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L'Unione democratica pronta a celebrare il suo ritorno al potere

19.04.1997 - Sofia

Lo hanno tirato giù dalla poltrona, non proprio soffice, di sindaco di Sofia per offrirgliene un'altra, importante ma ancor più scomoda. Come un precettato, Stefan Sofianski si è trovato cucito addosso l'abito del temporaneo premier di un Paese a pezzi.

Aveva il compito di dispensare una dolorosissima chemioterapia economica. Micidiale, ma necessaria per estirpare il male che ha portato la Bulgaria a un passo dal baratro. Ora però questo quarantaseienne che in poco più di due mesi ha fatto miracoli si ritira con un ottimistico testamento. Mi dice: "Ancora sei mesi di sofferenza e poi, se saremo rigorosi, ce la potremo fare. In autunno staremo meglio".

É il messaggio, inviato agli elettori che oggi vanno a votare, del premier che ha saputo convincere il Fondo monetario a concedere prestiti vitali; che è riuscito a firmare un accordo con Mosca per il passaggio del gas russo in Bulgaria: i socialisti non ne erano stati capaci; che ora torna, come Cincinnato, al suo ufficio di sindaco con la convinzione di aver fatto più del possibile: la gente non ha soldi, ma l'inflazione è precipitata (dal 300 per cento è scesa al 13), il dollaro non galoppa più. Certo, i prezzi dei generi primari fanno paura ma, come dice Sofianski, "da oggi in poi possono solo scendere".

E allora, coraggio. Oggi si vota il ribaltone. In pensione i socialisti, che vinsero le scorse elezioni. Sugli altari l'Unione delle forze democratiche, il polo di centro - destra che stasera festeggerà. è l'unico dato sicuro, ma è anche il dato che molti temono perché i nuovi sono assetati di rivincite. Il loro capo e neopremier Ivan Kostov, che un tempo faceva il professore di economia, è un duro. Uno che in poco tempo ha trasformato, con impietose rasoiate, una costellazione di partitucoli in una forza ben compatta, pronto a emarginare i liberali dell'ex presidente Zelho Zhelev, e i compagni di strada che potevano fargli ombra.

Kostov cammina a testa alta, impartisce laiche e distaccate benedizioni, pretende obbedienza.

Quello che poteva presentargli il conto, e cioè Ahmed Dogan, capo del partito turco - bulgaro, che ha deciso di mettersi in proprio, di correre a Madrid per ottenere il sostegno del re in esilio, e che guida l'Unione per la salvezza nazionale, è scivolato proprio l'altroieri in una trappola. Il governo provvisorio (composto, in maggioranza, da esponenti del partito che vincerà le elezioni), nella sua guerra contro la criminalità ha acciuffato un ricco malvivente di nazionalità turca, Erdgan Rachid, detto "Roco", che aveva in casa armi e 500.000 marchi falsi. Banconote che, secondo la versione del malvivente (ce lo ha rivelato lo stesso primo ministro), gli servivano "per tappezzare le pareti di casa".

Rachid è un benefattore di Dogan, che ora denuncia un complotto pre elettorale. Non ha tutti i torti. Nessuno può discutere le prove raccolte contro il turco, ma di boss come Rashid, in Bulgaria, ce ne sono almeno altri 15, e i tempi della cattura dell'unico obiettivo si prestano a qualche sospetto.

Niente comunque impedirà a Dogan di superare la barriera del 4 per cento e di entrare in Parlamento, perché non soltanto la maggioranza dei musulmani voterà per lui, ma voteranno per lui, dalla vicina Turchia, anche gli emigrati, convinti a sostenerlo da un appello di Erbakan, il leader islamico del governo di Ankara.

Il Partito socialista, pur contando sul sostegno immarcescibile dei fedelissimi, si avvia a subire una delle sconfitte più brucianti della sua storia. La campagna elettorale degli ex comunisti è stata silenziosa e rassegnata. Ben più rumorosi per contro, in questa vigilia dove tutto pare già scritto, sono i dirigenti di "Eurosinistra", un gruppo uscito da una costola socialista per mettersi in proprio ed evitare d'essere coinvolto
nel naufragio.

L'ultimo partito che può trovare la porta dell'Assemblea nazionale (gli altri raccoglieranno le briciole) è il blocco del Business Bulgaro, un gruppo centrista guidato da quel guascone di George Gantchev, sul quale si sono concentrati, nel corso della campagna elettorale, gli attacchi dei moderati dell'Unione delle forze democratiche, che evidentemente non amano fastidiosi concorrenti nel fronte che si oppone alle sinistre.

Nella corsa al nuovo, si dice che anche la criminalità, in una situazione economica che potrebbe stabilizzarsi in tempi ragionevolmente brevi, verrebbe sconfitta. "Togliamo acqua agli speculatori e ai corrotti e il mondo della malavita si prosciugherà", dice il premier uscente Sofianski. Ma da che mondo è mondo l'illegalità si aggrappa, come può, al carro del vincitore.

Con limpida convinzione, il ministro dell'Interno Bogomil Bonev, che quasi sicuramente verrà riconfermato, ha lanciato la sua campagna contro i criminali. Ha bloccato centinaia di auto di lusso, chiedendo ai proprietari di dimostrarne la provenienza. Ha promosso indagini sui casi più evidenti di arricchimenti sospetti.

Sforzo lodevole, ma lo stesso ministro ammette che le prime resistenze affiorano dal suo stesso ministero. Questa è la realtà. E allora: buon voto e buona fortuna.


Autore: Antonio Ferrari
Fonte: Corriere della Sera




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