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Bulgaria, ridotti i dazi all'import

23.12.1999 - Sofia

Buone notizie per le imprese italiane che operano con la Bulgaria: dal 1^ gennaio 2000 verranno ridotti di circa l'1,39% i dazi all'importazione. La diminuzione rientra nell'ambito di una serie di impegni assunti in sede internazionale dal governo bulgaro con il Fondo monetario internazionale e il Wto.

Attuata tale riduzione, le tasse che gravano sulle importazioni dovrebbero assestarsi intorno al 13,81 per cento. Per i prodotti agricoli invece il dazio sarà fissato al 23,98%, contro l'attuale 24,61 per cento. Sui prodotti industriali la percentuale scenderà al 10,99 per cento. Altra sostanziale diminuzione riguarderà le sigarette che passeranno dall'attuale 66% al 52 per cento.
Con questi incentivi la Bulgaria, oltre che avvicinarsi all'Unione europea, ripropone sulla scena internazionale alcuni spunti di interesse per gli investitori esteri. Infatti, nel recente passato la "legge sugli investimenti stranieri" era stata oggetto di modifiche in senso decisamente restrittivo a causa di alcune obiezioni sollevate dal Fondo monetario internazionale.

Le agevolazioni riguardano attualmente soltanto gli investitori superiori ai 5 milioni di dollari Usa e l'esenzione dell'imposta sull'utile per i produttori agricoli.

Per quanto concerne, invece, l'imposta sul valore aggiunto l'aliquota ordinaria applicata è del 20% mentre sono considerate esenti Iva:
1) le operazioni di importazione temporanea e di riesportazione;
2) le operazioni di esportazione di beni;
3) il trasferimento del diritto di proprietà su terreni;
4) i servizi finanziari e di assicurazione.

A beneficio delle imprese italiane che operano in Bulgaria, o che intendono farlo in futuro, si ricorda che dal 10 giugno 1991 è in vigore una Convenzione, tra il nostro Stato e quello bulgaro, intesa a evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e prevenire le evasioni fiscali (ratificata in Italia con legge 29 novembre 1990, n. 389). La Convenzione, più in particolare, da parte bulgara riguarda: l'imposta sul reddito totale, l'imposta sui celibi, sui vedovi, i divorziati e le coppie senza figli, l'imposta sugli utili e quella sui fabbricati.
Per quanto concerne il pagamento di dividendi, interessi e canoni, la Convenzione prevede rispettivamente:
1) dividendi: si applica la regola fondamentale dell'imponibilità nello Stato di residenza del percipiente, ma, a differenza di quanto previsto in sede Ocse nel modello convenzionale, la ritenuta alla fonte comunque applicabile nello Stato in cui risiede la società erogatrice non può eccedere il 10%, in tutti i casi in cui la persona fisica o giuridica che percepisce i dividendi ne è l'effettivo beneficiario;
2) interessi: sono imponibili soltanto nello Stato di residenza di chi percepisce gli interessi se questi è l'effettivo beneficiario; per interessi si intendono i redditi dei titoli del debito pubblico, delle obbligazioni di prestiti garantite o non da ipoteca e portanti, o meno, una clausola di partecipazione agli utili, e dei crediti di qualsiasi natura nonché ogni altro provento assimilabile ai redditi di somme date a prestito in base alla legislazione fiscale dello Stato da cui i redditi provengono;
3) canoni: oltre alla possibilità di rendere imponibili i canoni o royalties nello Stato di residenza di chi percepisce gli interessi, viene prevista la possibilità di un'ulteriore tassazione nello Stato contraente dal quale le royalties provengono e in conformità alla legislazione di detto Stato, purché l'imposta così applicata non ecceda il 5 per cento.
Si ricorda, infine, che nel caso in cui una società residente in Italia percepisca redditi per effetto della sua partecipazione in un cosiddetta "società mista" (di cui al decreto n. 535/80 del Consiglio di Stato della Repubblica di Bulgaria) si considera, ai fini del calcolo dell'imposta italiana, che l'imposta pagata in Bulgaria, su detti redditi, sia pari al 36 per cento.


Fonte: Il Sole 24 Ore




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