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Dopo anni di stagnazione, nuovi progetti per rilanciare la crescita

17.12.1998 - Sofia

Sofia scommette sulle privatizzazioni Advisor internazionali gestiscono le aste
A Finlombarda affidata la vendita di quattro aziende della chimica



Un Paese sull'orlo del fallimento, in grave ritardo rispetto agli altri ex di oltrecortina sulla strada della rinascita. Era questo il desolante spettacolo offerto dalla Bulgaria, fino a due anni fa.

Adesso non si può dire che il Paese balcanico sia diventato improvvisamente una nuova Svizzera. Ma una cosa è certa: la situazione è decisamente migliorata, gli investitori stranieri hanno cominciato ad arrivare anche a Sofia. E perfino le privatizzazioni, ufficialmente avviate nel '93, ma per anni andate avanti in modo ridicolo, sono decollate.

Certo, è bene frenare subito i facili entusiasmi: qualche settimana fa la Bers, nel suo rapporto annuo sulle economie in transizione dell'Europa dell'Est, ha ricordato come in Bulgaria “le privatizzazioni stiano accelerando dopo anni di ritardi... anche se il numero crescente di operazioni interne (ndr., management-buy-out e privatizzazioni di massa) fa sorgere qualche dubbio”. Non solo: come segnalano all'ufficio di Sofia dell’ICE, il nostro Istituto nazionale per il Commercio estero, non sempre è possibile per chi compra, investitore straniero compreso, diventare proprietario dell'azienda nel vero senso del termine. Ad esempio, quando il 20% dell'azionariato della società è destinato ai dipendenti che vi lavorano (o a chi è andato in pensione da meno di cinque anni) e il 30% è riservato di diritto allo Stato, è molto difficile per l'acquirente controllare il fatidico 51% del capitale, necessario per decidere davvero.

Fatte queste dovute premesse, da due anni a questa parte (e in particolare dalle elezioni politiche dell'aprile '97) a Sofia sono cambiate molte cose: la Bulgaria può ormai vantare un saldo positivo della bilancia dei pagamenti, tassi di inflazione e di disoccupazione sui livelli di alcuni Paesi comunitari, Pil in crescita (è previsto un più 3,5% nel '98), investimenti esteri che nei primi nove mesi di quest'anno hanno totalizzato 302 milioni di dollari (in crescita del 120% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). E ritornando alle privatizzazioni, nel '97 hanno raggiunto quota 572 milioni di dollari (al cambio attuale 935 miliardi di lire), contro i 185 dell'anno precedente, mentre già nei primi otto mesi del '98 le operazioni ammontano a 367 milioni di dollari.

E, sebbene a velocità moderata, le privatizzazioni procedono. “L'anno scorso, con l'aiuto dei finanziamenti di Phare, la Bulgaria ha dato una serie di incarichi ad adviser internazionali, per la privatizzazione di blocchi di imprese - osserva Francesco Cattaneo, direttore generale di Finlombarda -. Queste operazioni si stanno concludendo in queste settimane, ma nel frattempo Sofia ha varato un secondo gruppo di operazioni simili”. Sono quelle elencate a fianco e comprendono privatizzazioni nei settori più diversi, dalla meccanica all'elettronica, compresa addirittura una lunga lista di alberghi.
Tra gli adviser coinvolti questa volta c'è anche Finlombarda, alla quale sono state affidate quattro aziende del settore chimico. Più in particolare due sono attive nel campo della plastica, due in quello degli articoli in gomma.
“Al pari dei nostri "colleghi", stiamo raccogliendo le lettere d'intenti entro la fine dell'anno, per valutare l'interesse per
queste realtà imprenditoriali - continua Cattaneo -. Poi procederemo con un vero e proprio bando di gara, che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale bulgara. Le procedure per la privatizzazione delle nostre imprese e di quelle degli altri settori si concluderanno entro giugno prossimo”. Proprio le aziende affidate a Finlombarda sono un buon esempio delle possibilità offerte dalle privatizzazioni bulgare.

Una società ha circa 1.500 dipendenti (la Kauchuk), le altre tre invece sono di dimensioni medie, con personale compreso fra 290 e 630 unità. Insomma, le privatizzazioni bulgare non interessano solo grandi multinazionali, come la belga Solvay o la coreana Hyundai, che hanno partecipato alla "partita" l'anno scorso. Ma offrono anche tagli più piccoli, accessibili per le nostre Pmi, finora abbastanza rare da queste parti: la classifica degli investitori stranieri vede
i tedeschi in testa e gli italiani solo al ventesimo posto, fra cechi e svedesi.

“Il Paese è diventato stabile e da quando ha agganciato la propria valuta al marco, nel luglio '97, presenta pochi rischi finanziari per eventuali investimenti produttivi, sottolinea Cinto Macario, consulente italiano che ha curato la privatizzazione di un'azienda tessile bulgara. La manodopera è a buon mercato e proprio nel settore dell'abbigliamento e della maglieria si sta sviluppando un'interessante attività”. Il sistema è quello comune a tante altre realtà, basato sul contoterzismo: dall'Italia arrivano le materie prime e i componenti che vengono lavorati sul posto e poi rispediti nel nostro Paese. Prima ancora che in Bulgaria, quest'attività si è sviluppata molto nella vicina Romania. “Qui un operaio prende al lordo l'equivalente di 2.800 marchi all'anno - conclude Macario - mentre in Bulgaria di arriva a quota 3.500-3.600. In questo Paese, però, la produttività è superiore”. Oltre al tessile, altri settori ben sviluppati sono la meccanica, la chimica, la lavorazione del legno. Oltre a un agroalimentare che, dal vino allo yogurt, offre non poche possibilità.

Per informazioni generali:
Privatisation Agency, 29
Aksakov Street, 1000 Sofia
(Bulgaria). Telefono
00-359-2-9808275, fax 9811307.
E-mail: bgpriv@online.bg
http://www.privatisation.online.bg


Autore: Leonardo Martinelli
Fonte: Il Sole 24 Ore


Per approfondire: Notizie di Economia



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