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Kostunica: "Aprire una nuova era nei Balcani"

26.10.2000

"Aprire una nuova era tra Belgrado e gli altri paesi balcaniche": così il nuovo presidente della Jugoslavia, Vojislav Kostunica, ha esordito ieri nel primo vertice dei leader regionali dall'uscita di scena di Slobodan Milosevic che ha visto riuniti a Skopje, presidenti e capi di governo di Grecia, Turchia, Bulgaria, Romania, Albania, Macedonia, Bosnia, Jugoslavia e Croazia.

Mentre parlava, a Belgrado il presidente serbo Milan Milutinovic scioglieva il parlamento repubblicano e indiceva per il 23 dicembre elezioni in Serbia. Ma allo stesso tempo Kostunica ha lasciato intendere che il dialogo è un processo reciproco e che se la Jugoslavia è pronta a farsi carico delle proprie responsabilità, anche gli altri paesi dovono riconoscere il ruolo da loro giocato nella tragedia balcanica.

Tra le priorità del nuovo presidente jugoslavo c'è "il rientro della Jugoslavia negli organismi internazionali politici ed economici a partire dall'Onu" e la "ridefinizione dei rapporti con la repubblica del Montenegro", "Io intendo procedere alla riorganizzazione dello stato - ha affermato - a cambiamenti costituzionali, alla completa stabilizzazione della situazione in Kosovo sulla base della risoluzione Onu 1244". "I problemi della regione devono essere risolti con sangue freddo - ha sottolineato - e senza pregiudizi: con il dialogo politico e la collaborazione economica. L'Europa e il mondo ci possono aiutare molto ma non possono parlare a nome nostro".

Così sul Kosovo, dove tra 72 ore si svolgeranno elezioni amministrative, è stato più che chiaro chiedendo un rinvio del voto. "Qualcuno mi spieghi - ha detto rivolgendosi ai giornalisti - se in Kosovo la situazione è davvero così stabile da permettere le elezioni amministrative di sabato 28. Io non credo che le cose stiano così e in più sono scoraggiato ed amareggiato dal fatto che i non-albanesi di fatto non partecipano al voto. Per questo - ha concluso Kostunica - sarebbe meglio che fossero rinviate". Kostunica ha incontrato anche Richard Holbrooke che, in una dichiarazione pubblica, indirettamente gli ha risposto: per Holbrooke il Kosovo "è più tranquillo per i serbi dopo la caduta di Milosevic" - eppure ieri quando è arrivato a Pristina c'è stato un attacco armato contro l'unico quartiere con presenza serba della città; inoltre Holbrooke condanna il "boicottaggio serbo delle elezioni", ma dimentica che secondo l'Onu 240.000 non-albanesi sono stati cacciati nel terrore.

Alla mano tesa di Kostunica ci sono state anche reazioni dure e fredde. Rexhep Meidani, presidente dell'Albania che ha già riconosciuto l'indipendenza del Kosovo, ha addossato tutte le responsabilità della crisi nei Balcani al "regime criminale di Belgrado" e ha sollecitato il nuovo governo a consegnare Milosevic e i suoi fedelissimi al Tribunale dell'Aja. Sullo stesso tono il vice-premier croato, Goran Ganic che - dimentico del ruolo avuto dalla Croazia di Franjo Tudjman armata fino ai denti dalla Nato - ha indicato nel solo Milosevic "la principale fonte di instabilità".

Martedì Kostunica, in un'intervista alla Cbs, ha riconosciuto i crimini di Milosevic e, con gesto straordinario, se n'è assunta la responsabilità come serbo. Ma non ha mai parlato di "genocidio". E ieri sera un comunicato della presidenza jugoslava a firma del capo di gabinetto Ljiljana Nedeljkovic, ha smentito ogni riferimento alla parola "genocidio" denunciando come la versione distribuita dalla Cbs e data da alcune agenzie e giornali (capofila in Italia la Repubblica) abbia fortemente "nuociuto all'immagine del presidente Kostunica". Che non aveva parlato di genocidio è confermato dal fatto che Kostunica ha relativizzato i gravi crimini delle milizie paramilitari serbe e le responsabilità di Milosevic a quelle commesse contro i serbi "anche loro vittime di massacri e pulizia etnica" (alla fine di tante accuse solo ai serbi, in Jugoslavia i profughi da Krajina, Slavonie, Bosnia e Kosovo sono 1.200.000). All'ultimo vertice balcanico, a Creta nel 1997, aveva partecipato Milosevic ancora beniamino dell'Occidente per la sua "preziosa gestione" - disse la Albright - della pace di Dayton.


Autore: Tommaso Di Francesco
Fonte: Il Manifesto




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