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Anche a Sofia tira aria di rinnovamento

05.11.1989 - Sofia

Il prossimo Plenum del Cc del PC bulgaro si aprirà il 10 novembre sotto l’impressione della prima grande manifestazione popolare di contestazione nei confronti del regime comunista. Si può obiettare che le cinquemila persone che sono scese in piazza l’altro ieri a Sofia non fanno gran cifra, specie se si fa un confronto con le imponenti dimostrazioni dei tedesco-orientali nelle ultime settimane.

Tuttavia per un Paese come la Bulgaria, considerata dimessa provincia dell’impero sovietico (tutt’al più incaricata di bassi servizi di traffico d’armi o di sicariato), non sono poca cosa cinquemila persone che invocano glasnost e democrazia davanti al Palazzo di Governo: esse rappresentano una scossa tellurica per il regime di Todor Zhivkov, considerando lo stretto controllo e le repressioni che, finora, avevano impedito ai vari gruppi del dissenso (per lo più, sviluppatisi tra l’87 e quest’anno, per l’azione di minoranze coraggiose, ma esigue), di radicarsi. Zhivkov, 77 anni, è fra l’altro sotto shock per la recentissima cacciata del suo coetaneo Erich Honecker dalla guida del PC tedesco-orientale, finora considerato un sicuro baluardo contro il revisionismo. Ai vertici del PC sin dagli ultimi tempi staliniani, Zhivkov ne è divenuto segretario nel ‘54, un anno dopo la morte del despota georgiano. Da allora egli si è sempre adattato, con estrema flessibilità, ai diversi "padroni" di Mosca, da Kruscev a Brezhnev (di cui divenne amico), ad Andropov, a Cernenko: una continuità unica in tutto il blocco sovietico, che lo rende senza rivali per anzianità di servizio.

All’inizio di quest’anno Zhivkov aveva dichiarato di approvare la politica di Gorbaciov, ma di non volerla imitare pedissequamente, e di essere ostile a ogni ipotesi di pluralismo. Aveva aggiunto che sperava di dirigere il PC ancora per molto tempo. Abilissimo trasformista e illusionista, grazie a riforme di facciata e a ricorrenti epurazioni al vertice del partito-Stato (in questo ricorda il suo vicino Nicolae Ceausescu, cui lo lega la propensione per il nepotismo), Zhivkov è passato indenne attraverso tutte le stagioni del socialismo reale.

Nel giugno-luglio ‘88 egli epurò quei membri del Politburo e della Segreteria (Aleksandrov, Todorov, Michailov) e del Cc (Rusev) che avevano criticato i "ritardi" nell’applicazione delle linee di riforma decise al XIII Congresso del PC nel marzo ‘86: una perestrojka alla bulgara, solo sul terreno economico, senza alcuna concessione in materia di glasnost. C’è da ricordare che Rusev fu cacciato dal Cc per aver sostenuto quel movimento di difesa ambientale, che proprio in queste ultime settimane è divenuto (grazie allo svolgimento di una sessione sull’ecologia, a Sofia, della Csce) il protagonista delle manifestazioni di contestazione, passate dai 200 dimostranti della metà d’ottobre ai cinquemila di ieri, nonostante la repressione e gli arresti contro gli animatori di ekoglasnost e dell’associazione per i diritti dell’uomo, alla fine di ottobre. Appare chiaro, ora, il giuoco condotto da Zhivkov nel luglio ‘88: sbarazzarsi dei possibili rivali e aspiranti alla successione, facendo proprie, per svuotarle del loro contenuto più dirompente, alcune loro richieste. Nel luglio ‘88, infatti, Zhivkov varò una nuova tappa della sua "ristrutturazione", chiamata "concezione di luglio": avrebbe concesso alle aziende industriali autonomia e parziali sbocchi di mercato avrebbe autorizzato l’iniziativa privata (aziende con non più di dieci dipendenti) e ridotto il peso dei ministeri di settore e della burocrazia, compresa quella di partito.

Al tempo stesso, per guadagnare consenso popolare, ha svolto negli ultimi mesi una politica di persecuzione contro la minoranza dei bulgari turco-islamici (in 250mila - sul totale di 900mila - hanno abbandonato quest’anno il Paese, creando seri vuoti di manodopera nell’agricoltura e nelle costruzioni), con ben poco rispetto dei più elementari diritti umani e civili. Infine, nel discorso di fine ottobre, per annunciare il Plenum del Cc imminente, Zhivkov ha fatto un’improvvisa autocritica, denunciando i ritardi della perestrojka e impegnandosi a seguire meglio "la linea tracciata dal compagno Gorbaciov". Si è persino dichiarato disposto ad accettare non solo i movimenti ecologici, ma anche il pluralismo di "associazioni informali o formali portatrici di opinioni differenti e di posizioni alternative".

Si tratta, come si vede, di una tardiva autocritica da inveterato trasformista. Non è il solo all’Est: basta citare l’esempio di Krenz, che per ora non sta dando certo buoni frutti per il comunismo della RDT. L’onda del riformismo e della contestazione ha raggiunto anche Sofia, dove già si fa sentire la penuria dei generi alimentari (per eccesso dell’export e per le vecchie deficienze infrastrutturali). A niente sono valse le ottimistiche statiche governative che, per l’88, hanno parlato di un tasso di crescita del reddito nazionale superiore al 6%.

Anche la Bulgaria sta entrando nel vortice dei cambiamenti. È improbabile che Zhivkov possa tentare con successo l’ultima operazione trasformistica. È tempo, anche per lui, di andare in pensione.


Autore: Piero Sinatti
Fonte: Il Sole 24 Ore




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