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L'alternativa al corridoio n. 8

15.07.2000 - Sofia

Turchia e Grecia hanno raggiunto un accordo per collegare le rispettive reti di gasdotti e per la costruzione di nuovi tracciati di tubature che trasporteranno petrolio e gas dalla regione caspica in Europa. Il 7 luglio, a Bruxelles, i due paesi e la Commissione Europea hanno firmato un accordo per la creazione di un gruppo di cooperazione per il trasporto di risorse energetiche dall'Asia Centrale in Europa nell'ambito di INOGATE. L'INOGATE (Trasporto Internazionale di Petrolio e Metano in Europa) è il programma per la collaborazione tecnica presso l'UE che ha come compito quello di integrare i collegamenti di trasporto degli idrocarburi tra il Caucaso, l'Asia Centrale, l'Europa Centrale e Orientale.

Il gruppo di lavoro preparerà entro la fine di quest'anno un piano tecnico mirato al collegamento reciproco dei sistemi di gasdotti, che verrà proposto agli investitori privati. Tale progetto, tuttavia, fa parte di un piano più ampio di collaborazione tra la Turchia e la Grecia nel campo dell'energetica. L'obiettivo finale è quello dell'integrazione delle reti di trasporto regionali nell'ambito di progetti di investimento più ampi, che dovranno essere avviati entro il 2002. Secondo alcuni osservatori, già durante l'anno prossimo attraverso la Turchia scorreranno significativi volumi di metano dall'Iran, dalla Russia e dall'Azerbaigian, che saranno superiori al fabbisogno del paese.

A CHE PUNTO SI TROVA LA BULGARIA
Da noi [in Bulgaria] tutti i governi, finora, per ottenere un nostro inserimento nei progetti transnazionali, hanno puntato esclusivamente sui vantaggi costituiti dalla nostra posizione geografica e sulla convinzione di poterli trasformare in introiti. La tesi è la seguente: la Bulgaria si trova al centro dei Balcani e tutte le rotte stradali passano attraverso di essa, vale a dire che le principali vie di comunicazione per il trasporto e le risorse energetiche non possono aggirarci. È tuttavia evidente, negli ultimi tempi, che la Bulgaria, pur continuando a essere al centro della regione, comincia ad assumere l'aspetto di un'isola, che viene aggirata dai progetti di effettiva importanza.

Mentre i progetti per il transito di oleodotti attraverso il nostro territorio continuano a rimanere solo al livello di idea, l'Azerbaigian e la Turchia hanno firmato un accordo per l'oleodotto Baku-Geyhan. Per quanto riguarda la Grecia, invece, non siamo riusciti a risolvere la disputa per la percentuale di partecipazione dello stato bulgaro nella società "Transbalkanpipeline", che avrebbe dovuto costruire l'oleodotto Burgas-Aleksandroupolis. La verità è che la Grecia non accetta la nostra posizione di una partecipazione equa (al 25%) dello stato greco e di quello bulgaro al progetto e vuole che nella società entrino aziende private in grado di garantire il finanziamento del progetto.

Il progetto per l'oleodotto Burgas-Valona è anch'esso in ritardo per colpa nostra. L'accordo si è insabbiato da qualche parte tra il Ministero per lo sviluppo regionale e l'edilizia e gli altri enti competenti, con i quali deve essere messo a punto.

I NOSTRI CALCOLI PER UN CENTRO ENERGETICO DEI BALCANI SONO ERRATI

Finora si contava sul fatto che l'oleodotto dal Turkmenistan attraverso l'Iran e la Turchia verso l'Europa sarebbe passato attraverso la Bulgaria. Tale progetto, e l'attuale posizione monopolistica del nostro paese nel transito del gas russo verso i paesi confinanti, ha alimentato piani ambiziosi per la trasformazione di Sofia nel centro energetico dei Balcani. Il nuovo progetto di collegamento del sistema di gasdotti turco con quello greco tuttavia altera il quadro generale. Alla costruzione di un gasdotto di transito partecipa la società nazionale del gas italiana ENI in partnership con la russa Gazprom. Il gigante russo del gas ha già dichiarato l'intenzione di continuare a conservare la propria posizione di principale fornitore di gas alla Turchia, dividendo le forniture lungo tre flussi: attraverso la Bulgaria, tramite il progetto "Flusso azzurro" e come operatore nel gasdotto turkmeno in partnership con la ENI. Con il collegamento dei sistemi di gasdotti la Grecia potrà ricevere gas direttamente dalla Turchia, e di conseguenza il transito attraverso il territorio bulgaro verrà limitato.

