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Bulgaro
     
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Nuova luce sulla attivitā di mons. Roncalli in Bulgaria

23.02.2001 - Roma

Nel corso dell’estate passata, l’archimandrita bulgaro mons. Giorgio Eldarov si rese conto dell’esistenza, negli archivi dello Stato bulgaro, di circa 80 lettere di Roncalli finora sconosciute, inviate nel corso della sua permanenza in Bulgaria come visitatore e delegato apostolico fra il 1925 e il 1934, al Vescovo di Russe, il passionista olandese Theelen. Ottenute le copie, Mons. Eldarov le ha consegnate al Prof. Alberto Melloni, docente della Terza Università di Roma e membro della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna, attento conoscitore della vita di Papa Roncalli e curatore dell’edizione critica del Giornale dell’anima. La Signora Krassimira Kemalova. del nostro Programma Bulgaro, ha quindi interrogato il Prof. Melloni sull’importanza e il significato del nuovo ritrovamento.

R. – E’ un carteggio che ci mostra un lato dell’attività di Roncalli in quell’epoca – prima come visitatore e poi come delegato apostolico in Bulgaria – interessante e cioè il suo rapporto con un vescovo ordinario e ci mostra le opinioni e il modo in cui Roncalli consiglia e dà suggerimenti sul governo pastorale di una diocesi. Sono lettere molto interessanti proprio perché durante la permanenza di Roncalli in Bulgaria nella diocesi di Mons. Theelen capitano varie cose, come avvenire in tutte le diocesi, e quindi difficoltà di carattere politico, difficoltà di carattere pastorale. Vengono evidenziati già allora in questo giovane vescovo italiano di 44 anni alcuni tratti, che poi tutto il mondo riconoscerà nel momento del suo governo pontificale dal ’58 al ’63, individuabili soprattutto in due aspetti: da un lato una fiducia nello strumento sinodale e conciliare come modo per risolvere i problemi della Chiesa – Roncalli in Bulgaria scrive a Theelen che vorrebbe fare un consiglio provinciale dei vescovi sia di rito orientale che latino per cercare di pacificare una situazione piuttosto tesa. Il secondo aspetto, molto riconoscibile del suo tratto, è la bontà Ci sono varie questioni critiche della diocesi che riguardano la condizione di alcuni sacerdoti ridotti allo stato laicale o problemi del governo pastorale. Il suggerimento di Roncalli al riguardo è quello di preferire in primo luogo la bontà. C’è una frase tipicamente sua a questo riguardo che scrive a Mons. Theelen: “Quando il do l’obbedienza, per prima cosa mi metto dalla parte di chi deve obbedire”. Questo è esattamente un buon criterio del governo pastorale della tradizione cattolica e qualcosa di cui egli stesso darà prova nel suo governo pontificale, quando ancora questa attenzione e delicatezza diventerà non un modo per addolcire la disciplina, ma un modo per applicarla coerentemente col principio della misericordia evangelica.

