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Anche a Sofia si cambia: fuori Zhivkov, leader è il riformista Mladenov

11.11.1989 - Sofia

La perestrojka sembra aver contagiato in modo profondo anche la Bulgaria, una delle ultime roccaforti dell'ortodossia a Est. A sorpresa, Todor Zhivkov, il leader dell'Europa orientale da più lungo tempo al potere (35 anni), si è dimesso ieri da capo del partito comunista bulgaro e al suo posto è stato nominato l'attuale ministro degli Esteri, Petar Mladenov, considerato un riformista moderato. Zhivkov, che ha 78 anni, lascia anche le cariche di presidente della Repubblica, rivestita dal '71, e di membro del Politburo. Il presidente sovietico Mikhail Gorbaciov ha già inviato un messaggio di felicitazioni al nuovo leader.

L'annuncio di Zhivkov e la sua sostituzione sono avvenuti nel corso di una riunione del comitato centrale del partito apertasi ieri a Sofia in preparazione del 14° congresso, che dovrebbe tenersi nel novembre '90. Lo ha precisato un breve comunicato dell'agenzia di stampa ufficiale (Bta), nel quale si legge anche che il comitato centrale ha ringraziato l'anziano leader per il suo "lungo e disinteressato servizio al partito e al popolo".

A Sofia negli ultimi tempi già tirava aria di rinnovamento e la manifestazione popolare di sabato scorso ne è una prova evidente: 5 mila persone erano scese in piazza per contestare il regime e invocare glasnost e democrazia. Lo stesso Zhivkov, in più occasioni, aveva dichiarato di approvare la perestrojka di Mikhail Gorbaciov, anche se aveva fatto capire di non volerla imitare fedelmente e di essere ostile ad aperture pluralistiche. Nel luglio '88 aveva anche varato una tappa decisiva della "ristrutturazione" economica, concedendo alle imprese industriali autonomia e parziali sbocchi di mercato e autorizzando l'iniziativa privata.

Agli osservatori politici i suoi discorsi erano però apparsi come una tardiva autocritica o, meglio, come un tentativo di restare in sella liberandosi dei nemici e appropriandosi delle loro proposte, per poi "svuotarle". L'anno scorso aveva epurato dal Politburo e dalla segreteria del partito numerosi esponenti gorbacioviani: Aleksandrov, Todorov e Michailov; dal Comitato centrale era stato estromesso Rusev.

C'era dunque aria di rinnovamento, ma l'avvicendamento di Zhivkov con Mladenov è giunto inaspettato. La sessione del plenum del PC si era infatti aperta all'insegna dell'incertezza e di voci circa un possibile rimpasto al vertice, ma alla vigilia veniva data per imminente la destituzione proprio di Petar Mladenov (che è uno dei dieci membri dell'ufficio politico), che ultimamente sembrava essere in disgrazia: il ministro degli Esteri non aveva partecipato di recente alla prima tornata di colloqui con la Turchia, che ha come obiettivo quello di dare soluzione al problema della minoranza turca della Bulgaria.

Lo stesso Mladenov di recente aveva irritato l'"ala dura" del PC premendo in favore dello svolgimento a Sofia di una conferenza internazionale durante la quale i gruppi indipendenti avrebbero potuto pubblicamente avanzare rivendicazioni riformistiche dei paesi ad economia di Stato.


Fonte: Il Sole 24 Ore




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