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Bulgaro
     
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Un governo "reale"

06.08.2001

Il 24 luglio Simeon Sakskoburggotski, ovvero l'ex zar bulgaro Simeon II, ha giurato come premier di fronte al parlamento di Sofia, impegnandosi a seguire fedelmente la costituzione repubblicana. Con un gesto emblematico, Simeon ha effettuato il suo giuramento a fianco del patriarca ortodosso Maxim (autorizzato a partecipare alla cerimonia da un apposito voto del parlamento) e tenendo di fronte a sè una bibbia, un crocefisso e un'icona. Nel suo discorso di inaugurazione, egli ha promesso la creazione di un clima favorevole agli investimenti privati e ha definito l'ingresso nell'UE e nella NATO le due principali priorità del paese, insieme alla lotta alla corruzione. Dopo di lui ha parlato Ahmed Dogan, leader del partito della minoranza turca e musulmana, il DPS (Movimento per i Diritti e le Libertà), oggi alleato di governo del movimento di Simeon, il NDSV (Movimento Nazionale Simeon II). Nel suo discorso, Dogan si é rivolto a Simeon Sakskoburggotski chiamandolo "Sua Altezza". Terminata la cerimonia, il nuovo premier si é recato nella vicina cattedrale ortodossa per una cerimonia di ringraziamento.

A poco più di cinque settimane dalle elezioni del 17 giugno e dalla netta vittoria ottenuta dal suo movimento, l'ex zar ha così finalmente posto fine alla ridda di voci che correvano sulla futura composizione del suo governo e sulla sua decisione o meno di diventare premier. Durante tale periodo, lo zar ha condotto trattative con tutti i partiti eletti in parlamento, a cominciare dal DPS, con il quale é stato raggiunto in tempi brevi un accordo che tutte le fonti davano da lungo tempo come scontato. Poiché al NDSV in parlamento mancava un seggio per avere la maggioranza assoluta, l'alleanza con questo partito era di importanza fondamentale. Il movimento di Simeon ha condotto invece lunghe e difficili trattative con la SDS (Unione delle Forze Democratiche), partito che guidava il governo uscente di Ivan Kostov, conclusesi alla fine con un nulla di fatto: formalmente il motivo è stato quello dell'inaccettabilità per la SDS di entrare in un governo di cui fa parte il DPS, in realtà la ragione effettiva é il fatto che il partito è profondamente diviso tra coloro che vogliono collaborare con il NDSV e coloro che invece preferiscono rimanere, almeno per il momento, all'opposizione. Simeon ha aperto trattative con il BSP (Partito Socialista Bulgaro) solo all'ultimo momento, dopo che aveva già fatto intendere chiaramente che alcuni esponenti di tale partito sarebbero entrati nel suo governo singolarmente, in assenza di un'alleanza formale con i socialisti. Parvanov, segretario del BSP, ha infine dato il suo benestare a questa soluzione. In parlamento, pertanto, il nuovo governo guidato da Simeon Sakskoburggotski ha ottenuto il voto favorevole di NSDV e DPS, l'astensione del BSP (ma sei deputati di tale partito hanno votato a suo favore) e il voto contrario della SDS. Quest'ultima ha voluto subito mandare un chiaro segnale di come intenda puntare in futuro sul populismo nazionalista, dichiarando inaccettabile, e pericoloso per la stabilità dei Balcani, il coinvolgimento del partito della minoranza turca nel governo.

L'esecutivo dell'ex zar é formato interamente da persone che non hanno mai avuto esperienze di governo e che, in parte, non hanno nemmeno avuto esperienze particolari nei settori di loro competenza, tanto da essere definito un governo di "giuristi e di yuppies". Tra gli "esperti" vi sono il ministro dell'economia, Nikolaj Vasilev, che é stato vicepresidente della banca Lazard Capital Markets, e il ministro delle finanze, Milen Velcev, che é stato vicepresidente della direzione per mercati in via di sviluppo della banca Merryll Linch e ha lavorato alla realizzazione di svariate operazioni di acquisto della telecom greca OTE. Per alcuni ministri vi sono invece dei chiari conflitti di interesse: il ministro per le questioni sociali, Lidja Suleva, é presidente di una delle associazioni degli industriali, mentre il ministro per le comunicazioni é direttore esecutivo della Cable Bulgaria, una delle maggiori aziende bulgare del settore. Ministro degli interni é stato nominato Georgi Petkanov, un giurista che a quanto pare aspirava al ministero della giustizia. Il ministero della difesa, invece, é stato affidato all'avvocato Nikolaj Svinarov, anch'egli privo di ogni esperienza nel campo. Gli esteri sono andati a Solomon Pasi, fino al recente passato esponente di primo piano della SDS e attualmente acceso sostenitore dell'ex zar. Pasi é di professione matematico, ma negli ultimi anni si é distinto per avere diretto il Club Atlantico, un'associazione che promuove l'entrata dei paesi dell'Est nella NATO.

