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Un milione di bulgari disoccupati

07.02.2001 - Sofia

Alla fine dell'anno scorso, più di un milione di persone era senza lavoro, rivelano i dati ufficiali dell'Istituto di Statistica Nazionale (NSI). Tale cifra corrisponde al 26,9% della popolazione attiva. L'istituto diretto da Aleksandar Hadjijski, che è un organo controllato dal governo, afferma tuttavia che i disoccupati sono solo il 16,4%. Quest'ultima cifra è il frutto di abili manipolazioni dei dati e dei concetti. Secondo le statistiche sono registrate ufficialmente come disoccupate 536.700 persone. Altre 469.200 (247.800 uomini e 221.400 donne), volevano lavorare, ma hanno ormai rinunciato a cercarsi un'occupazione, perché ritengono che sia impossibile trovarla. Le statistiche registrano questi casi come "persone scoraggiate" e non li includono tra i disoccupati ufficiali, definendoli invece "riserva di lavoro". In questo modo, tali persone vengono poste al di fuori della popolazione economicamente attiva, che in dicembre era di 3.272.200 persone, delle quali 2.735.500 occupate e 536.700 senza lavoro. Così, i disoccupati risultano essere il 16,4% della popolazione economicamente attiva. Se però si aggiunge anche quella che le statistiche definiscono "riserva di lavoro", si ha che alla fine dell'anno scorso i disoccupati erano 1.005.900, pari al 26,9% della popolazione attiva della Bulgaria. Il NSI afferma che il numero delle "persone scoraggiate" continua incessantemente ad aumentare. Con la strana metodica adottata per le statistiche, tutto questo si traduce nel fatto che ufficialmente il numero dei disoccupati diminuisce, perché le "persone scoraggiate" vengono eliminate dai registri.

I licenziamenti sono la causa fondamentale della disoccupazione, affermano gli esperti del NSI. Per tale motivo prima di dicembre sono rimaste senza lavoro 323.800 persone, pari al 60,3% di tutti i disoccupati. 79.500 bulgari cercano senza successo un lavoro dopo avere terminato gli studi o il servizio militare. Il 59% dei disoccupati cerca un lavoro da più di un anno. Sono senza un'occupazione 47.770 persone con diploma universitario. Quelli con diploma di scuola superiore sono 285.000 e quelli con diploma di scuola elementare sono 204.000. 2.364.400 bulgari erano lavoratori dipendenti alla fine dell'anno scorso, comunica il NSI. In aziende pubbliche lavorava il 54% di tali dipendenti e in aziende private il 46%. Lavoravano invece per conto proprio 371.100 bulgari. Quasi la metà degli occupati lavora nel settore dei servizi e il 37% invece in quello dell'industria. Se si prendono per veri i dati della CIA secondo cui nel 2000 la popolazione della Bulgaria era di 7.796.694 persone, risulta che 2.735.500 persone che hanno un lavoro mantengono, oltre a se stessi, altri 5 milioni di persone. Ciò significa che ognuno di essi lavora per tre.

[Il giorno successivo, il quotidiano di Sofia "Sega" ha pubblicato un commento sullo stesso argomento, scritto da Krasimir Cigularov e intitolato "469.000: il numero della disperazione" - ne riportiamo qui sotto alcuni brani]

[...] Una tale situazione la si può avere solo in un'economia distrutta e che non funziona. E su uno sfondo simile, tutte le favole sui successi conseguiti, sulla crescita economica e sul balzo in avanti degli stipendi sono una perversione. Perché, così come è facile gonfiare i palloncini preelettorali [in Bulgaria il prossimo giugno ci saranno elezioni generali - N.d.T.] parlando delle prospettive luminose e facendo promesse di nuovi megaprogetti, è altrettanto facile che i palloncini così gonfiati scoppino. Quello che spaventa è che un numero sempre maggiore di specialisti dà ancora solo qualche mese di vita all'attuale ingannevole tranquillità in cui si trova la Bulgaria. È vero, nell'ultimo decennio abbiamo fatto l'abitudine all'altalena diabolica della transizione e del fallimento. Ma se ciò accadrà ancora una volta, sarà quasi impossibile venirne fuori. È paradossale, ma ancora una volta è la statistica nazionale che fa capire come, nel caso di un nuovo fallimento, la cosa più probabile è che rimarremo nella fossa. 469.200 persone hanno smesso di cercare lavoro, perché ritengono di non avere modo di trovarlo. [...]

Così, oggi 469.000 è il numero della disperazione. E della mancanza di qualsiasi prospettiva di un'esistenza dignitosa e onesta. E questo numero continuerà ad aumentare. Verrà ingrandito da persone giovani che hanno appena terminato la scuola o l'università', oppure escono dalla caserma. Attualmente sono circa 80.000 - in pratica molto di più degli allievi di un anno di corso delle nostre scuole superiori. Per la statistica, che anche questa volta afferma di applicare una metodica conforme alle pratiche internazionali, le cose sembrano facili. Lo stesso vale per il governo. Perché con questi calcoli, tanto più crescono gli "scoraggiati" tanto più diminuisce la disoccupazione. Come si usa dire: limpido, chiaro e tondo. Prendiamo atto del nuovo successo del programma del governo e fissiamo il nostro sguardo sul futuro splendente che ci attende. Allo stesso tempo, però, la disoccupazione cresce soprattutto per i licenziamenti. È una cosa scontata - le aziende cercano di sopravvivere nell'ambiente economico ostile del nostro paese e tagliano le spese liberandosi di personale. Questa tendenza andrà accentuandosi anche in futuro. 

Oltre a ciò, cominceranno presto a scoppiare anche le RMD ["società manageriali-operaie", come vengono chiamate le aziende privatizzate cedendo quote di controllo miste a lavoratori e manager. Sotto la facciata "democratica", si tratta in pratica di un meccanismo che permette alle oligarchie di governo di effettuare diversioni di fondi pubblici verso "tasche private" - N.d.T.], che hanno ottenuto per quattro soldi intere imprese, senza essere in grado di gestirle e svilupparle in maniera normale. E il numero dei disperati, che si renderanno conto di come da noi non vi sia una coerente applicazione delle conoscenze e delle capacità e che lo stato li tratta come inutile spazzatura, continuerà a crescere. La sottrazione di ogni sicurezza di sé e l'avvilimento della gente comune sono i due più grandi crimini compiuti durante la transizione bulgara. E per tali crimini, purtroppo, non pagheranno i veri colpevoli, bensì tutti gli altri - e questo per svariate generazioni.


Autore: Anelija Antova
Fonte: Sega
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est


Per approfondire: Notizie di Economia

Per approfondire: Speciale Elezioni 2001



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10.02.2001Commento [pietro]
UN MILIONE DI BULGARI DISOCCUPATI 07.02.2001 - Sofia

…..numerose fonti bulgare hanno ipotizzato che l'Occidente si stia preparando all'eventualità' di sostituire, per intero o in parte, i soldati del contingente KFOR in Kosovo con soldati provenienti da altri paesi più poveri, come la stessa Bulgaria o la Romania, il cui "inquinamento" o la cui uccisione in eventuali scontri sarebbe meno "imbarazzante".

L'INTERO STATO AL SERVIZIO DELLA NATO ...
leggi tutto
12.06.2001Commento [reynard]
non ho commenti su un popolo che dovrebbe imparare a farsi <Furbo)


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