D. - Roncalli ha certamente dato molto alla Bulgaria, ma avrà anche imparato qualcosa…

R. – Ha imparato moltissimo e soprattutto ha imparato cose che non sapeva esattamente a cosa gli sarebbero servite. A differenza, infatti, di altri ecclesiastici che raggiungono il pontificato, Mons. Roncalli non fa una carriera che lasci presupporre per lui grandi successi. Il fatto stesso di passare così tanto tempo in Bulgaria dà l’impressione che sia destinato ad una carriera piuttosto marginale nella Chiesa. Tra il ’25 e il ’34, Papa Roncalli si trova davanti a questioni che saranno poi decisive negli anni Sessanta e che forse lo sono tuttora. Una questione riguarda l’unità della Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica in questo momento in Bulgaria risente di molte tensioni legate alla presenza di missionari e congregazioni non sempre in rapporto pacifico ed armonico tra loro; risente della tensione fra cattolici di rito latino e la piccola comunità di rito orientale e in questo Roncalli cerca di dare una testimonianza, con la sua presenza e con la sua persona, del valore della misericordia, dello scambio e del perdono fra tutti. E questo in qualche modo avrà un grande peso nel successivo servizio pontificale, perché rappresenterò non una cosa che deve inventare, ma una cosa che ha egli stesso sperimentato. L’altra esperienza importante sarà quella della presenza di una Chiesa ortodossa: una piccola autocefalia, con una storia alle spalle piuttosto breve; un’autocefalia sulla quale, sbagliando clamorosamente, la Santa Sede sperava di poter attivare un disegno unionista addirittura attraverso la Corona, che non andrà mai un porto. Roncalli impara a trattare con cristiani di altra confessione e a guardare a loro con rispetto. Ci sono due espressioni e piccoli episodi che forse possono dire qualcosa su questo: uno è nelle lettere scambiate con Mons. Theelen, nelle quali Roncalli fa alcune considerazioni su una polemica scoppiata fra sinodo ortodosso ed un organo di stampa cattolico di Sofia e raccomanda di avere molta attenzione e delicatezza verso quelli che chiama “fratelli avversari”, espressione, questa, che non era affatto comune in questo momento. Un altro episodio di questo genere, molto interessante, riguarda invece la richiesta che un giovane ortodosso gli fa per poter venire a Roma a studiare al Pontificio Istituto Orientale offrendo al vescovo Roncalli di farsi cattolico per ringraziare del favore che gli chiede; e Roncalli non solo non lo fa venire a Roma, ma lo sconsiglia di diventare cattolico, dicendogli che i cattolici e gli ortodossi non sono nemici, ma fratelli…

D. – Ecumenismo…

R. – Sì, questa è l’anticipazione di un ecumenismo che ancora non ha un nome, Roncalli non utilizza questa espressione, ma rappresenta semplicemente il tentativo di vivere l’esperienza della propria confessione religiosa con fedeltà alla propria tradizione, ma anche nel rispetto pieno del principio della carità e dell’amore del prossimo.

D. – Professor Melloni, in occasione dello studio di questi documenti Lei ha compiuto una visita in Bulgaria. Possiamo chiederLe che impressione che ha ricevuto incontrando la Chiesa cattolica in Bulgaria, e si può parlare di eventuali rapporti con la Chiesa ortodossa oggi o no?

R. – C’è una cosa che mi ha molto colpito della situazione bulgara ed è quella di una certa analogia fra la situazione della Chiesa ortodossa la situazione della Chiesa cattolica, entrambe attraversate da tensioni piuttosto forti e nel caso ortodosso anche da una divisione molto dolorosa, nella quale chiaramente si sente l’effetto di un lungo periodo di sofferenza e di persecuzione, che paradossalmente ha lasciato delle diffidenze tra fratelli. Diffidenze fra chi ha vissuto questi anni vivendo nella propria carne la costrizione e la persecuzione e chi invece ha cercato in questi stessi anni di conservare le strutture e le cose e le istituzioni delle due Chiese. Mi sembra che questa sia una sfida che riguarda moltissimi Paesi dell’Europa orientale, che escono dalla stagione della dominazione sovietica e comunista e nella quale c’è una sfida per tutti: da un lato quello che credo oggi si chiede a chi ha sofferto per amore di Cristo è uno sforzo superiore, in martirio superiore, forse che è quello del perdono; dall’altro, in sforzo non minore è chiesto a chi ha tenuto viva l’istituzione ecclesiastica, cercando di farla sopravvivere nel mondo che era plausibile per quegli anni di paura e di difficoltà ed è quello di saper riconoscere con franchezza le colpe e gli errori che possono essere stati commessi. Questo, in fondo, mi sembra una cosa importante anche dopo la celebrazione del mea culpa papale dello scorso anno giubilare. Oggi vediamo più che mai che nella vita della Chiesa il riconoscimento dell’errore e dei limiti non può essere fatto per denigrarsi fra fratelli, ma per scoprire che davvero il tesoro del Vangelo è portato da tutti in vasi di creta e nessuno ha un vaso migliore dell’altro e che il contenuto del Vangelo è sempre il perdono per tutti”.


Fonte: Radio Vaticana




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20.03.2002Commento [gregory]
Is it possiblew top contact Prof Eldarov about his article concernoing dom Constantine Boschaerts O.S.B., secretary in Bulgaria with Roncalli ?
Gregory van der Kleij OSB


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