Il DPS ha ottenuto due ministeri di rilevanza minore, quello dell'agricoltura e quello della protezione civile e il suo leader, Dogan, non ha avuto, come invece si pensava in un primo tempo, il posto di vicepremier. Molti osservatori hanno notato che i due esponenti socialisti entrati a fare parte del governo hanno avuto, nonostante il loro partito non appoggi direttamente l'esecutivo, incarichi più rilevanti di quelli assegnati al DPS, che fa esplicitamente parte della coalizione: Dimitar Kalcev, legato alla finanziaria Multigroup, coinvolta nel riciclaggio di denaro sporco, sarà ministro per l'amministrazione statale, mentre Kostadin Paskalev é stato nominato vicepremier.

La scarsa competenza politica della maggior parte dei ministri fa pensare, come hanno osservato molti giornali, che le vere decisioni politiche verranno prese dal ristretto gruppo di consiglieri di Simeon, in corso di formazione. Le prime decisioni del governo di Simeon, pur riguardando soprattutto aspetti formali, hanno lanciato un chiaro messaggio riguardo alla linea che verrà seguita dal nuovo esecutivo. Significativa, per esempio, é stata la decisione di modificare il regolamento del parlamento in modo tale che a rispondere alle interrogazioni in aula saranno sempre i ministri e mai il premier. é stata fortemente criticata, perché passibile di gravi abusi, l'approvazione di una legge che prevede lo scioglimento dei partiti nei cui bilanci vi siano errori di calcolo (intenzionali o meno) superiori alla somma di 3.000 lev (tre milioni di lire).

Sul fronte internazionale, non vi sono stati particolari atteggiamenti negativi nei confronti del nuovo governo, ma alcuni particolari fanno pensare che la fragilità dell'esecutivo di Simeon e le incognite riguardo alla sua futura politica abbiano spinto alcuni ambienti occidentali a esercitare pressioni per spingere alla moderazione sia Simeon Sakskoburggotski sia l'opposizione. Il presidente degli Stati Uniti, George Bush, ha per esempio inviato un messaggio di calorosi ringraziamenti all'ex premier Ivan Kostov per la politica da egli seguita negli ultimi anni, invitando esplicitamente la SDS a "svolgere un ruolo costruttivo, al fine di aiutare il nuovo governo a proseguire gli sforzi messi in atto" dalla SDS stessa: un invito quindi alla SDS a evitare scontri frontali e, indirettamente, al NSDV a non modificare la linea del governo precedente. In questi giorni vi é stata particolare attenzione per quello che sarà l'atteggiamento del governo di Simeon nei confronti della crisi nella vicina Macedonia, riguardo alla quale in campagna elettorale l'ex zar ha nei fatti evitato di pronunciarsi. Il presidente della repubblica Stojanov aveva sollecitato nei giorni scorsi una politica più attiva della Bulgaria, mirata a spingere la comunità internazionale a dare maggiore ascolto alle ragioni della parte macedone. Gli ambienti diplomatici bulgari, contemporaneamente, si erano divisi tra coloro che sono fautori di una linea attiva di sostegno a Skopje e di intervento diretto (diplomatico) di Sofia, e coloro che invece preferiscono una linea più passiva che si limiti a seguire le mosse dell'UE e della NATO. Sembra per ora avere prevalso questa seconda linea, dopo che Stojanov e il nuovo ministro degli esteri Pasi hanno avuto un lungo incontro, al termine del quale Pasi ha parlato di una politica bulgara nei confronti della Macedonia improntata "a un comportamento più moderato, senza drammatizzazioni superflue" e "in sincronia con la NATO, l'Unione Europea e le istituzioni internazionali", preoccupandosi tuttavia di precisare che, se ci sarà un cambiamento di linea riguardo alla Macedonia, esso riguarderà più gli aspetti riguardanti il comportamento, che quelli riguardanti le linee di fondo.

Fonti: "Kapital", 21-27 luglio 2001; "Sega", 26 luglio 2001; "Dnevnik" [Sofia], 26 luglio 2001; AIM Sofia, 26 luglio 2001; "Monitor" [Sofia], 3 agosto 2001; "Banker", 4 agosto 2001


Autore: Andrea Ferrario
Fonte: Notizie Est - Balcani


Per approfondire: Speciale Elezioni 2001



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17.08.2001Commento [giuseppe lozza]
Spero che il nuovo governo funzioni bene nell'interesse di tutti i Bulgari; ma si sarebbero affidati costoro a uno sconosciuto venuto dall'estero, se questi non fosse stato appunto lo Zar Simeone II? Credo di no, per questo la restaurazione della monarchia mi sembra la conclusione più logica del processo politico in corso, e sono convinto che lo Zar ne sarebbe assolutamente degno e farebbe ancora meglio la fortuna del suo popolo.
27.08.2001Commento [graziano]
Non mi piace andare contro alla storia, le monarchie hanno fatto il loro tempo, e' ora che il popolo eserciti liberamente e democraticamente la repubblica. Possiamo concedere questo "privilegio",con pazienza, anche al popolo bulgaro?(non considerando il tempo perso sotto al passato regime comunista).
Ora il popolo ha fame,ha vinto chi ha promesso meglio e si e' presentato "pulito",la prova verra' alla scadenza della legislatura repubblicana con il nuovo voto.


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