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Nadezhda Mihailova
Nadezhda Mihailova

La Bulgaria? Non Ŕ bulgara. Parola di Nadezhda Mihailova

23.10.2000

INTELLIGENTE E DETERMINATA, VA BENE. MA ANCHE BELLA. LA MINISTRO DEGLI ESTERI DI SOFIA È RIUSCITA A CAMBIARE L'IMMAGINE DEL SUO PAESE. CON UN'ABILITÀ DEGNA DELLE SUE AUTOREVOLI COLLEGHE.

Sono duri a morire, i luoghi comuni. Soprattutto se sono falsi, o quasi. I bulgari, per esempio, si sono fatti la fama d'essere servili, obbedienti fino alla piaggeria più vergognosa, ottusi, fannulloni, persino brutti. Smontiamo subito gli ultimi tre aggettivi, anche perché l'immagine del Paese balcanico, oggi, ha il fascino, l'eleganza, l'intelligenza e l'impegno di una trentottenne che da tre anni fa il ministro degli Esteri. Nadezhda Mihailova, nata sotto il segno del Leone, sposata con un uomo d'affari e madre di due figli, non è soltanto una donna dalla bellezza classica e dallo sguardo intenso e magnetico. Ha anche avuto il merito di farsi strada grazie a una solida cultura, a un puntiglio invidiabile, a un lavoro da manager di successo.

È lei, dicono, a suggerire al premier liberal-conservatore Ivan Kostov le iniziative internazionali da appoggiare. È importante, ama ripetere quella che è stata definita la ministra più bella d'Europa, è «non darsi mai per vinti. I risultati sono sempre figli della volontà». Di volontà il capo della diplomazia di Sofia ne ha da vendere. Nell'89, quando il regime comunista di Todor Zhivkov stava crollando, Nadezhda Mihailova era l'animatrice di un minuscolo partito radicale frequentato soprattutto da intellettuali. Nei precari uffici della neonata Unione delle Forze democratiche, che raccoglieva l'intero fronte anticomunista, era sempre presente. Fungeva da segretaria, organizzava interviste con ruspanti leader usciti dalla prigione ideologica della dittatura rossa, partecipava alle riunioni politiche, suggeriva idee propagandistiche. Per poi ritirarsi, la sera, a scrivere poesie e a tradurre quelle dei poeti occidentali più famosi. Quando le dissero che sarebbe stato il caso di fare un po' di esperienza oltreoceano, riuscì a vincere una borsa di studio e a partire per gli Stati Uniti.

Va bene che nella vita esiste la predestinazione, ma la grintosa Mihailova non ha voluto lasciare nulla al caso. Quando è tornata a Sofia, nel 1997, si è messa a fianco del candidato premier Ivan Kostov. Dopo la vittoria elettorale ha conquistato il ministero degli Esteri, e in pochi mesi la fiducia dei suoi omologhi stranieri. Il segretario di Stato americano Madeleine Albright l'ha spesso elogiata. Dell'ex premier russo Evghenji Primakov è amica personale. L'ex capo della diplomazia tedesca Klaus Kinkel una volta mandò a Sofia il suo aereo per offrire un passaggio alla bella e intelligente collega. Che, gradino dopo gradino, è anche diventata vicepresidente dei popolari europei.

Non si vede dunque la ragione per cui "bulgaro" debba rimanere un insulto. «Maggioranza bulgara», «atteggiamento bulgaro», «quello là è un bulgaro», «ma non fare il bulgaro» sono frasi che navigano sulle labbra di numerosi uomini politici italiani, e persino di qualche intellettuale che si ritiene cosmopolita. A Salonicco, nel nord della Grecia, non lontano dal confine con la Bulgaria, i tifosi locali si sono offesi perché, durante le partite di calcio o di basket, i sostenitori delle squadre ateniesi li apostrofavano con un irridente coretto: «Bulgari/bulgari». Questa pessima e immeritata fama, che oggi la Mihailova sta contribuendo a cancellare, è nata negli anni del regime comunista, quando Sofia era considerata il cagnolino più fedele di Mosca. Il presidente e segretario generale del partito, Todor Zhivkov, era così prono ai voleri del Cremlino che un giorno si spinse a dichiarare che il suo Paese sarebbe stato onorato di diventare una nuova provincia dell'Urss. Vergogna, si disse allora e si ripete anche oggi. Va però ricordato che quel furbacchione di Zhivkov, scomparso recentemente, era appunto più scaltro che servo. Aveva infatti capito che, per non irritare i suoi padroni comunisti, era opportuno dedicarsi alla poco nobile arte della ruffianeria, ottenendo in cambio che Mosca chiudesse un occhio, e magari tutti e due, sui traffici assai poco proletari ma molto remunerativi che s'intrecciavano a Sofia e dintorni. Paradossalmente, durante gli anni dei regime rosso, in Bulgaria si viveva meglio che negli altri Paesi comunisti: nei negozi c'era praticamente tutto il necessario, e il superfluo (compresi i beni di consumo dell'odiato Occidente) si poteva trovare nei meandri del florido mercato nero. Zhivkov, fra la sua gente, era molto più popolare dei suoi omologhi cecoslovacchi, romeni o ungheresi. E alla bella, colta e ribelle figlia Ludmila, poi scomparsa in circostanze poco chiare, aveva consentito di proteggere gli intellettuali più indocili nei confronti del regime. A cominciare dagli anticomunisti.

