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Bulgaro
     
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Continente di schiave

04.07.2000

Maria è una zingara bulgara di 20 anni venduta dai genitori quando ne aveva 17. Ha avuto diversi padroni, ed è solo una delle tante vittime di un giro d'affari intorno alle miserie umane che vede centinaia di migliaia di donne dell'est europeo sparire per venire avviate alla prostituzione forzata ogni anno, nei prosperi paesi occidentali. Il Consiglio d'Europa ha riunito esperti della polizia, dei governi e dei gruppi femministi il fine settimana scorso per studiare una strategia per arginare il traffico di esseri umani, che ha visto un'impennata nell'ultima decade.

Gli specialisti europei hanno discusso il caso di Maria. La ragazza è stata violentata da una banda criminale che l'ha comprata, picchiata - sotto i piedi e sui reni per non lasciare segni - minacciandola ogni giorno. Il suo passaporto e altri documenti di identità sono stati rubati. Le hanno detto che avrebbe dovuto lavorare per estinguere un debito spropositato - il prezzo del suo viaggio e dell'alloggio.

Era sorvegliata in modo talmente stretto che non sempre era sicura del paese in cui si trovava a lavorare. L'unica via di fuga per lei è stata la gravidanza, nascosta finché l'ha resa inutilizzabile per la banda che la costringeva a fare la puttana. E' tornata a casa in Bulgaria incinta di sei mesi, senza soldi e sotto shock. Poi ha dovuto affrontare un nuovo incubo.

Maria non riusciva a trovare lavoro né a chiedere sussidi perché non aveva mai lavorato in Bulgaria. Non era orfana né aveva diritto all'assistenza che le leggi bulgare prevedono per le ragazze madri. Non poteva nemmeno avere l'assistenza sanitaria, priva com'era di documenti di identità, ancora nelle mani dei suoi carcerieri. Per avere nuovi documenti avrebbe dovuto tornare là dove era stata venduta - prospettiva che la terrorizzava.

Maria ora è sotto protezione e terapia grazie a un programma finanziato dalla UE in Bulgaria, con la psicoterapista Nadia Kozhouharova, che dice che molte delle donne che sono state rapite o vendute soffrono di gravissimi disordini mentali post-traumatici. E paragona la situazione di queste donne a quella dei superstiti dei campi di concentramento: ogni giorno una lotta per la sopravvivenza.

Bulgaria, Romania, Moldavia, Ucraina e Albania sono le principali fonti della tratta delle donne costrette alla prostituzione. Alcune vengono rapite nei bar e nelle discoteche. La maggior parte viene allettata con false promesse di lavori normali, come ballerine, modelle o hostess. Ragazze ingenue appena uscite da scuola vengono adescate con offerte di improbabili guadagni favolosi e promesse di una vita di viaggi e bei vestiti.

Ma gli esperti del Consiglio d'Europa dicono che perfino le donne consapevoli di dover lavorare nell'industria del sesso non hanno idea della vita di vera e propria schiavitù che le aspetta. L'Italia, insieme alla Germania, può "vantare" il titolo di meta principale del traffico delle schiave. Si calcola che, solo a Roma, sette prostitute su 10 provengono dai paesi dell'Est europeo.


Fonte: Lettera 22




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