti é che intenda candidarsi a presidente della repubblica. Nel mese di febbraio, tuttavia, prima ancora che egli si sia ufficialmente candidato, la Corte costituzionale conferma con una delibera che chiunque non abbia soddisfatto i requisiti di tempo di residenza minimo in Bulgaria negli ultimi cinque anni, non può candidarsi a presidente e Simeon Sakskoburggotski, con i suoi soli 69 giorni di permanenza tra il 1996 e il 2001 non soddisfa tali requisiti. Pochi giorni dopo l'ex zar torna a Madrid, dove nei due mesi successivi ha frenetici incontri con esponenti politici bulgari. Il resto é storia degli ultimi mesi, che abbiamo già raccontato: il ritorno in Bulgaria e la conferenza stampa del 6 aprile, con la quale annuncia la formazione di un suo movimento che si candiderà alle elezioni presidenziali, il respingimento da parte della commissione elettorale dello statuto di tale movimento e la conseguente scelta di sfruttare due mini-partiti per creare la coalizione Movimento Nazionale Simeon Secondo (NDSV), che otterrà una schiacciante vittoria alle elezioni e formerà un governo di cui Simeon, dopo alcuni tentennamenti, deciderà di essere premier.

Il rientro trionfale di Simeon sulla scena politica ha suscitato una ridda di voci e speculazioni. Vi é stato chi ha sostenuto che il suo ritorno sia frutto di un piano delle lobby ebraiche degli Stati Uniti, chi invece ha sostenuto che, viste le origini tedesche della sua casa reale, egli é stato spinto a tale scelta per ampliare ulteriormente l'influenza tedesca nei Balcani e chi, riferendosi ai ben più concreti rapporti di Simeon con soggetti legati ai capitali illegali russi (tramite la finanziaria Multigroup e il faccendiere Michael Corny), lo definisce un uomo della Russia (brillano per la loro assenza le "teorie cospirative" incentrate sull'Italia, nonostante sua madre sia italiana e nonostante egli abbia avuto per decenni un passaporto italiano). Vi é stato chi ha perfino ipotizzato che la "operazione Simeon" sia stata organizzata da Putin, come esperimento per verificare la fattibilità di una reintroduzione della monarchia in Russia! In realtà, il fenomeno Simeon trova ampie spiegazioni nella situazione interna di disorientamento e di crisi della Bulgaria e non può essere ridotto a un evento meccanicamente predisposto, nonostante lo stesso ex zar abbia favorito tali voci con alcuni suoi contatti discutibili e con la sua reticenza programmatica. Sicuramente, tuttavia, nelle sfere dei grandi poteri internazionali si guarda con interesse, nei Balcani già teatro di ogni possibile esperimento politico, anche alla formula della monarchia come risorsa "stabilizzatrice". I paesi limitrofi più investiti da questa ondata monarchica sono per il momento la Romania e la Serbia, mentre é un indice della sua intensità il fatto che un paese che mai nell'era moderna ha avuto un proprio re, come la Macedonia, abbia visto recentemente emergere una formazione monarchica.

Fonte: AA. VV., "Simeon II: zavrastaneto" ("Simeon II: il ritorno"), Sofia, 2001 - si tratta di un libro a nostro parere stucchevolmente apologetico, ma aggiornato e ricco di informazioni, date, interviste ecc. Per un'interpretazione maggiormente critica della figura dell'ex zar e della sua recente entrata in politica rimandiamo agli articoli precedentemente pubblicati e archiviati in http://www.ecn.org/est/balcani/bulga/bulgindex.htm


Autore: Andrea Ferrario
Fonte: Notizie Est - Balcani


Per approfondire: Speciale Elezioni 2001



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26.06.2004Commento agli insulti a Re simeone II [assisi]
"Biografia" impressionantemente denigratoria. Degna conclusione ne è la "recensione" del libro "Simeon II: zavrastaneto" ("Simeon II: il ritorno"), Sofia, 2001.
Detta "recensione" non teme nemmeno il ridicolo della contraddizione laddove afferma: "si tratta di un libro a nostro parere stucchevolmente apologetico, ma aggiornato e ricco di informazioni, date, interviste ecc."
Insomma è un libro che racconta fatti, e all ...
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