I bulgari sempre obbedienti? La storia dice di no. Anzi. La Bulgaria fu il solo Paese europeo che, pur avendo un governo filo-nazista, si oppose con un colpo di mano alla deportazione nei campi di concentramento di 48 mila ebrei, che già erano stati ammassati alla stazione ferroviaria. Il vicepresidente del Parlamento Dimitar Peshev, che non era certo un rivoluzionario ma un borghese amante della bella vita e delle comodità che soltanto l'acquiescenza può garantire, fece ciò che nessuno ebbe il coraggio di fare, nell'Europa di quegli anni. Avendo saputo da un amico ebreo che si stava procedendo alla deportazione (come ha raccontato, nel bel libro L'uomo che disse no ad Hitler, il saggista italiano Gabriele Nissim), riuscì a convocare il Parlamento e a far approvare il rifiuto alla deportazione, che il vertice del Paese aveva già accettato. Tutti gli ebrei bulgari si salvarono dall'Olocausto.

All'inizio degli anni Ottanta, la Bulgaria fu accusata di aver partecipato attivamente al complotto per uccidere Giovanni Paolo II, guidando la mano del killer turco Alì Agca, naturalmente su ordine di Mosca. Ma le indagini giudiziarie non hanno trovato alcuna prova della regia di Sofia. Lo stesso attentatore ha dichiarato che la pista che portava al cuore del regime bulgaro gli era stata suggerita in carcere da alcuni strani visitatori: i quali non appartenevano all'Est ma all'Ovest.

Oggi, nella libera Bulgaria che aspira a un posto nella Nato e nell'Unione europea, la Mihailova è diventata l'alfiere della riscossa. Anche contro i luoghi comuni. È una donna che parla poco e macina risultati. Mezzo mondo ha promesso a Sofia che presto potrà staccare il biglietto d'ingresso nell'Alleanza atlantica e nel club di Bruxelles ma, come la Mihailova sa bene, senza influenti sponsor non si va da nessuna parte. E così ha caldeggiato un significativo incontro a tre con Ismail Cem e George Papandreu, i suoi omologhi di Turchia e Grecia: Paesi con cui Sofia ha avuto rapporti non sempre facili. Ma Nadezhda Mihailova ha puntato sulla neoamicizia fra Atene e Ankara, e ha saputo sfruttare l'occasione. Strappando una promessa: saranno proprio gli ex nemici del suo Paese a tenere per mano la Bulgaria nel lungo cammino verso Nato e Unione europea. Ma chi non vorrebbe tenere per mano la signora dei Balcani?


Autore: Antonio Ferrari
Fonte: Corriere della Sera - Sette




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04.08.2004Commento [adkapp]
Vivi complimenti alla Signora Mihailova, oltre che per la sua non indifferente caratura professionale, per questo suo importante contributo teso a sfatare o contrastare un antipatico luogo comune che tuttora identifica quali "bulgari" personaggi o manifestazioni che poco hanno di positivo. Essendo sposato con una bulgara da molti anni, mi offendeva questo "aggettivo" liberamente attribuito in Italia a cose e situazioni malfatte o ridicole, aggettivo dispreggiativo che peraltr ...
leggi tutto
04.08.2004Commento [michele2]
La notizia mi sembra alquanto datata... comunque colgo l'occasione per ribadire ancora una volta che secondo me non sono questi i problemi (magari lo fossero!), di aggettivi di nazionalità usati in senso scherzoso o peggiorativo ne rigurgitano tutte le lingue e se dobbiamo dare importanza a queste quisquilie non la finiamo più...
28.12.2006Commento [adkapp]
complimenti michele2. Il solito pierino con il solito superfluo in quanto inutile commento critico.


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