La Gazprom controlla il 51% della società greca Prometeusgas, che sta costruendo la rete di gasdotti in Grecia. La ENI possiede anch'essa degli interessi in Grecia: la sua affiliata Italgas ha di recente vinto la gara per la costruzione di un terminal per l'esportazione del gas a Kavala. Recentemente la Grecia ha annunciato che è in corso lo studio, insieme all'Italia, della possibilità di costruire un gasdotto sotto il Mare Adriatico fino all'Italia (tra i porti di Igoumenitza e Taranto) per la fornitura di gas dalla Grecia. Tale progetto diminuirà significativamente il ruolo della Bulgaria nel transito e nella distribuzione dei flussi di gas nella regione. La Grecia e la Turchia, invece, diventeranno il principale asse per la fornitura del gas della regione caspica e della Russia in Italia e in Europa. Anche la Macedonia e l'Albania potranno rifornirsi direttamente dalla Grecia e non dalla Bulgaria.Le forniture di gas destinate alla Turchia crescono soprattutto in conseguenza della costruzione di nuove centrali elettriche a gas. "A un dato momento ci troveremo completamente accerchiati da centrali a gas e la Bulgaria dovrà abbandonare l'ambizione di rimanere il principale produttore ed esportatore di elettricità della regione", commentano i nostri esperti di energetica.

LA "VIA EGNATIA" PUÒ ELIMINARE IL CORRIDOIO N. 8
È noto da lungo tempo che l'arteria di trasporto greca "Via Egnatia" è un serio concorrente del corridoio transeuropeo n. 8. Dopo il disgelo nelle relazioni tra i nostri vicini meridionali, le chance del corridoio di trasporto greco sono notevolmente aumentate. In Turchia la "Via Egnatia" trova un'uscita nel Mar Nero e da lì anche verso la Georgia e l'Asia Centrale. In Grecia essa termina sul litorale adriatico a Igoumenitza, da dove partono i ferry-boat per l'Italia. È vero che l'UE dà il proprio sostegno al progetto del Corridoio n. 8. Tuttavia, allo stesso tempo, negli ultimi anni la Grecia ha spinto per la "Via Egnatia", i cui finanziamenti provengono in massima misura dalla stessa UE. È prevista anche la ricostruzione della linea ferroviaria Istanbul-Salonicco, che si svilupperà come ulteriore elemento della "Via Egnatia". Il Corridio n. 8 per ora rimane ancora allo stadio esplorativo. La mancanza di un'infrastruttura stradale adeguata e il difficile terreno dell'Albania renderanno più costosa la costruzione del Corridoio e la rallenteranno. La Macedonia, da parte sua, ha problemi a garantire gli investimenti. La scorsa settimana il giornale "Nova Makedonija" ha annunciato che la società francese Sisitra ha rifiutato di stanziare fondi per portare a termine la costruzione della linea ferroviaria che mette in comunicazione con la Bulgaria. È evidente che, vista tale situazione, la "Via Egnatia" sarà pronta molto prima di quando cominceranno i lavori effettivi per il Corridoio n. 8.

La "Via Egnatia" attirerà il trasporto pesante su strada dalla Turchia entro 1-2 anni, prevedono i consulenti. L'associazione degli spedizioneri turchi organizza già ora il trasporto dei TIR con ferry-boat attraverso la Grecia fino a Trieste. In una tale situazione, gli investitori esteri rifletteranno molto bene prima di investire i propri soldi nel Corridoio n. 8, visto che il flusso principale del traffico è già indirizzato attraverso la Turchia, la Grecia e l'Italia. La verità è che i progetti in Bulgaria, Macedonia e Albania non attirano l'interesse degli investitori, tra le altre cose anche per le previsioni incerte relative al traffico, la politica energetica inconcludente e poco chiara e il cattivo ambiente d'investimento, ammettono in via non ufficiale consulenti bulgari e di altri paesi. Per tutti questi motivi, anche il progetto per il secondo ponte sul Danubio, lanciato dal governo bulgaro e sostenuto calorosamente dal Patto di Stabilità, non sta attirando come investitori aziende private, e verrà invece costruito con crediti garantiti dallo stato bulgaro. Contemporaneamente, il nuovo contesto politico in Grecia e in Turchia crea un ambiente d'investimento più favorevole e rappresenta una buon presupposto per attirare capitali esteri.

(titolo di "Notizie Est")


Autore: Galina Aleksandrova
Fonte: Kapital
Traduzione: Andrea Ferrario - Notizie Est


Per approfondire: Notizie di Economia



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